Energia

Rinnovabili senza incentivi. Nuovo bando entro sei mesi

Iter in salita per i decreti di recepimento delle direttive 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonte rinnovabile e 2019/944 sul mercato elettrico

di Germana Cassar

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3' di lettura

Il quadro regolatorio in materia di energia e clima è in costante evoluzione. I cambiamenti climatici hanno spinto la Commissione Ue, con la comunicazione «Pronti per il 55%» (Fit for 55), a una revisione al rialzo dei target in materia di riduzione di emissioni, energie rinnovabili e di efficienza energetica. La stessa Commissione Ue non ha mancato di bacchettare l’Italia avviando le procedure di infrazione per il mancato recepimento delle direttive 2018/2001 sulla promozione dell’uso dell’energia da fonte rinnovabile e 2019/944 sul mercato elettrico.

Accogliendo il monito della Ue, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera il 5 agosto agli schemi di decreti i quali, per entrare in vigore, devono ancora superare il parere del Parlamento, l’esame della Conferenza unificata, ed essere emanati dal Presidente della Repubblica.

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In coerenza con le misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza e con Fit for 55, il governo ha già adeguato il decreto di attuazione della direttiva 2018/2001 ai nuovi target Ue. Si dichiara di voler raggiungere la parziale e completa decarbonizzazione del sistema energetico, rispettivamente, entro il 2030 e il 2050, conseguendo un obiettivo minimo del 30% come quota complessiva di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale lordo entro il 2030 e la riduzione dell’emissione di gas ad effetto serra di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030.

Lo schema di decreto

Per raggiungere tali ambiziosi obiettivi, lo schema di decreto si occupa di potenziare i regimi di sostegno alle energie rinnovabili, alla mobilità elettrica, al teleriscaldamento e raffrescamento e ai biocarburanti, di massimizzare l’uso dell’energia rinnovabile con configurazioni di condivisione dell’energia, di accelerare lo sviluppo della rete elettrica, di utilizzare i proventi delle aste di CO2 per finanziare gli aiuti alle tecnologie pulite, di semplificare ulteriormente le procedure autorizzative per impianti localizzati su aree idonee e la trasparenza sui contratti Ppa.

Il testo prevede la necessità di adottare, entro 180 giorni dall’entrata in vigore del decreto, nuovi decreti di incentivazione con registri e aste su base quinquennale per impianti di grossa e piccola taglia e incentivi diretti all’energia auto-consumata istantaneamente nelle configurazioni di condivisione dell’energia come comunità energetiche e di autoconsumo collettivo.

Ultimo bando in scadenza a ottobre

Tenuto conto che l’ultimo bando dell’attuale decreto ministeriale chiuderà ad ottobre, si prospetta un vuoto di sistemi di incentivazione alle fonti rinnovabili, che potrebbe bloccare la realizzazione di nuove iniziative ove il principio dell’«essenzialità» dell’incentivo venisse ancora declinato con il divieto di iniziare i lavori prima dell’assegnazione dell’incentivo. Un divieto che in passato ha anche comportato declaratorie di decadenza del titolo autorizzativo nelle more dell’approvazione del nuovo decreto di incentivazione e dell’assegnazione dell’incentivo.

Per superare le logiche oppositive di pianificazione locale di esclusione delle energie rinnovabili, il decreto accentra a livello statale la competenza a stabilire una regolamentazione di dettaglio delle aree idonee e non idonee e stabilisce che in tali aree, come per quelle contermini, il parere paesaggistico, pur obbligatorio, non è vincolante e tutti i termini del procedimento sono ridotti di un terzo.

Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, il Mite dovrà adottare uno o più decreti per stabilire principi e criteri omogenei per l’individuazione delle superfici e delle aree idonee e non idonee all’installazione di impianti a fonti rinnovabili, stabilendo altresì la ripartizione della potenza installata fra Regioni e Province autonome. L’iter di approvazione di tali decreti non sarà dei più semplici tenuto conto che occorre il concerto dei ministeri della Cultura e delle Politiche agricole oltre che l’intesa della Conferenza unificata.

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