immigrazione

Rilascio permessi umanitari, salve le procedure in corso

di Antonino Porracciolo

2' di lettura

Anche dopo l’entrata in vigore del Dl 113/2018, il giudice può riconoscere il diritto al rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari in favore degli stranieri che avevano presentato domanda per lo status di rifugiato prima del 5 ottobre 2018. Lo afferma il Tribunale di Firenze (giudice Liliana Anselmo) in un’ordinanza dello scorso 14 ottobre.

Con provvedimento del novembre 2015 la Commissione territoriale aveva respinto la richiesta di un cittadino straniero di riconoscimento di qualsiasi forma di protezione internazionale.

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Dal canto suo, il Tribunale di Firenze ha escluso, innanzitutto, che al ricorrente si possa attribuire lo status di rifugiato, non essendo stato dimostrato il rischio, per lo stesso ricorrente, di persecuzione per ragioni politiche o per l’appartenenza a un gruppo sociale o a una razza o per motivi religiosi. Neppure, secondo il giudice toscano, sussistono le condizioni per la protezione sussidiaria, giacché il ricorrente non ha provato di essere ricercato dalla polizia del suo Paese.

Resta, allora, da valutare se ricorrano i presupposti per la protezione umanitaria. Sul punto, il tribunale osserva che il decreto sicurezza, in vigore dal 5 ottobre, nel modificare il comma 6 dell’articolo 5 del Dlgs 286/1998, ha di fatto abrogato la norma che ammetteva il rilascio del permesso di soggiorno in presenza di «seri motivi, in particolare di carattere umanitario». Tuttavia, la riforma – si legge nell’ordinanza – non si applica ai procedimenti in corso, giacché la legge dispone per l’avvenire e dunque non ha effetto retroattivo (articolo 11 delle preleggi).

Inoltre, una diversa conclusione determinerebbe «una irragionevole discriminazione» tra i cittadini stranieri che hanno inoltrato la domanda di protezione o presentato il ricorso giurisdizionale prima del 5 ottobre 2018, giacché per i casi già definiti si è applicata la normativa precedentemente in vigore, mentre quelli ancora pendenti andrebbero decisi in base al testo del Dl 113/2018. Così il tribunale, ritenuta ancora esistente una «gravissima situazione» nel Paese di provenienza del ricorrente, ha disposto la trasmissione degli atti al questore per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Quella del Tribunale di Firenze è tutt’altro che una posizione isolata. Nello stesso senso, infatti, si è già espresso anche il Tribunale di Milano. Mentre il Tribunale di Palermo (presidente Ciardo, relatore Lo Forte), in un’ordinanza dello scorso 11 ottobre, ha osservato che l’articolo 1, comma 9, del Dl 113/2018 dispone che nei procedimenti in corso, in cui la Commissione territoriale ha ritenuto sussistenti gravi motivi di carattere umanitario, allo straniero sia rilasciato un permesso di soggiorno con l’indicazione «casi speciali». Il giudice siciliano ha quindi dichiarato il diritto al soggiorno per motivi umanitari in favore di uno straniero, che aveva presentato domanda per il riconoscimento dello status di rifugiato prima dell’entrata in vigore del Dl 113/2018; ma ha precisato che, in base a quanto previsto dalla nuova disciplina, si tratta del diritto a «un permesso di soggiorno “per casi speciali”».

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