verso le feste

Rinascente rivela le sue vetrine di Natale. L’ad: «Un dono alle città dove investiamo»

Intervista all’ad Cocchini in occasione della presentazione delle vetrine per le feste: «Il digitale ci sta aiutando, ma non supererà mai l’esperienza fisica»

di Chiara Beghelli

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La facciata di Rinascente Duomo, Milano

Intervista all’ad Cocchini in occasione della presentazione delle vetrine per le feste: «Il digitale ci sta aiutando, ma non supererà mai l’esperienza fisica»


4' di lettura

«Il 2020 è stato un anno difficile, concediamoci un momento di spensieratezza, gioia e speranza, come quando eravamo bambini». Così Pierluigi Cocchini, ad di Rinascente, ha presentato in una conferenza stampa su Zoom le nuove vetrine di Natale dei nove negozi Rinascente. Una presentazione diversa dalle precedenti anche perché supera il tradizionale disvelamento delle sole vetrine dello store di piazza Duomo di Milano e coinvolge anche le altre città in cui il gruppo è presente.

«Abbiamo fatto questa scelta per sottolineare la nostra presenza, gli investimenti che abbiamo destinato a queste città e il nostro ruolo anche sociale in esse», ha spiegato Cocchini. Uno dei punti cruciali dell'identità Rinascente è proprio questo: essere parte del tessuto urbano come un palazzo comunale, un luogo vissuto dai cittadini nella loro quotidianità.

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La magia del Natale nelle vetrine di Rinascente

La magia del Natale nelle vetrine di Rinascente

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Cittadini, e clienti, che fino al 6 gennaio potranno ammirare le meraviglie delle vetrine come fossero una decorazione urbana: a Milano e Roma Tritone il tema ispiratore è quello dei villaggi incantati, con miniature di giostre, piste da sci, chalet, trenini, realizzate in collaborazione con Lemax; a Firenze e Torino sono protagonisti i presepi degli artigiani di San Gregorio Armeno a Napoli, che tanto successo avevano riscosso nel 2019 nelle vetrine di Rinascente Duomo. «È un ritorno allo stupore dell’infanzia, al sogno, con uno stile più popolare di quello, forse troppo sofisticato, che avevamo seguito fino a 4-5 anni fa», dice Cocchini.

Una vetrina di Rinascente a Torino

E sono un modo per tornare a sottolineare la centralità del negozio fisico rispetto quello digitale, anche se l’e-store di Rinascente è stato inaugurato a giugno e sta andando molto bene: «E’ importante, sta superando le nostre aspettative, è come se ci fosse un po’ esploso in mano, tanto che stiamo migliorando la nostra logistica - dice Cocchini -. Il nostro approccio è stato da subito omnichannel e ci stiamo sviluppando in questa direzione. Ma né l’e-commerce né il nostro servizio on demand potranno mai sostituire l’esperienza di acquisto fisica».

L’e-commerce ha aiutato a superare anche mesi difficili per Rinascente (che in estate ha ottenuto finanziamenti per 120 milioni di euro da Intesa Sanpaolo e Unicredit, con il sostegno di Sace), «sostegno che ci ha permesso di poter continuare a pagare fornitori, affitti e stipendi», afferma l’ad. Il Covid ha fatto sparire anche lo shopping dei turisti, stranieri e italiani, che genera il 30-35% del fatturato di Rinascente: «Oggi la nostra clientela è quasi tutta locale, ma noi siamo forti anche su questo fronte, come dimostra il fatto che il 95% dei tre milioni di Rinascente Card è sottoscritto da italiani», prosegue Cocchini.

L’interno dello store Tritone a Roma

Il Covid sta assestando gravi colpi anche ai department store statunitensi, già in crisi da tempo, come dimostrano i casi di fallimento di due icone dello shopping come Neiman Marcus, lo scorso maggio, e Barneys, alla fine del 2019. Rinascente, invece, continua a crescere e a investire nel rinnovamento dei suoi negozi: per Firenze, uno store incentrato sull’artigianalità e dove i lavori sono in dirittura d’arrivo, sono stati stanziati 15 milioni di euro; a Torino 60 milioni; a Roma, tre anni dopo l’inaugurazione del mega store Tritone (da 250 milioni di euro) inizieranno a giorni i lavori nel negozio di Piazza Fiume; e a Milano sono stati appena rinnovati il piano della donna e quello della gioielleria. Lo store di Palermo, nello storico palazzo di via Roma e che sembrava in procinto di chiudere, resterà aperto.

«Nel mondo dei department store esistono due modelli - ci spiega Cocchini -, quello americano-canadese e quello europeo: il primo pensa che sia giusto esportare, per esempio, un marchio newyorchese come Macy’s in tutte le città degli Stati Uniti, sottovalutando che se arriva a Huston non avrà un effetto positivo sulla clientela locale. Inoltre puntano tutto sugli sconti, quel “20-30% off”, su merce che comprano dai brand insieme alla possibilità di allestirla come vogliono, anche in modo non coerente con i valori del brand stesso. In Europa, invece, i department store sono palazzi nelle città, edifici che i cittadini hanno come punto di riferimento per tutta la loro vita, e dove i brand hanno la possibilità di allestire il proprio spazio come credono, in virtù del contratto di concessione. Il nostro punto di forza, dunque, è anche che abbiamo più rispetto per i marchi».

L’allestimento del negozio di Catania

Certamente il lusso in generale ha sofferto come mai da dieci anni a questa parte, in questi mesi: «Sì, è quello che abbiamo riscontrato anche noi - prosegue l’ad -, soprattutto perché appunto è mancata la componente dei turisti che lo acquistano. D’altra parte, abbiamo registrato un deciso aumento dello shopping nel reparto casa, che per noi era sempre piuttosto stabile, dunque di stoviglie, complementi di arredo e di design, perché si vuole abbellire la casa, l’ambiente in cui si vive di più».

L’anno sta finendo, si attende con speranza il 2021 e che i vaccini facciano tornare anche i turisti, animati magari, ma non solo loro, dal desiderio di recuperare anche lo shopping perduto. «Saranno colpiti dall’intensità e dalle novità dei nostri negozi - conclude Cocchini-. Intanto, stiamo già iniziando a pensare alle vetrine del prossimo Natale».

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