Agricoltura

«Rincari fino al 15% per le bottiglie d’acqua o le imprese chiudono»

di Micaela Cappellini

3' di lettura

Un aumento dei prezzi delle bottiglie d’acqua del 10-15% da gennaio, o qualcuna delle 300 etichette italiane sarà costretta a uscire dal mercato. È quanto chiede Mineracqua, l’associazione che riunisce 140 produttori italiani di acqua minerale, un comparto da 3,5 miliardi di euro di fatturato al consumo. Lo chiede alla Grande distribuzione, in primo luogo. E siccome i principali distributori nazionali fanno orecchie da mercante, lo chiede anche al Governo: «Convochi un tavolo - dice il vicepresidente dell’associazione, Ettore Fortuna, storico rappresentante del settore - noi ci presenteremo numeri alla mano».

Facciamo il conto preciso degli aumenti?

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Rispetto a dicembre 2020, cioè a un anno fa, il costo del Pet per produrre le bottiglie è aumentato dell’84%, da 750 a 1.400 euro alla tonnellata. Quello del Pet riciclato, che stiamo sempre più introducendo, è cresciuto del 66%, da 1.200 a 2mila euro alla tonnellata. Il vetro è aumentato del 15%, l’energia dell’86%, la carta del 40%, i trasporti del 15%, i noli del 500%. Soltanto il gas metano, che quest’anno è aumentato in media del 135%, a dicembre lo abbiamo pagato addirittura il 420% in più.

Quanto incidono questi costi sul prezzo di produzione di una bottiglia di acqua minerale?

La verità è che l’acqua quasi non costa. Sul prezzo di una bottiglia, cioè, l’insieme di queste voci incide per oltre il 90% del costo di produzione. A questo dobbiamo aggiungere un dato importante, e cioè che l’acqua in Italia è un prodotto che dà margini di guadagno bassissimi. Il risultato è che con aumenti dei costi di queste proporzioni, già oggi c’è chi produce in perdita. E per il 2022 rischiamo di non rifornire il mercato.

Che aumento di prezzo chiedete dunque al consumatore, per una bottiglia di acqua minerale?

Noi non chiediamo un aumento, ma un adeguamento. E lo chiediamo compreso tra il 10 e il 15% del prezzo. Considerato che nei negozi discount, in media, una bottiglia di minerale costa dieci centesimi, l’aumento che domandiamo è di 1 o 2 centesimi. Senza questo adeguamento dei prezzi, oltre a rischiare di non rifornire il mercato, l’anno prossimo saremo costretti a tagliare gli investimenti, compresi quelli nella sostenibilità. Senza un aumento dei prezzi al consumo, saremo costretti a bloccare anche gli investimenti in capacità produttiva, e questo potrebbe avere delle ripercussioni sull’occupazione. Oggi il comparto dà lavoro a 45mila persone, in particolare nelle aree meno industrializzate del Paese, dove trovare un’alternativa di impiego spesso è impossibile.

Finora nessun produttore d’acqua è riuscito ad aumentare i prezzi?

Non mi risulta. Nessuno è riuscito a spuntare qualcosa nelle trattative con la Gdo. Troviamo un muro. I grandi supermercati dicono: l’inflazione è al 4%, perché ci chiedete il 10% di aumento? Peccato che l’inflazione puntuale nel nostro settore è già superiore al 10%. Già oggi noi paghiamo oltre il 10% in più per le materie prime e l’energia: ora che questi aumenti si riverberano sul dato nazionale dell’inflazione è chiaro che ci vuole del tempo. Ma noi questi aumenti li paghiamo già.

Alcuni comparti dell’industria alimentare, per esempio l’ortofrutta, chiedono di entrare nel merito dei singoli prodotti e di valutare, settore per settore, dove è indispensabile aumentare i prezzi al consumo e dove no. Siete d’accordo?

Siamo d’accordo con questo. L’acqua minerale è un prodotto di prima necessità. Ci sono prodotti che hanno una forza maggiore della nostra, e hanno anche margini più alti. Se poi tra un anno la fiammata inflazionistica rientrerà, vorrà dire che alla fine del 2022 non chiederemo aumenti.

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