La richiesta

Rincari, le Isole chiedono compensazioni

La Confindustria di Sardegna e Sicilia chiede al governo nazionale di ripristinare lo strumento della cosiddetta superinterrompibilità. Di fronte all'aumento dei costi di produzione alcune aziende hanno avviato le procedure per fermare gli impianti ad alto consumo

di Davide Madeddu

  L’azienda del gruppo Glencore è una delle imprese sarde energivore che si ritrova a sostenere costi aggiuntivi a causa degli aumenti del prezzo dell’energia

3' di lettura

Una soluzione ponte, con compensazioni economiche, per evitare che le fabbriche a maggior consumo di energia si fermino. La proposta, che unisce Sardegna e Sicilia parte da Confindustria Sardegna e ha un obiettivo: ripristinare lo strumento della cosiddetta “superinterrompibilità”, ossia la compensazione economica per imprese energivore costrette a fare i conti con costi elevati. Una soluzione più che mai attuale, alla luce dei rincari che subiscono anche le materie prime.

«Sardegna e Sicilia sono escluse dalla misura dell’interconnector virtual – premette Maurizio De Pascale, presidente di Confindustria Sardegna – e da questo fatto si è resa la necessità di trovare uno strumento utilizzato anche in passato». Da qui la proposta di far ripristinare la misura attuata nel 2010 e tenuta in piedi per cinque anni. A far partire l'iniziativa, lo scenario in cui operano le imprese sarde e quelle siciliane. «L’aggravio dei costi energetici colpisce ovviamente ed assai duramente anche la Sardegna – dice Marco Santoru, direttore di Confindustria Sardegna–, che già sconta le diseconomie strutturali e storiche dell’insularità ed in cui si rischia di raggiungere oltre il miliardo di euro di carico aggiuntivo complessivo, con effetti dirompenti sulla tenuta delle imprese e della relativa occupazione».

Loading...

Situazione, già emersa nel 2018 oggi è più marcata per le aziende impegnate tanto nella siderurgia (in Sicilia), quanto nella metallurgia non ferrosa (in Sardegna) o negli stabilimenti cementieri. Per Alesssandro Albanese, presidente di Confindustria Sicilia si tratta di un passaggio importante per cercare di compensare il divario con il resto d'Italia. «Siamo le uniche due regioni escluse dal provvedimento dell'interrompiblità - dice -e con questa misura chiediamo di trovar una soluzione che possa dare un aiuto». E che possa aiutare a superare il divario con il resto della penisola. «Noi abbiamo raffinerie, distillerie, aziende per le ceramiche e altre attività imprenditoriali che hanno un alto consumo di energia - aggiunge - questa misura serve per superare la marginalità che caratterizza le due regioni e che non è solo geografica».«Si tratta di un livello dunque insostenibile che minaccia di provocare chiusure di molte aziende in assenza di interventi efficaci – prosegue Santoru –, considerata anche la crescita fortissima e persistente di tutte le materie prime». Non è un caso che le aziende più energivore, come la Glencore, abbiano avviato le procedure per fermare gli impianti ad alto consumo. A peggiorare lo scenario sardo c'è poi la questione carbone: per il 2025 è prevista la fermata delle due centrali ma non c’è ancora il gas. L’assenza crea diseconomie per circa 350 milioni di euro l’anno con effetti sia sulle famiglie sia sulle imprese, comprese quelle che necessitano di vapore per funzionare. L'iniziativa avanzata da Confindustria, e recepita dalla Regione Sardegna che ha avviato un'interlocuzione con la Sicilia, ha l’obiettivo di sostenere, nei confronti del Governo nazionale la riproposizione del «servizio di compensazione energetico di superinterrompibilità, a vantaggio delle aziende energivore dei territori delle due isole e come riequilibrio della misura dell’interconnector virtuale operante solo per le aziende delle regioni peninsulari rinnovata per il prossimo triennio».

Una misura temporanea e parziale, aggiunge Santoru, che «risulterebbe comunque di sollievo per il nostro apparato produttivo, rispondendo anche a esigenze perequative». La richiesta ipotizza anche un arco di tempo di tre, cinque anni. «È stato calcolato anche l’impegno per sostenere questa misura – dice ancora De Pascale -: si ipotizzano circa 60 milioni l’anno per la Sardegna e 60 milioni l’anno per la Sicilia. Sempre che in Sardegna non entri subito in esercizio l’ex Alcoa perché in questo caso l'impegno dovrebbe salire a 90 milioni». Una misura che dovrebbe servire a calmierare una situazione che rischia di far schizzare alle stelle i costi. «Nel 2019 l'incidenza del costo dell'energia sui manufatti prodotti era di circa 8 miliardi - aggiunge De Pascale – oggi, con i rincari l'incidenza sul costo dell'energia viene stimato intorno ai 37 miliardi». Un incremento del costo che ha toccato punte del 700% rispetto al periodo 2019-2020. Per Confindustria l'introduzione del nuovo servizio di superinterrompibilità, «sarebbe dunque questa volta non solo a favore della sicurezza del sistema insulare particolarmente fragile ma anche una misura di decarbonizzazione poiché posto a sostegno del dispacciamento in sicurezza delle rinnovabili non programmabili esistenti e future delle due isole maggiori e ciò in attesa della messa in servizio del cavo sottomarino Tyrrhenian Link che dal 2026 unirà la Sicilia, Sardegna e Campania».

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti