imprese sotto tiro

Rinnovabili, i freni alle autorizzazioni costano 600 milioni l’anno al Paese

Bruxelles approva il Piano energia e clima ma l’obiettivo è lontano

di Jacopo Giliberto

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(REUTERS)

3' di lettura

Le notizie. Nei giorni scorsi la Commissione europea ha approvato — con pieno plauso a Bruxelles e totale silenzio in Italia — il Piano nazionale integrato energia e ambiente, che ora diventa operativo.

Sarà difficile per l’Italia raggiungere gli obiettivi che si è data.

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Le lentezze della burocrazia e i comitati del “no” nel comparto energetico stanno paralizzando gli investimenti in nuovi impianti alimentati da energie rinnovabili.

Per esempio le gare al ribasso bandite dal Gse per assegnare gli incentivi rinnovabili sono andate quasi del tutto deserte; le imprese hanno presentato pochissime offerte con prezzi superbi del chilowattora.

Risultato: al sistema Italia ciò pesa per oltre 600 milioni l’anno. Soldi pagati da famiglie e imprese attraverso le bollette elettriche, avverte un position paper della Confindustria intitolato «Il costo dell’inefficienza delle procedure autorizzative per la transizione energetica e la sostenibilità». Le soluzioni, secondo la Confindustria, si articolano in una tastiera di strumenti fra i quali spiccano una seria politica di semplificazioni normative e «responsabilizzare in modo efficace Regioni ed enti locali», dice il presidente del gruppo tecnico Energia della Confindustria, Aurelio Regina.

Il freno alle rinnovabili

Francesco Ferrante, vicepresidente del Kyoto Club, aveva censito 160 progetti di impianti per produrre biometano da rifiuti organici e scarti agricoli bloccati da comitati di cittadini “informati” e da sindaci imbizzarriti.

L’Anie Rinnovabili (i costruttori di centrali) avevano osservato che in media si realizzano ogni mese impianti eolici pari a 6 megawatt e impianti fotovoltaici per 54 megawatt. «Si è ancora lontani dalla media eolica di 83 megawatt al mese e fotovoltaica di 250 megawatt al mese necessarie per traguardare gli obiettivi del Pniec al 2030», annota l’Anie Rinnovabili.

Non è un caso se Terna per realizzare l’elettrodotto di alta tensione Adriatic Link fra Marche e Abruzzo (si veda l’articolo a pagina 18) ha dovuto evitare di attraversare zone riottose alla transizione energetica e così la linea di alta tensione verrà posata al largo, sul fondo del mare, con un aumento dei costi che sarà pagato da tutti i cittadini italiani.

L’analisi Confindustria

Il documento della Confindustria sui sovraccosti generati dall’inerzia burocratica e dal ribellismo passatista alla transizione energetica stima che questa paralisi pesi per circa 400 milioni l’anno per i mancati investimenti, altri 200 milioni (almeno) per la minore sicurezza del sistema energetico.

Le gare per gli incentivi alle rinnovabili bandite dal Gse e frequentate da un oligopolio di fortunati offerenti con valori da amatore sono una testimonianza di quanto costi agli italiani il freno all’offerta di nuova energia pulita.

Il documento della Confindustria che sollecita soluzioni per sbloccare la costruzione di centrali pulite sottende anche un altro problema.

Condividere con le Regioni

L’Italia sarà multata dall’Europa se non riuscirà a raggiungere quegli obiettivi. Per conseguirli bisogna togliere il tappo alle reti di alta tensione più invecchiate e costruire impianti rinnovabili là dove c’è la risorsa, cioè le centrali eoliche si fanno dove c’è vento, quelle solari nei luoghi più soleggiati, le idroelettriche dove c’è acqua. Se i comitati nimby, i Tar, i sindaci, le procure, le sovrintendenze, le Regioni fermeranno quasi tutti i progetti, saranno loro a pagare le euromulte o, come al solito, anche stavolta il sovraccosto sarà socializzato facendolo ricadere sugli altri, cioè sui cittadini e sulle imprese?

Una delle soluzioni, propone la Confindustria nel documento, è condividere gli obiettivi tra lo Stato e le Regioni in una forma di “burden sharing”, suddivisione dei compiti.

Suddividere i compiti

Aurelio Regina, presidente del gruppo tecnico Energia della Confindustria, sollecita infatti una condivisione locale degli obiettivi nazionali: «Poiché l’energia è un servizio a rete e il raggiungimento dei target europei è compito del Governo centrale, non è immaginabile una pianificazione di investimenti così rilevante senza responsabilizzare in modo efficace Regioni ed enti locali rispetto all’obiettivo nazionale. Questa — aggiunge — è una delle più grandi sfide che avrà di fronte il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani».

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