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Rimini, discoteche in allarme per il razionamento di energia

Indino (Confcommercio): «La possibilità di un nuovo lockdown ci lascia col fiato sospeso. A rischio migliaia di posti»

di Raoul de Forcade

(vchalup - stock.adobe.com)

2' di lettura

Dopo il lunghissimo lockdown dovuto alla pandemia, ora le discoteche (insieme ad altri esercizi) rischiano nuove chiusure. La notizia che sta girando in questi giorni di un possibile razionamento di energia elettrica per le attività aperte al pubblico, oltre che per le abitazioni e i luoghi pubblici, sta mettendo in allarme le categorie economiche.

Le conseguenze della guerra in Ucraina e delle sanzioni alla Russia rischiano di provocare in autunno uno tsunami, come paventato da più parti. La possibilità di un nuovo lockdown «ci lascia con il fiato sospeso in vista dei prossimi mesi». A dirlo è il presidente di Confcommercio Rimini e del Silb Emilia-Romagna (il sindacato delle discoteche), Gianni Indino.

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Allarme per categorie già colpite dalla pandemia

«Non potranno - sottolinea Indino, invocando rispetto per la categoria - ancora una volta essere colpite le stesse attività che hanno pagato caro il prezzo della pandemia e che stanno faticosamente cercando di rialzarsi».

Negozi, bar, ristoranti e locali da ballo sono stati tra le aziende più colpite dalle misure restrittive dovute alla pandemia, specie nei territori a forte valenza turistica. Ora lo spettro di un nuovo lockdown serale, questa volta per motivi energetici e non più sanitari, agita gli imprenditori, in Emilia-Romagna e nel Riminese in particolare, dove insistono migliaia di attività legate all’intrattenimento e al tempo libero.

Coprifuoco energetico nel mirino

«Abbiamo fatto tanto per destagionalizzare la nostra offerta turistica - afferma Indino - e ora che il nostro territorio ha appeal tutto l’anno, il rischio è di vedere vanificati tutti gli sforzi per un coprifuoco energetico che fa paura anche solo al pensiero».

La riduzione d’orario per le attività commerciali e un lockdown serale alle 23 per i locali pubblici, prosegue, «sarebbe una misura deleteria per l’economia, soprattutto per un’area come la nostra che ha nel turismo la sua base portante. Non è possibile che ancora si pensi di penalizzare le categorie economiche legate al turismo, considerandole non essenziali».

A rischio migliaia di lavoratori

Il rischio, secondo l’associazione di categoria, è di dover lasciare a casa «migliaia e migliaia di lavoratori». E ci si pone, poi, un problema sul fronte della sicurezza, dato che le vetrine accese e i locali aperti rappresentano un presidio di ordine pubblico.

La preoccupazione di Indino è rivolta, in particolare, alle discoteche. E per questo il presidente di Confcommercio Rimini e del Silb Emilia-Romagna non esita a lanciare una provocazione: «Lo Stato trovi i soldi per liquidarci una volta per tutte, rilevare le nostre aziende e farci cambiare mestiere».

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