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Rina punta a Piazza Affari, dal Fondo italiano 250 milioni

Parte il progetto per quotare la multinazionale in Borsa, al via l’aumento di capitale

di Raoul de Forcade

Rina, il piano verso Piazza Affari

3' di lettura

Un aumento di capitale che potrà arrivare a 250 milioni, finalizzato a una crescita organica (che non esclude, però, acquisizioni) dell’azienda, e a una sua riorganizzazione, ma senza esuberi, con l’obiettivo di aumentare la redditività. Un’operazione con cui il gruppo Rina, supportato dal Fondo italiano d’investimento, punta, nell’arco di cinque anni al massimo (ma potrebbero essere meno) ad approdare in Borsa.

Il progetto

A illustrare il progetto, nei dettagli, è Ugo Salerno, presidente e ad della multinazionale di ispezione, certificazione e consulenza ingegneristica, con quartier generale a Genova. Lo scorso agosto era stato annunciato l’ingresso nel Rina di Fondo italiano ma, spiega il manager, «l’operazione avverrà materialmente a fine novembre o ai primi di dicembre, una volta finito l’iter relativo al golden power e all’antitrust, da espletare nei vari Paesi dove il Rina ha sedi. Un percorso che ha allungato un po’ i tempi ma per il quale non prevedo alcun problema».

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Una volta completate queste operazioni, prosegue Salerno, il Fondo «entrerà subito con un aumento di capitale da 140 milioni di euro, destinati a diventare 180, corrispondenti a una quota del 33% del Rina, entro la prossima primavera, quando, alla chiusura del bilancio, raggiungeremo il budget che ci siamo prefissati. Si tratta di un aumento tutto in equity. E a questo si aggiunge la disponibilità di altri 70 milioni (il che porta la cifra complessiva a 250 milioni, ndr), nel caso ne avessimo bisogno per procedere con nuove acquisizioni». Tutto questo, aggiunge, «è finalizzato a una futura uscita di Fondo italiano dalla nostra compagine societaria, in un tempo previsto di cinque anni, che però potrebbe essere più breve, se riuscissimo a raggiungere prima i target fissati, e prevede, come via maestra, l’ingresso in Borsa del Rina».

La decisione di scegliere questa strada per l’approdo a piazza Affari, evitando di farlo oggi, si lega all’imponente percorso di crescita, sia organica che attraverso acquisizioni (una decina dal 2011, si veda il grafico in alto) che il Rina ha compiuto negli ultimi anni.

Il piano strategico

«Abbiamo un piano strategico – sottolinea Salerno – che prevede, al 2027, ricavi tra 1,1 e 1,2 miliardi con un Ebitda che dovrebbe attestarsi al 15%. E sto parlando di un progetto di crescita organica, che non tiene conto di eventuali acquisizioni. Negli anni precedenti, peraltro, abbiamo avuto una crescita molto forte: nel 2020 totalizzavamo 480 milioni mentre chiuderemo il 2023 con ricavi non lontani dagli 800 milioni e un Ebitda intorno al 13%. Quando cresci così velocemente hai bisogno di andare a riverificare l’organizzazione, per fare in modo che sia il più efficiente possibile e consenta di aumentare la redditività. Occorre rimettere a posto non solo le acquisizioni, tre le quali spicca quella, negli Usa, di Patrick Engineering, a fine 2022, ma anche la crescita organica, che è stata notevole. Abbiamo, quindi, avviato un processo di riorganizzazione, seguito da Ey, che non prevede esuberi ma, al limite, una rimodulazione delle entrate, in termini di personale, nei prossimi anni. Del resto, attualmente siamo molto vicini ad avere uno staff di 6mila persone a tempo indeterminato, tenendo conto che la forza lavoro pura è superiore alle 10mila persone, lasciando da parte l’indotto. Il piano di riorganizzazione, dunque, ci deve permettere di continuare a crescere ma aumentando la redditività, in modo da arrivare a presentare in Borsa, dopo un percorso di 3-5 anni, un’azienda che venga valutata nella maniera più giusta. Il progetto, come ho detto, prevede una crescita notevole, che permetterà di superare ampiamente il miliardo di ricavi; e non è detto che non si facciano acquisizioni: in quel caso, ovviamente, i numeri saranno diversi. Anzi, non è escluso che possa arrivare qualche acquisizione già nel 2024, perché se nasce un’opportunità intendiamo coglierla; e lo vogliono anche i nostri investitori che, non a caso, metteranno a disposizione 70 milioni proprio per le acquisizioni».

La riorganizzazione del Rina riguarderà anche gli incarichi di Salerno, che da 21 anni siede al vertice del gruppo. «Attualmente – spiega – sono sia presidente che ad. Ritengo sia giusto, in tempi piuttosto rapidi, ridividere queste due cariche. Continuerò a mantenere un ruolo attivo come presidente ma il capo azienda sarà il nuovo ad».

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