urbanistica

Rigenerazione edilizia, riuso e green fulcro della nuova Prato

di Evelina Marchesini

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5' di lettura

Prato fa un balzo in avanti sul fronte della progettazione urbanistica delle città, mettendo al centro l'ambiente e la qualità di vita dei cittadini. La città di Prato ha appena annunciato l’adozione del suo nuovo Piano Operativo, un progetto guidato da una visione che apre la città all’Europa, con un testo che unisce i temi di salute pubblica, ambiente e infrastrutture al riuso e al recupero del costruito, tenendo ben presenti le trasformazioni sociali, climatiche e urbanistiche del futuro.

Città verde e aperta
Il Piano Operativo è stato redatto da un gruppo di lavoro interno al Comune, ma sono state chiamate a collaborare due eccellenze della “rivoluzione verde”, Stefano Mancuso e Stefano Boeri, che, raccolto il programma guidato dall’assessore all’Urbanistica Valerio Barberis, hanno fatto di Prato un caso di studio, che parla di censimenti verdi e forestazioni urbane. Il che, se a livello di grandi città europee non è una novità, in Italia pone la città toscana all’avanguardia. Il Piano Operativo appena adottato promette di trasformare Prato in una città verde, europea e aperta, con strumenti pratici che integrano il sistema della natura e quello del costruito, tendendo al del consumo di suolo attraverso l’incentivazione di strategie per il recupero e il riuso del costruito esistente.

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Cittadini coinvolti
Il processo era iniziato già nel 2015 con una serie di iniziative, volte tra l’altro a coinvolgere cittadini, architetti e investitori nella definizione delle strategie da seguire con “Prato al futuro”, un programma di coinvolgimento per ascoltare e condividere le scelte strategiche dell'amministrazione, con appuntamenti pubblici che hanno portato architetti e tecnici della progettazione, investitori e portatori di interesse, amministratori ed esperti provenienti da diverse realtà italiane ed europee a incontrarsi in città e a riflettere sulle direttrici che hanno poi ispirato il Piano Operativo.

Riforestazione urbana
Oggi Prato mette in campo, tra le prime città al mondo, un progetto di forestazione urbana, coaudiuvata da due “nomi” della “rivoluzione ambientale”, il neurobiologo Stefano Mancuso e l'architetto Stefano Boeri. Per Mancuso, se è vero che sono gli abitanti a modellare le città, è altresì vero che la qualità degli spazi pubblici ne influenza la vita: «Una comunità che destina porzioni significative di città alle piante è una comunità colta e civile: riqualificare con le piante è lo strumento più efficace per il miglioramento della qualità ambientale e sociale», afferma Mancuso. Per sottolineare il ruolo insostituibile e gli effetti concreti di questa scelta sul clima urbano, Mancuso ha fatto di Prato un caso di studio, lavorando con il suo team per censire il patrimonio arboreo della città, usando le piante come sensori urbani e quantificare così i benefici che la città ne trarrà oggi e nei prossimi anni.

In maniera complementare, Stefano Boeri ha prodotto un Action Plan per la Forestazione urbana di Prato, con l'obiettivo di poter contare un albero per ogni abitante della città: «Introdurre il concetto di forestazione urbana – si legge nel Piano – significa rinnovare la capacità attrattiva della città non solo per i nuovi abitanti ma anche per le imprese innovative che lavorano nel campo della sostenibilità».

I dati delle città
Nel 2009 la popolazione urbana mondiale ha superato per la prima volta quella rurale. Questo è un fenomeno considerato “stabile”, ovvero destinato a continuare in modo costante nel futuro: le stime sono che nel 2030 il 60% della popolazione mondiale vivrà nelle città. L'Europa è una delle aree più urbanizzate al mondo: oggi più del 70% dei cittadini europei vive in aree urbane e gli studi delle Nazioni Unite stimano che la percentuale salirà all'80% entro il 2050. Le città sono luoghi attrattivi per le opportunità che aprono da un punto di vista delle interazioni sociali, culturali, di studio, di lavoro. Ma sono anche il luogo in cui già oggi si consumano il 75% delle risorse naturali e sono responsabili del 70% delle emissioni globali di CO2.

I riferimenti internazionali
A livello internazionale il documento di riferimento per lo sviluppo del pianeta è l'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, ossia un programma d'azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 da 193 Paesi membri dell'Onu, contenente i 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile. A livello europeo, con il Patto di Amsterdam del maggio 2016, si è istituita l'Agenda urbana per l'Unione Europea, che riconosce in modo definitivo il ruolo centrale delle aree urbane nello sviluppo sociale, culturale ed economico del futuro del continente, ponendole al centro delle politiche del prossimo settennato e individua 12 temi fondamentali di sviluppo a cui si sono recentemente aggiunti due ulteriori temi.

«Nel contesto dell'Agenda urbana dell'Ue, le città italiane potranno giocare un ruolo di protagonismo se sapranno accettare la sfida culturale e politica che si pone di fronte – continua Barberis –. C'è una competizione in corso a livello internazionale fatta di innovazione, ricerca, capacità di attrazione degli invesmenti, miglioramento delle caratteristiche ambientali, di resilienza, di inclusione sociale, e le città sono e saranno i luoghi di questa competizione».

Le aree coinvolte
Tra le aree più interessate dal Piano, l’asse della Declassata, delineato come boulevard metropolitano lungo il quale insediare funzioni pubbliche e private di livello sovra-locale a servizio dell'innovazione della manifattura della Toscana; il Centro Pecci e la previsione di un hub dell'innovazione nell'ex area Banci; la promozione del Macrolotto Zero come distretto creativo, un quartiere nel quale incentivare le forme innovative di riuso dell'edilizia industriale storica esistente per l'insediamento di nuove funzioni e attrarre e fornire servizi ai comparti economici della creavità presenti nell'area : tessile, moda, Ict, audio visivo, design. Accanto a queste, il Piano sviluppa una strategia complessiva per il centro storico e le mura, che prevede, da una parte, di riportare la frequentazione del centro antico nelle abitudini quotidiane dei pratesi, dall'altra, la sua valorizzazione in chiave storico-testimoniale e artistica.

Il Piano progetta un sistema continuo verde che è finalizzato a migliorare la qualità dello spazio pubblico in modo da promuovere gli stili di vita sani all'aperto per i cittadini, così come stabilito nella Carta di Toronto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, introducendo una delle grandi sfide culturali e politiche dei prossimi anni: trasformare la spesa pubblica per la realizzazione e la gestione del verde urbano in spesa per la prevenzione sanitaria.

Gli strumenti urbanistici
A livello pratico, il Piano prevede l'integrazione tra i diversi strumenti di pianificazione del Comune in particolare Dup (Documento unico di programmazione), Paes (Piano di azione energia sostenibile), Pums (Piano urbano per la mobilità sostenibile), Pop (Piano triennale delle opere pubbliche) e Piano SmartCity.
«In questo senso tutti i progetti messi in campo in questi anni, come il Progetto 100 piazze nel centro storico e le frazioni, il Parco centrale, il Piano di innovazione urbana Piu al Macrolotto Zero, il Prius a Palazzo Pacchiani e il Bastione delle Forche, il Parco Fluviale Riversibility, l'interramento della Declassata, il potenziamento degli edifici scolastici, sportivi e sociosanitari, il sistema dei nuovi percorsi ciclabili, il masterplan della Cascine di Tavola sono parte integrante del disegno generale”, puntualizza Barberis. Il Piano Operativo si apre ora alla fase delle osservazioni, in attesa della sua approvazione definitiva prevista per l'inizio del 2019.

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