Letture: “La vita in più” di Fabio Rizzoli

Rinascere dalla malattia: storia (vera) di una guarigione dal cancro

di Serena Uccello


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2' di lettura

Può una tragedia, una malattia, essere l'inizio di una rinascita? L'epifania che nasce dal dolore è tema diffuso in letteratura. Così come comincia ad essere corposa la produzione di memoir in cui centrale è il racconto della malattia, tanto che esiste un vero filone che è quello della medicina narrativa. E si inserisce in questo solco il romanzo di Fabio Rizzoli, La vita in più (Mondadori). Diario di una guarigione fisica, certamente, ma soprattutto, di una guarigione emotiva.

Il protagonista, perfetto specchio dell'autore (una storia vera, si legge infatti in copertina) è un uomo comune, comune nel senso di come tutti, e come molti uomini della sua età (quarant'anni circa) in costante bilico tra il desiderio di famiglia e il tradimento, tra costruzione e dissoluzione. Aspira a una relazione stabile, dopo anni di storie smangiucchiate dalla sua incapacità di restare fedele. Ma quando riesce averla con Anna ci vuol poco ad entrare in crisi. Crisi individuale, il ritorno di una depressione vissuta in gioventù, il lavoro che scarseggia quindi inevitabilmente crisi di coppia.

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Fino a quando il dolore non diventa anche fisico, un mal di schiena che proprio non passa. Il pronto soccorso, un esame, un ricovero immediato e la parola tumore. In una intervista Rizzoli ha dichiarato: «Ho scritto tenendo davanti agli occhi la mia cartella clinica». Cuore di queste pagine è infatti l'esperienza clinica, i giorni trascorsi all'ospedale Niguarda di Milano, che in montaggio che alterna il tempo in corso a quello vissuto. L’autore racconta il ritmo della vita che si riplasma sugli orari delle terapie e dell'ospedale, la capacità di adeguarsi ad una nuova quotidianità. Ed è qui che il percorso terapeutico comincia a coincidere con l'analisi.

Gli incontri in ospedale sono pretesto di costruzione mentre il mondo esterno di sfalda per aprirsi a un nuovo inizio. L'amore esplode per poi implodere nuovamente ma questa volta non c'è un deragliamento c'è “la vita in più”. Colpisce l'occhio disarmato dell'autore e la voce sincera. Rizzoli sceglie la semplicità del mettersi a nudo senza sotterfugi, viene ripagato dalla facilità con cui si costruisce l'empatia con il lettore.

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