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Rinnovabili, in arrivo 39 centrali eoliche nel mare davanti alle nostre spiagge. Ecco dove

Per cercare i luoghi più ventosi e per sfuggire alle opposizioni dei comitati Nimby decine di proposte davanti a Romagna, Puglia, Sicilia e Sardegna

di Jacopo Giliberto

Rinnovabili, Italia arranca; nel 2020 crollo dell'eolico

6' di lettura

Sul battello da lavoro Vortex, oceano Atlantico al largo del Portogallo, 41°41’11.2”N 9°03’52.1”W. Il battello ormeggia all’acciaio verniciato giallissimo di una delle tre colossali torri eoliche galleggianti Vestas da 8,4 megawatt della EdP Renováveis , la società delle rinnovabili della portoghese Energias de Portugal. Il fondale è 92,5 metri, quella profondità alla quale non conviene piantare il pilone sul fondo e si preferisce l’incostanza dell’impianto galleggiante. A levante sul filo dell’orizzonte fra le nuvole traspaiono le montagne di Viana do Castelo.
Qui finalmente sull’onda lunga dell’Atlantico tocco con mano — in senso non di metafora; è il tocco dei polpastrelli sulla vernice gialla resa adesiva dalla salsedine — che cos’è l’eolico offshore di cui si parla alla Cop26 di Glasgow sul clima e per il quale in Italia ci sono 39 progetti in lista d’attesa e ancora zero realizzazioni. Se venissero realizzati tutti, sarebbero 17mila megawatt, centinaia di eliche al largo delle coste di Romagna, Puglia, Calabria, Sicilia, Sardegna, Lazio, Toscana per dare all’Italia energia senza produrre fumo.

I numeri in Italia e in Europa

Fino al 31 agosto Terna , la Spa dell’alta tensione, aveva censito il lunghissimo elenco delle 39 richieste di investitori che chiedono di connettere alla rete di alta tensione progetti futuri pari a complessivi 17mila megawatt di centrali eoliche da posare in mezzo al mare. Alcune sottocosta, con il pilone ben piantato nel fondo, e altre galleggianti.

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Un lunghissimo elenco, anche se molti sono stati gli annunci e in Italia non esiste ancora nessuna centrale eolica in mare. Tutte 39 sono ancora sulla carta tranne quella in realizzazione addosso alla spiaggia di Taranto , nel cui porto sono distesi piloni ed eliche già pronti da montare.

Per certi versi, la generosità di progetti ricorda quei 15 rigassificatori del metano liquido che erano stati proposti una quindicina di anni fa: alla fine, di tanti progetti sono diventati veri due soli di essi, cioè l’Adriatic Lng al largo del delta del Po e l’Olt nel mare di Livorno.

Sui mari europei roteano già eliche per complessivi 12mila megawatt, con gli obiettivi di 60mila megawatt per il 2030 e 300mila per il 2050, investimenti stimabili per 800 miliardi di euro.

L’Italia è molto più timida; il Piano nazionale integrato energia e clima, che ora deve essere aggiornato, prevede appena 900 megawatt al 2030, venti volte meno dei progetti italiani già in lista d’attesa.

I PROGETTI EOLICI IN ATTESA
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I mari del Sud

I progetti italiani sono collocati soprattutto nel basso Adriatico in faccia alla Puglia (dal Gargano a Santa Maria di Leuca si leggono 12 progetti), nello Ionio, nel Canale di Sicilia (6) e attorno al dorso meridionale della Sardegna (8), fra il Cagliaritano e le coste dell’Iglesiente; un altro nucleo denso di proposte è fra Sardegna e Toscana (7 progetti), Elba compresa; e poi davanti alla Romagna (è il caso del progetto Agnes della Saipem).

Un terzo delle richieste a Terna per il collegamento alla rete di alta tensione (il 30,5%) è per progetti collocati su mari meno profondi di cento metri, in cui i piloni possono essere piantati nel fondo. Il resto deve galleggiare nei mari profondi, ancorato.

Il censimento della Transizione ecologica

A fine settembre si era svolta al ministero della Transizione ecologica una riunione sugli impianti eolici offshore galleggianti coordinata dal capo di gabinetto del ministero, Roberto Cerreto, per esaminare le manifestazioni di interesse raccolte dopo un avviso pubblico del 25 giugno.

Sono state 64 le manifestazioni di interesse, di cui 55 da imprese, 3 da parte di associazioni ecologiste (Wwf, Legambiente e Greenpeace) e 6 da associazioni di settore e università ( Anev , Elettricità futura , Cna, Cgil, Politecnico di Torino, Owemes ).

Sedici proposte sono già corredate da progetti per la realizzazione di specifici impianti offshore flottanti, da collocare, in sei casi, in acque oltre le 12 miglia.

Le diverse tecnologie: galleggianti, posati sul fondo

Ci sono diverse tecnologie. Queste colossali turbine eoliche portoghesi sono allestite su piattaforme galleggianti, ancorate sul fondale del mare, dall’impronta triangolare. In questo modo, lavorando su zavorre e bilanciamenti, l’asta è sempre inclinata nel modo giusto in modo che l’elica affronti il vento in posizione perfetta.

Altre eliche offshore sono monopalo, cioè galleggiano su un cilindro. Altre ancora, se il fondale è vicino, sono pali piantati sul fondo.

La startup irlandese Gazelle Wind Power , guidata dall’amministratore delegato Pierpaolo Mazza, ha inventato un sostegno galleggiante a basso impatto ambientale.

Evitare il comitatismo

Perché posare in mare queste eliche possenti su piloni che sviluppano uno sbraccio alto 200 metri, con costi decisamente più alti rispetto all’eolico sulle colline? Facile per i portoghesi dell’EdP; «perché dobbiamo cercare il vento dove è più forte e costante», dice José Pinheiro responsabile del progetto dell’EdP nell’Atlantico.

Per l’Italia — povera di vento e ricca di comitati locali riottosi a ogni “devastazione contro il nostro paesaggio” — s’aggiunge il motivo del difficile consenso. Lo scopo primario dell’eolico offshore italiano è evitare i crinali sovraffollati di pale eoliche e di comitati del no.

Tutto nasce da un fatto: primarie le fonti rinnovabili di energia, cioè acqua, sole e vento, hanno una densità energetica molto modesta e hanno bisogno di raccogliere l’energia dispersa su vaste porzioni di spazio. Vallate intere trasformate in laghi idroelettrici, decine di “mulini a vento” sui crinali delle colline, terreni laminati con il nero opalescente del silicio. Sono impianti ad altissima visibilità.

I comitati per la tutela del paesaggio sono l’altra anima, altrettanto nobile, dell’ambientalismo. Invece di voler conservare il clima che amiamo, motivo per cui s’impegna chi sostiene le fonti rinnovabili, i comitati contro gli impianti vogliono conservare il paesaggio, quell’identità dei luoghi in cui si rispecchiano le comunità di chi li abita. E il comitatismo non ha altri strumenti d’opposizione se non i ricorsi alla burocrazia, cioè ai Tar e alle sovrintendenze, per invocare la tutela a quel paesaggio difeso dalla Costituzione (articolo 9), a differenza del clima.

È sufficiente ricordare il primo progetto italiano di eolico in mare: quattordici anni fa, era la primavera 2007, la proposta di qualche pala eolica di fronte alle spiagge del Molise incappò nel rigore del molisano Antonio Di Pietro, il quale disse che la sua bella regione «ha pochi chilometri di costa, non possono rovinarceli». Il progetto si dissolse davanti all’autorevolezza mediatica dell’oppositore.

Progetti in corsa

Procede il progetto di Renexia del gruppo Toto per realizzare nel Canale di Sicilia, a una sessantina di chilometri al largo, il grande parco eolico galleggiante Med Wind: sono state completate le rilevazioni della Galatea , nave della marina militare, e dei biologi della Stazione Zoologica Anton Dohrn.

All’estero, l’Eni ha acquisitpo il 20% nel progetto inglese Dogger Bank C , terza fase del più grande parco eolico offshore al mondo.

Più di 20 chilometri al largo del Lazio prende il via un progetto di parco eolico offshore prevede l’installazione iniziale di 270 megawatt, con 27 pale eoliche alte circa 250 metri.

Falck Renewables si è alleata con BlueFloat Energy per lo sviluppo di parchi eolici marini galleggianti al largo delle coste italiane, per il progetto Kailia da 1.200 megawatt al largo di Brindisi e per Odra da 1.300 megawatt a sud del Salento. Nel dettaglio, il progetto Kailia ha avviato il mese scorso la verifica amministrativa della commissione Via del ministero della Transizione ecologica; l’impianto sarà composto da 98 aereogeneratori da 12 megawatt, per una potenza totale di 1.176 megawatt, da posare a una distanza minima di 9 chilometri dalla costa da Brindisi a San Cataldo.

La commissione Via del ministero aveva respinto il progetto ella Forur Wind per un impianto offshore nel Canale di Sicilia, nella zona Banco di Pantelleria e Banchi Avventura. Sono sospesi da anni gli inbter di un parco eolico della società Gargano Sud e il progetto a Chieuti della Trevi Energy.

Parere positivo nel 2017 invece per il progetto di Brindisi della TG Energie Rinnovabili, 36 aerogeneratori per una potenza complessiva di 108megawatt nel tratto di mare antistante i comuni di Brindisi, San Pietro Vernotico e Torchiarolo.Restando nel campo degli esami di Via, si sono concluse tre precedure: un impianto Ichnusa Wind Power di 42 turbine eoliche da 12 megawatt l’una per complessivi 504 megawatt da collocare a 35 chilometri al largo della costa sud occidentale della Sardegna; il progetto 7Seas per 25 eliche da 10 megawatt l’una nel Canale di Sicilia al largo di Trapani; l’impianto della Mediterranean Wind Offshore per 38 torri eoliche (137 megawatt) al largo di Butera e Gela (Caltanissetta).

Invece dopo 13 anni dal 2008 è ancora «alla firma del ministro della Transizione ecologica» il progetto della Trevi a Manfredonia.

Riproduzione riservata ©

  • Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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