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Rimini punta sui super depuratori, in Adriatico solo l’acqua filtrata

Al rush finale il piano da 154 milioni per salvaguardare la balneazione e la città. A realizzarlo Comune, Hera, Romagna Acque. Dal 2020 stop acque reflue in mare

di Cristina Casadei


Ecco come la multiutility Veritas difende e depura l’acqua di Venezia

4' di lettura

«Andrea, sembrava Calcutta». Diceva così il messaggio di un cittadino riminese al suo sindaco all’indomani del 6 giugno del 2011, quando un violento nubifragio si abbattè su Rimini. Emergenza nell’emergenza: per un guasto tecnico la paratia del canale di sforo Ausa, in piazzale Kennedy, che si sarebbe dovuta aprire per far defluire in mare le acque reflue non si aprì. L’acqua cominciò a risalire dai tombini e, al debutto della stagione estiva, piazzale Kennedy, a Marina centro, si presentava coperto di acque nere che in breve allagarono alberghi, garage, scantinati e negozi. Il 2011 è stato l’anno del debutto da sindaco di Andrea Gnassi, eletto in quota Pd appena una settimana prima, il 31 maggio.

La fragilità del sistema fogniario
La storia è molto complessa, ma almeno l’incipit è chiaro e cioè la fragilità del sistema fognario della città balneare più popolare d’Italia. Il finale dovrebbe essere l’inizio di un’altra storia che qui vogliono tutti, le istituzioni, le varie rappresentanze, oltre ovviamente agli abitanti, che si augurano di sentir parlare di Rimini più che per i divieti di balneazione, per il completamento di uno dei più importanti interventi idraulici d’Europa, con il piano di salvaguardia della balneazione e idraulica, per la sua storia, per il teatro Galli, per Fellini, per la Notte rosa e per il Parco del mare, come è successo l’altro giorno ad Ecomondo.

La reazione di Gnassi, allora, fu tanto immediata quanto razionale e portò al cosiddetto Piano di salvaguardia della balneazione, 11 interventi idraulici, per un investimento complessivo di 154 milioni di euro. Mentre scendiamo nel ventre di piazzale Kennedy con l’ingegner Massimo Vienna, responsabile costruzioni della direzione ingegneria del gruppo Hera, la multiutility che a Rimini gestisce i servizi ambiente e acqua, proviamo a capire. «Il problema risale alle origini, quando a Rimini venne realizzata una rete fognaria di tipo misto, non suddivisa quindi in acque bianche e acque nere», spiega l’ingegnere. A questo si aggiunga che a Rimini, nei decenni scorsi, c’è stato uno sviluppo forte ma poco razionale dell’urbanizzazione, che ha amplificato il problema delle infrastrutture fognarie, soprattutto in estate, quando la popolazione passa da 200mila a 500mila persone.

Arrivati alla base della vasca di laminazione, Vienna mostra alcune delle avanguardie idrauliche, non solo d’Italia, ma d’Europa. «Questa è una delle 7 pompe che, una volta che la vasca sarà riempita, spingeranno le acque fino al mare aperto: è la più grande che la Xylem ha montato in Europa. Qui, a Rimini», ci tiene a sottolineare indicando l’enorme meccanismo, alto 4 metri e dal peso di 9 tonnellate.

Il piano di salvaguardia della balneazione
L’intervento di piazzale Kennedy è uno degli 11 del Piano di salvaguardia della balneazione, ed è, insieme al depuratore di Santa Giustina, già realizzato, il più importante. Sotto piazzale Kennedy sono state realizzate due vasche, le cui fondamenta scendono a 34 metri di profondità. «La prima è la vasca delle cosiddette prime piogge, le acque di dilavamento superficiale, che ha una capienza di 14mila metri cubi ed già pienamente operativa - spiega Vienna -, la seconda è invece quella di laminazione che ha una capienza di 25mila metri cubi e raccoglie le cosiddette seconde acque. In totale 39mila metri cubi.

Nell’emergenza, riempita la prima, si riempie la seconda. Se il piano A basta allora nell’arco di 32, 48 ore le vasche vengono svuotate attraverso le pompe che mandano gradualmente le acque al depuratore di Santa Giustina. Se invece il piano A non basta perché le piogge sono ancora più intense, allora c’è il piano B. Le sette pompe giganti spingono l’ulteriore acqua, la cosiddetta terza acqua, meno carica di fosforo, azoto e carbonio rispetto alle prime due, in 3 tubi di due metri di diametro», racconta l’ingegner Vienna mostrandoceli.

Torniamo un momento alla città. Già nel 2006, il Comune guidato dall’allora sindaco Alberto Ravaioli, aveva fatto un primo importante passo per correre ai ripari, deliberando un piano generale di revisione della rete fognaria costituito da molteplici progetti, con un costo monstre complessivo di oltre 900 milioni di euro. Cominciarono gli studi dei progetti. Mancava, però, la copertura finanziaria. Intanto la normativa europea sulla balneazione diventa sempre più stringente e a giugno 2011, come se non bastasse, arriva il nubifragio.

La svolta del 2013
Il Comune, questa volta guidato da Gnassi, estrapola 11 interventi del maxipiano del 2006 destinati al solo target balneazione e delibera il Psbo, il piano di salvaguardia della balneazione da 154 milioni di euro. Se ne trovano, in tempi relativamente brevi, poco più di 40. Partono i primi interventi, tra cui il maxi impianto di depurazione di Santa Giustina. La svolta arriva nel 2013 ed è frutto di due anni di negoziati tra il Comune di Rimini, la multiutility Hera e Romagna Acque, il produttore dell’acqua potabile. Si divide la spesa: un terzo ciascuno, nel caso di Hera e Romagna Acque su tariffa. Il Comune finanzia la sua parte in parte da bilancio con risorse e mutui propri, in parte con alcuni finanziamenti nazionali e regionali.

Nel 2013 il piano ha finalmente le gambe per camminare. Il problema è che bisogna correre. Nel 2013 la città va sott’acqua un’altra volta e il piano deve essere aggiustato: al target balneazione si affianca quello idraulico. L’obiettivo è chiudere i lavori in 8 anni e, al netto di imprevisti straordinari, la tempistica potrebbe essere sforata di poco. Il piano ha infatti già abbondantemente superato il giro di boa. «Degli 11 scarichi a mare – spiega Vienna – i 5 maggiori sono già stati riclassificati, da scuri acque miste sono diventati acque bianche. E nei primi mesi del 2020 potrebbe essere la volta di quello più importante, in piazzale Kennedy».

Dopo aver visto l’inizio dei tubi che si congiungeranno alla vasca e alle pompe, risaliamo per vedere dove finiscono. «Usciranno in mare a un chilometro dalla costa. Vede la gru in mezzo al mare? È poco più in là che usciranno i tubi, siamo arrivati a posarli poco oltre 800 metri, dobbiamo arrivare a un chilometro», spiega Vienna. Ci incamminiamo verso il belvedere, molto popolato in questa giornata di sole di inizio novembre. Tra pochi giorni, poco distante, partirà anche il primo cantiere del parco del Mare. Ma questa è un’altra storia.

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