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Rimodulare o no? Iva, questo è il problema

S’avvicina il momento delle scelte (15 ottobre presentazione del programma a Bruxelles, 20 ottobre legge di bilancio 2020 in Parlamento) e nel secondo governo Conte cresce l’amletica questione fiscale. Che poi è anche, e soprattutto, un caso politico

di Guido Gentili

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(Fotolia)

3' di lettura

Iva: rimodulare o non rimodulare? S’avvicina il momento delle scelte (15 ottobre presentazione del programma a Bruxelles, 20 ottobre legge di bilancio 2020 in Parlamento) e nel secondo governo Conte cresce l’amletica questione fiscale. Che poi è anche, e soprattutto, un caso politico.

Dopo le prime aperture all'ipotesi di disattivare le clausole di salvaguardia degli aumenti Iva (23 miliardi) a partire dal primo gennaio 2020 insieme revisionando le aliquote (giù l'Iva su beni di prima necessita, su la tassa sui bene di lusso), il discorso pareva chiuso. Il “no” secco dei Cinque Stelle e di Italia Viva, esploso in direzione di Palazzo Chigi e del Ministero dell'Economia dall'inedita coppia Luigi Di Maio-Matteo Renzi, non sembrava infatti ammettere repliche e per qualche giorno la domanda è uscita di scena.

Ma vuoi perché i conti sono difficile da far quadrare visto che le risorse sono scarse (dato anche che si è scelto di non toccare né pensioni quota 100 né il reddito di cittadinanza). E vuoi perché sia nella maggioranza che sorregge il governo giallorosso sia all’interno dello stesso governo non mancano i sostenitori di questa soluzione, ecco che la questione della rimodulazione o no dell'Iva è tornata d'attualità. Mentre un po' tutti, europeisti di vecchio o nuovo conio, sembrano dimenticare cosa (a torto o a ragione) ha sempre sostenuto l'Europa sul tema Iva.

Il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri dice che «forme limitate di rimodulazione delle aliquote Iva, a invarianza di gettito, possono avere un effetto positivo sulla redistribuzione del reddito». Insomma, l’ipotesi è ancora in pista. E d'altra parte, come specificato dal vice direttore generale di Bankitalia Luigi Federico Signorini, il «disattivare integralmente per il 2020 le clausole Iva limita le risorse da dedicare alla riduzione del cuneo fiscale», (appena lo 0,15% del Pil l'anno prossimo).

E poi c'è l'Europa, in nome della quale è nato il nuovo governo Conte e la cui impostazione il ministro Gualtieri, al contrario di molti altri anche all'interno della maggioranza e del governo, conosce alla perfezione, avendo tra l'altro guidato per anni la Commissione affari economici e monetari del Parlamento europeo.

Le famose “raccomandazioni” inviate nel tempo dalla Ue all'Italia sono controverse ma di sicuro chiare. Qualche esempio.

2014. «Recenti interventi volti ad alleggerire la pressione fiscale sui fattori di produzione sono stati piuttosto limitati. Vi è pertanto il margine per spostare ulteriormente il carico fiscale verso i consumi, i beni immobili e l'ambiente, nel rigoroso rispetto degli obiettivi di bilancio. Per quanto riguarda i consumi, al fine di migliorare la struttura del sistema tributario è determinante anche una revisione delle aliquote ridotte dell'IVA e delle agevolazioni fiscali dirette, prestando debita attenzione alla necessità di ridurre i possibili effetti distributivi. Per quanto riguarda i beni immobili, una revisione dei valori catastali in linea con gli attuali valori di mercato renderebbe più equa l'imposta annuale sui beni immobili».

2018. «Il sistema fiscale italiano grava molto su capitale e lavoro, con effetti negativi sulla crescita economica. Nonostante la recente estensione di incentivi fiscali mirati, la pressione fiscale sui fattori di produzione è ancora tra le più alte dell'Ue, con effetti negativi su investimenti e occupazione. Vi sono margini per ridurre tale pressione senza gravare sul bilancio dello Stato, trasferendo il carico fiscale verso imposte meno penalizzanti per la crescita, come quelle sul patrimonio e sui consumi (….). Il numero e l'entità delle agevolazioni fiscali, in particolare per le aliquote ridotte dell'imposta sul valore aggiunto, sono particolarmente elevati e la loro razionalizzazione è stata rinviata, sebbene fosse prevista dalla normativa nazionale».

2019. «Il sistema tributario italiano continua a gravare pesantemente sui fattori di produzione, a scapito della crescita economica. L'elevato carico fiscale sul lavoro e sul capitale scoraggia l'occupazione e gli investimenti. Il bilancio 2019 ha leggermente ridotto la pressione fiscale sui lavoratori autonomi ma, nel complesso, l'ha temporaneamente aumentata sulle imprese. Dato che le basi imponibili meno penalizzanti per la crescita, come il patrimonio e i consumi, sono sottoutilizzate, vi sono margini per alleggerire il carico fiscale sul lavoro e sul capitale senza gravare sul bilancio dello Stato».

Iva, questo è il problema.

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