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Rinnovabili, l’Italia arretra. Rapporto Irex: «Il fisco le aiuti. La burocrazia le liberi»

di Federico Rendina

(ANSA)

3' di lettura

Campioni nelle energie rinnovabili? All'apparenza sì. In Italia molto abbiamo fatto. E molto abbiamo speso, visti i 12 miliardi l'anno abbondanti che vengono tuttora prelevati dalle bollette per finanziare la corsa al “verde”. Una corsa che ci ha garantito, nell'ultimo decennio, il pieno rispetto degli obiettivi concordati con l'Europa. Ma ora? Ecco la sgradita sorpresa. Il “campione” tira la cinghia. E rischia di mancare clamorosamente impegni che abbiamo preso (o meglio, che l'Europa ci ha imposto) al 2030. Perché i vecchi sussidi ventennali sono in progressivo esaurimento e i nuovi non ci sono. Nel frattempo i pannelli solari e le pale eoliche che popolano l'Italia hanno bisogno di molte manutenzioni e moltissime sostituzioni. Risultato: non solo non si va avanti ma si rischia di arretrare.

INVESTIMENTI NELLE RINNOVABILI DELLE TOP 20 UTILITY EUROPEE
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Segnale preoccupante: -1,7% in meno di elettricità dal fotovoltaico nel 2016
Un segnale, preoccupante, c'è già: nel 2016 il fotovoltaico italiano, complice il minor irraggiamento solare, ha prodotto l'1,7% di elettricità in meno rispetto al 2015. E così rischiamo di annullare un patrimonio, di metterci nei guai con la Ue e di creare perfino qualche problema all'equilibrio del nostro sistema elettrico, che stava tentando faticosamente di amalgamare a colpi di tecnologie e investimenti il nuovo mix tra le energie rinnovabili e la classica generazione termoelettrica. La denuncia, fortunatamente correlata con alcuni buoni consigli, viene dall'ultimo rapporto Irex predisposto dagli analisti Althesys Strategic Consultant, che sarà presentato martedì prossimo 11 aprile a Roma.

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Incentivi, ma non solo
«Serve una nuova politica mirata, che magari punti più sulla qualità degli interventi che sulla quantità dei denari elargiti. E serve una grande iniziativa sul fronte normativo per facilitare le installazioni anche di piccola taglia con strumenti di supporto indiretto come le detrazioni fiscali». sintetizza l'economista Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys. Il rapporto Irex scava nello scenario anche prospettico delle rinnovabili, non solo nel nostro paese ma anche in Europa e nel mondo, scrutando il trend degli investimenti, delle aggregazioni e delle alleanze tra imprese, delle tecnologie in evoluzione. Se ne ricava una diagnosi che ci rimprovera e ci sprona. Ci rimprovera perché stiamo appunto sprecando quanto avevamo ben impostato. Ci sprona perché ci dice almeno tre cose che dovrebbero convincerci ad un nuovo impegno.

COME SCENDONO I COSTI DELLE RINNOVABILI

COME SCENDONO I COSTI DELLE RINNOVABILI

Un affare in termini di competitività
La prima: le rinnovabili non sono solo una scelta obbligata per pulire l'ambiente e tentare di affrancarci la crescente import di materie prime petrolifere, ma sono sempre di più e sempre più rapidamente un affare in termini di competitività economica, anche considerando il trend congiunturale (che non è detto sia strutturale ) di discesa dei prezzi all'ingrosso del petrolio e del gas metano.

Vincoli tutti italiani
La seconda: lavorando sulle semplificazioni burocratiche e normative la convenienza degli impianti fotovoltaici in Italia potrebbe salire in maniera sensibile, anche senza nuovi super-incentivi. Prova ne sia - denuncia emblematicamente il rapporto Irex - che per il fotovoltaico italiano «allo stato attuale si stima un LCOE (il valore che indica il costo totale aggregato di produzione dell'energia) di 78 euro a megawattora nelle migliori condizioni di insolazione, superiore di circa 12 euro rispetto a quello francese per larga parte a causa di oneri fiscali e burocratici». Dunque «la rimozione di queste condizioni – esortano gli analisti di Althesys - penalizzanti potrebbe favorire la ripresa dello sviluppo, anche nell'ottica del raggiungimento degli obiettivi europei al 2030».

Terza ragione: le strategie del mercato elettrico si sono ormai assestate uno scenario prospettico che sconta in progressivo aumento delle quote di rinnovabili, orientando gli operatori ad una parallela contrazione degli investimenti sul termoelettrico, e addirittura a piani di dismissione delle centrali classiche. L'esempio più eclatante viene dall'Enel, che ha in atto la dismissione (con chiusure o riconversioni ad altre attività) di ben 23 impianti tradizionali sparsi per tutta Italia.

Effetto boomerang
Da uno scenario di complessiva eccedenza si è passati negli ultimi mesi a un sostanziale equilibrio tra fabbisogno e capacità di produzione di elettricità. Che ora potrebbe lasciare il posto, paradossalmente, a una nuova penuria. Nel 2016 - si sottolinea nel rapporto - abbiamo avuto 5 gigawatt di margine rispetto a un fabbisogno alla punta di 57,9 GW, che arrivano a 11,9 GW considerando i 6,9 GW di import elettrico (che peraltro abbiamo avuto a singhiozzo per colpa dei noti problemi alle centrali nucleari francesi). Ed ecco le proiezioni nello scenario base tracciato nel rapporto, quello che lascia correre l'andamento tendenziale senza gli auspicati interventi: le proiezioni “mostrano un deficit di capacità di 2,6 GW al 2021, e circa 4,2 GW al 2026 e al 2030”. Correre a costruire nuovi centrali tradizionali che rappresentano la vecchia energia? Un palese controsenso. Nuova linfa alle rinnovabili? Un dovere. E un affare, sprona il rapporto Irex.

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