Formula 1

Rimonta in due atti per Hamilton in Brasile: un preludio a un finale da brivido

Grande gara del pilota inglese che riapre, con una prestazione che garantisce uno spettacolo d’altri tempi, la corsa al titolo mondiale

di Alex D'Agosta

Formula 1, le Frecce Tricolori al Gran Premio d'Italia

4' di lettura

Vibra e spinge forte l'orgoglio di Hamilton in Brasile: non ci sta a guardare andare via Verstappen come è successo nelle scorse settimane. E così dopo una qualifica con polemica e una gara Sprint sabato dal fondo a metà classifica, domenica ha fatto l'altro pezzo di impresa. Il secondo atto, di misura uguale al primo ma di peso ben più ampio, si è visto domenica, quando l'inglese è partito dal decimo posto, dalla metà esatta dello schieramento, arrivando sino alla vetta. Sino alla cima dell'ordine di arrivo, lasciando sbalorditi tifosi e rivali. Una gara memorabile, quasi epica per il sette volte campione del mondo.

Eppure Verstappen ha fatto davvero del suo meglio. Era partito bene, superando subito Bottas che, ieri, era riuscito a finirgli davanti, “qualificandolo” primo per la gara lunga. Sembrava comunque aver messo alle spalle quell'incubo della supremazia Mercedes della prima metà di stagione e l'arretramento di Hamilton sembrava sufficiente a fare una gara tranquilla. Invece il motore più fresco e l'irreprensibile contributo dal compagno di squadra di Bottas, hanno favorito Lewis.

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Una lotta memorabile

Non senza dare spettacolo. Non senza soprendere il mondo per una lotta che, a tratti, è stata davvero memorabile. Si è vista infatti una gara bella come poche volte negli ultimi anni. Quello a Interlagos si può definire finalmente un gran premio proprio piacevole da guardare, forse il migliore del 2021. Tanti piccoli eventi e una battaglia vera “a centro gara”, ma a 12 giri dalla fine c'è stata una zampata definitiva, una mossa irreparabile. C'è da dire che, al di là dell'interesse del singolo, quello che conta è aver visto uno spettacolo a dir poco immersivo. Si è vista di nuovo una Formula 1 ad altissimi livelli, dove i due contendenti al titolo questa volta hanno catalizzato con merito la regia televisiva. Non c'era ragione, per una volta, di sintonizzarsi sulle posizioni leggermente più arretrate, perché lo show lo hanno fatto davvero quelli davanti.

Una rincorsa faticosa, una potenza ai limiti

Di questa gara rimarranno negli occhi i sorpassi di Hamilton, che non ha mai mollato dal primo all'ultimo giro. Dopo una serie di passaggi a danno di squadre secondarie del tipo “prego, passi pure”, al giro 18 la lotta è entrata davvero nel vivo. Con un overtake da annali, veramente muscolare, su Perez. Bello da vedersi, da salvare nei replay di tutti i tempi.

Ma che in poche curve se l'è visto restituire dal messicano della Red Bull, che ha mostrato una capacità e freddezza degna del posto che ricopre. Tuttavia, solo il giro dopo, Hamilton torna all'attacco e lo ripassa. Con le McLaren irriconoscibili, le Ferrari veloci ma più “tranquille”, c'era poi da fare i conti con Bottas, ma grazie a sicuri accordi pre-gara, il finlandese lo ha fatto passare senza un cenno di resistenza: ed è lì forse che Valtteri si è giocato una posizione migliore. D'altra parte c'era il capo squadra da far correre a inseguire Verstappen: un favore indispensabile, visto il ritardo in classifica che, ora, si è ristretto a 14 punti. Mentre fra i costruttori, grazie al primo e terzo della stella d'argento, il margine si allunga a 11.

Il ritorno del “cannibale”

A proposito della rincorsa inglese: con alcuni ha sudato molto, altri li ha “bevuti” in un sorso. Senza dubbio Il motore nuovo e la rabbia nel ritardo della classifica mondiale hanno di nuovo rispolverato Hamilton “il cannibale” come negli scorsi anni. Fame a parte, la prestazione è stata eccellente non solo nel pilota, ma anche nella macchina particolarmente brillante: una differenza motoristica che fa di nuovo paura. Una competitività ritrovata che tuttavia dovrà di nuovo confrontarsi con lo spauracchio più grande, come testimoniato da Toto Wolff a fine gara: l'affidabilità.

Non cavilli ma cavalli

Per molto tempo si può dire che la fortuna di imboccare la giusta interpretazione regolamento ha favorito la Red Bull, mentre l'affidabilità, come accennato, è il rischio più grande sulla schiena della Mercedes. Che fra l'altro è stata appena “beccata” irregolare per un piccolo dettaglio solo due giorni fa. Perché l'ala mobile del Drs si muoveva troppo. Sono quei particolari che sembrano minimi ma a volte fanno la differenza: qualora venisse a mancare (come è fisiologico che sia dopo qualche centinaio di chilometri sotto stress) la potenza extra del motore tedesco, è possibile che il ricorso alle “furbate” in materia aerodinamica non sia più possibile, in quanto appena trovati in fallo proprio in un aspetto particolarmente strategico. E quindi maggiormente esposto a controlli mirati nelle ultime tre gare.

A proposito del finale di stagione. Mancano tre gare, dove si potranno assegnare un massimo di 78 punti per singolo pilota. Due piste sono completamente inedite, quindi incognite a non finire sul piano prestazionale e strategico: la prima già la settimana prossima, in Qatar. L'altra a inizio dicembre, in Arabia Saudita. Per poi finire ancora ad Abu Dhabi, alla seconda di dicembre: mai così tardi. E in una pista dove le sorprese non sono mancate e dove già più volte si è deciso il mondiale agli ultimissimi chilometri. La lotta al vertice è quanto mai aperta, quindi se ne vedranno delle belle senza ombra di dubbio. Difficile mettere in discussione il terzo di Bottas e il quarto di Perez, avendo le rispettive seconde migliori auto dello schieramento. Ma per quanto riguarda il tifo italiano, c'è ancora una pagina tutta da scrivere: Lando Norris, su McLaren, ha 151 punti, mentre subito dietro ci sono Charles Leclerc, a 148, e Carlos Sainz, a 139.5. Oltre 30 punti indietro, invece, Ricciardo, ultimo fra quelli a tre cifre. Visto il crollo delle ultime gare, insomma, la scuderia di Woking sta forse facendo un regalo enorme alla Ferrari, che ha già conquistato il terzo posto fra i costruttori (consolidando il vantaggio a 21.5 lunghezze) e spera a questo punto di mettere le mani almeno sul quinto posto fra i piloti.

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