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Rinasce il giardino di Giuseppe Valadier

Restaurato, con un progetto «rivelativo» da un team coordinato dal professor Pietro Paolo Lateano, lo spazio esterno torna all’antico splendore

di Paola Dezza

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Restaurato, con un progetto «rivelativo» da un team coordinato dal professor Pietro Paolo Lateano, lo spazio esterno torna all’antico splendore


4' di lettura

Varcata la soglia dell’affascinante Hotel de Russie a Roma si apre il rigoglioso giardino ottocentesco del palazzo, esempio unico nella capitale di giardino architettonico urbano fruibile ancora oggi. Restaurato, con un progetto «rivelativo» da un team di esperti coordinato dal professor Pietro Paolo Lateano, lo spazio esterno torna all’antico splendore come ideato dall’architetto Giuseppe Valadier, che nei primi anni del XIX secolo ne delineò le fattezze insieme a quelle dell’edificio che lo ospita.

A due passi da Piazza Del Popolo, all’interno del Palazzo Lucernari dei conti Vaselli affidato alla gestione alberghiera del gruppo Rocco Forte hotels, il giardino sarà ultimato in vista della riapertura dell’hotel il 19 giugno.

Il progetto, da oltre un milione di euro, ha avuto avvio dalla riscoperta di quanto ancora dell’architettura originaria del Valadier si nascondeva sotto il verde, cresciuto in maniera rigogliosa ma selvaggia negli ultimi anni tanto da nascondere alcune particolarità del luogo. Dallo studio dei disegni originali e dalla riscoperta dell’esistente si è partiti per rivedere tutta la vegetazione, ma anche per ripensare il sistema di illuminazione e gli impianti idrici ed elettromeccanici.

«Già al primo rilievo a vista ho percepito che questo esempio unico di giardino urbano era ancora quasi intatto – dice Pietro Paolo Lateano -. Successivamente con droni e laser scanner abbiamo effettuato un rilievo dettagliatissimo scoprendo che sotto il giardino c’era l’architettura storica. Per la prima volta avremmo potuto far capire al mondo intero che c’era un giardino Valadier prima ancora di quello del Pincio». E proprio al giardino di Palazzo Lucernari si riferiscono i due schizzi, trovati in un taccuino del Valadier, che hanno costituito con ogni probabilità un primo studio per quanto realizzato poi al Pincio.

Questi schizzi, importanti perché hanno mostrato lo stato originario del progetto, sono frutto di due anni di intensa meditazione da parte del Valadier. Che a questi studi si era dedicato per riproporre all’interno del giardino e del palazzo Lucernari, sebbene in scala minore, quanto stava studiando per Piazza del Popolo e per il Pincio.

Il giardino nasce come sistema di gradinate e salti di quota con balaustre per collegare una rampa di quasi 30 gradi che porta dal palazzo alla strada in collina. La soluzione del Valadier parte da un asse centrale, ideato in continuità con l’architettura del palazzo, nel quale trovano spazio la roccia sorgiva, le fontane lavorate con rocailles e i ninfei al quale sono stati affiancati rampe e sfondi prospettici.

Con questo espediente l’architetto mantiene l’asse visivo centrale dell’acqua in armonia con i salti di quota intermezzati dalle balaustre senza appesantire il sistema nel suo complesso. L’asse centrale è poi sottolineato da una serie di piante di agrumi in doppio filare che sottolineano la profondità e concentrano lo sguardo di chi ha la fortuna di passeggiare in questo luogo incantato sui ninfei e sulla sommità dove, nel disegno iniziale, Valadier ipotizzava di porre un’esedra.

«La mia intuizione progettuale è stata di mantenere tutto quello che abbiamo trovato – continua l’intervistato -. Chi oggi visita il giardino trova le parti originali intatte. Di nuovo abbiamo introdotto delle ringhiere, per esempio, riproposte con un filo sottilissimo di acciaio per ricreare le parti mancanti. Una sfida importante è stata quella di impiantistica e illuminazione. Dopo un dibattito serrato siamo arrivati a un equilibrio tra le illuminazioni che permettono grandi scenari per eventi importanti e un equilibrio cromatico e luminoso contenuto invece nelle altri fasi di vita dell’hotel».

Capitolo importante è quello relativo al verde, che costituisce l’elemento scenico dell’intero contesto paesaggistico. Durante il restauro sono state integrate molte delle specie dell’epoca. A coordinare i lavori è intervenuta la professoressa Sofia Valori Piazza. A guidare le scelte è stata ancora una volta lo studio del passato e la ricerca storica delle piante presenti alla nascita del giardino. Analisi che ha spinto a eliminare piante, fiori ed erbacee ritenute di successiva introduzione.

Nella sua nuova veste, quindi, il giardino si è liberato di quella vegetazione che interferiva con l’asse principale come le palme nane e l’alloro, mentre le piante di arancio sono state spostate lateralmente. Quelle stesse arance che, come racconta un aneddoto, Pablo Picasso e Jean Cocteau, che qui soggiornarono nel febbraio 1917 mentre si preparavano a mettere in scena il primo balletto Cubista al mondo, raccoglievano dalla finestra.

Dai terrazzi, elemento architettonico distintivo importante del lavoro del Valadier, è stata poi eliminata l’edera invasiva. Photinia serratifolia (fotinia), Cupressus sempervirens (cipresso mediterraneo), Punica granatum (melograno) sono stati introdotti per la loro valenza storica e per riportare quindi il giardino alla sua originalità. Sono stati estirpati l’edera e altri rampicanti dalle balaustre dei terrazzi e da alcuni tratti di muro, contenute e selezionate le altre specie rampicanti.

All’apertura del giardino rinnovato clienti e visitatori dell’hotel potranno ritrovare un’atmosfera intatta nel tempo, il fascino di un passato riscoperto all’interno di un Palazzo che ha vissuto molte vite, oggi hotel di lusso, ma ieri sede del comando tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale e uffici della Rai.

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