petrolio

Rincari in arrivo per i carburanti. Record di prezzo dal 2015

di Jacopo Giliberto

(Marka)

3' di lettura

Mentre in aprile gli italiani hanno bruciato furiosamente molto più petrolio, ci sono le condizioni per un nuovo rincaro dei carburanti, un centesimo in più al litro, assicurano le analisi dei benzinai della Figisc Anisa (Confcommercio). Ma quanti prodotti petroliferi hanno consumato il mese scorso gli italiani? Risponde l'Unione petrolifera: la domanda è volata a 4,8 milioni di tonnellate, pari a +5,2%.Gli andamenti incostanti del dollaro e del petrolio ma soprattutto le quotazioni dei prodotti petroliferi finiti sul mercato mediterraneo fanno pensare a un prossimo aumento di 1 centesimo al litro.

Gli aumenti
Da giorni le compagnie ritoccano i prezzi di benzina e gasolio e ormai quasi in tutti i distributori la super si colloca sopra 1,6 euro (sopra 1,7 euro al litro per le pensiline con il servizio svolto dal benzinaio), il massimo dal luglio 2015, e il gasolio è attorno a 1,5 euro.
Secondo l'analisi settimanale dei benzinai della Figisc Anisa, «vi sono le condizioni per una aspettativa di aumento sensibile dei prezzi, nella media del mix tra i prodotti benzina e gasolio, nei prossimi quattro giorni, con scostamenti compresi in 1 centesimo al litro in più».

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I costi per le famiglie
C'è chi azzarda un sovraccosto di circa 400 euro l'anno per famiglia ma un effetto immediato c'è: per questioni puramente emotive, frutta e verdura nei negozi al dettaglio rincarano in perfetta coincidenza con gli andamenti del greggio a New York e un'associazione di consumatori accusa la «speculazione che potrebbe configurare una forma di aggiotaggio».

Si fa avanti la Coldiretti per dire che a soffrire dei rincari dei carburanti «è anche l'intero sistema agroalimentare dove si stima che un pasto percorra in media quasi 2mila chilometri prima di giungere sulle tavole».

Mobilità e sostenibilità, confronto intorno alla SEN

Boom di consumi petroliferi
Qualche dettaglio sui consumi: lo scorso mese di aprile la domanda petrolifera italiana rilevata dal ministero dello Sviluppo economico è ammontata a circa 4,8 milioni di tonnellate — commenta l'Unione petrolifera — cioè 240mila tonnellate in più (+5,2%) rispetto all'aprile 2017.

Ma ciò che gli italiani hanno bruciato nei motori con maggiore foga è stato il gasolio, +6,2%, mentre hanno usato meno benzina.

In chiave di scenario prospettico, la domanda complessiva di energia nel 2030 sarà tornata al livello di trent'anni fa, al 1988, e sarà cioè pari a 155,8 milioni di Tep (tonnellate equivalenti di petrolio).

Come cambieranno le auto
Secondo le stime dell'Unione petrolifera, a fare scendere i consumi futuri sarà soprattutto «un impatto sempre più incisivo dell'efficienza energetica, che porterà a ridurre la domanda di energia di 8,3 milioni di Tep nel decennio 2020-2030, anche in conseguenza della flessione della popolazione, che nel 2030 tornerà al livello del 2011».

L'analisi «Previsioni di domanda energetica e petrolifera italiana 2018-2030» dell'Up tiene conto anche degli obiettivi dichiarati dal Governo nella Sen (Strategia energetica nazionale) e conferma anche la tendenza a un nuovo sviluppo delle energie rinnovabili, la cui produzione salirà da 112,2 miliardi di chilowattora previsti per quest'anno a ben 172,5 miliardi di chilowattora nel 2030. Si ridurranno invece i consumi di prodotti petroliferi, i quali con «l'affermarsi di modifiche alla mobilità e il diffondersi di veicoli sempre più efficienti» perderanno 4,1 milioni di tonnellate nel lungo periodo.

In particolare, l'Unione petrolifera prevede nei prossimi 12 anni una contrazione della benzina, che alimenterà appena il 12,3% delle auto (oggi il 31,9%). La vera scoperta sulle strade verrà sì dal motore elettrico (5%) ma soprattutto dalle vetture ibride benzina-elettricità (dal 3,2% di oggi al 24,4% del 2030).

Raffineria di Augusta agli algerini
Una nota a margine. Dopo aver acquisito dalla Esso la Raffineria di Augusta (Siracusa), la compagnia petrolifera statale algerina Sonatrach ha confermato ai sindacati «la volontà di mantenere la continuità gestionale, i livelli occupazionali e gli standard su sicurezza, salute e ambiente».

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