Imposte

Rinvio plastic e sugar tax, salvi 5mila posti di lavoro nella regione Piemonte

di Marco Panzarella

(warloka79 - stock.adobe.com)

5' di lettura

Il Documento programmatico di bilancio approvato dal Consiglio dei Ministri ha prorogato di un ulteriore anno l’entrata in vigore della Plastic tax e della Sugar tax. La prima è un’imposta pari a 45 centesimi di euro che si applica a ogni chilo di prodotti in plastica monouso venduto, mentre la seconda è una tassa che grava sul consumo di bevande edulcorate: 10 euro per ettolitro per i prodotti finiti e 25 centesimi per chilogrammo per i prodotti che necessitano di essere diluiti. La decisione del Governo ha suscitato reazioni opposte: da un lato la soddisfazione di imprese, associazioni di categoria e sindacati, dall’altro la delusione di realtà quali Greenpeace e Legambiente, convinti che l’ennesima proroga rappresenti un ostacolo alla transizione ecologica.

In un quadro che rimane incerto la Regione Piemonte ha giocato un ruolo fondamentale, facendosi carico delle istanze di chi si oppone alle due tasse, prima realizzando un’analisi dettagliata basata sui dati di bilancio delle aziende coinvolte - affidata a Ires, l’Istituto ricerche socio economiche – quindi organizzando il seminario “Sugar e Plastic Tax: misure da rivedere”, una tavola rotonda a cui hanno preso parte gli addetti ai lavori e che si è conclusa con un appello unanime rivolto al Governo: le due imposte vanno abrogate. In Piemonte a guidare il fronte del No è l’assessore regionale al Lavoro Elena Chiorino, che pochi giorni dopo il seminario, in occasione della conferenza Stato-Regioni tenutasi a Roma, ha proposto ai colleghi assessori delle altre regioni l’istituzione di una intercommissione – supportata dalle Commissioni Agricoltura, Sviluppo Economico e Lavoro - per confezionare insieme una proposta di economia circolare sostenibile. «Se uccidiamo l’industria perché va contro l’ambiente – spiega Chiorino - uccidiamo il futuro dei nostri figli. Siamo d’accordo sulla salvaguardia dell’ambiente, ma non possiamo creare un danno occupazionale. La Plastic e la Sugar tax incidono sui bilanci delle aziende, che in questa situazione di incertezza stanno già bloccando gli investimenti, e sul consumatore finale, che quando le tasse entreranno in vigore vedrà aumentare sensibilmente i costi dei prodotti al carrello. Per questo vogliamo proporre al Governo un progetto alternativo, non si può risolvere un problema imponendo delle tasse, è la soluzione più semplice ma anche la peggiore». E ancora: «Ritengo che, se adeguatamente accompagnate, le imprese possano diventare il primo presidio a tutela dell’ambiente. Sono biellese, con il polo del tessile e i processi chimici connessi dovremmo avere delle acque inquinatissime e invece sono tra le più pulite d’Europa».

Loading...

La Plastic tax spaventa anche i produttori di acque minerali, che sarebbero costretti a rivedere i processi produttivi con un aumento considerevole dei costi. Per questo motivo Ettore Fortuna, vicepresidente di Mineracqua, ha chiesto l’abrogazione della tassa «iniqua perché colpisce indiscriminatamente tutte le plastiche, mentre il Pet, l’unico polimero che l’industria delle acque minerali e delle bevande utilizza per la produzione di bottiglie, è un materiale riciclabile al 100%, il che vuol dire che da una bottiglia post-consumo se ne può realizzare un’altra nello stesso materiale riciclato. Grazie al riciclo – ha osservato Fortuna - si riduce l’utilizzo di plastica vergine e si riducono le emissioni di CO2 equivalente, parametro chiave per misurare la sostenibilità». Sulla stessa linea Petros Papageorgiou, direttore generale di Lurisia, storico marchio di acque e bevande. «Le due tasse andrebbero a pesare su aziende come la nostra che cercano di investire in innovazione produttiva, forza lavoro locale, prodotti italiani e che giocano un ruolo fondamentale nel creare una vera e propria filiera che a sua volta porti valore al territorio». Secondo il manager, la via da percorrere è un’altra. «Servono supporti alle imprese e stimoli per facilitare la domanda interna, soprattutto in uno scenario complesso come quello attuale, in particolar modo per il canale del fuori casa». Per Marco Bergaglio, presidente di Union Plast «serve abbandonare un approccio non-scientifico e punitivo sugli imballaggi in plastica e liberare le potenzialità di un approccio partecipativo e premiale, attraverso l'uso dei fondi Pnrr per investimenti delle imprese verso la transizione. D’obbligo è integrare energia rinnovabile nelle fasi di produzione, trasformazione e riciclo, in cambio del mantenimento degli incentivi energivori e un coinvolgimento della scuola basato su dati scientifici e senza preconcetti, per coinvolgere ed educare verso comportamenti virtuosi e non vietare senza appello». Se l’imposta sulla plastica destabilizza il mondo dell'impresa, altrettanto timore suscita la Sugar tax. La filiera delle bevande analcoliche occupa a livello nazionale oltre 84 mila persone con un fatturato vicino ai 3 miliardi di euro.

Il settore ha pagato dazio al Covid-19 e le vendite di soft drink nel 2020, rispetto all’anno precedente, a causa delle chiusure di hotel, ristoranti e bar, sono calate del 40%.

La pandemia pare, inoltre, avere lasciato strascichi, con il 26% dei consumatori (elaborazione Nomisma su dati NielsenIQ) che adesso al momento dell’acquisto fa più attenzione al prezzo. Con l'introduzione della Sugar tax, si prevede una contrazione della domanda di soft drink pari al 17%, per quanto concerne i consumi domestici, e del 9% per i consumi fuori casa.

Il dato più preoccupante riguarda però l’occupazione, con 5 mila lavoratori che rischierebbero di perdere il posto. Per Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe, l’Associazione italiana industria bevande analcoliche «gli effetti della nuova tassa si rifletteranno sulle aziende della filiera, con i fornitori che vedranno un calo di acquisti di materie prime food e non food per 250 milioni e ripercussioni importanti anche a livello territoriale, in particolare per quelle regioni che riforniscono di frutta le aziende del settore. A differenza di altri Paesi in cui la tassa è stata pensata per invertire un trend in crescita, l’Italia è all’ultimo posto in Europa per consumi di bevande analcoliche zuccherate e il 99% delle calorie assunte quotidianamente arriva da alimenti diversi dai soft drink. Inoltre - aggiunge Pierini - le aziende del settore lavorano da anni per ridurre l’offerta di zucchero a scaffale, come dimostra l’impegno recentemente sottoscritto con il Ministero della Salute per tagliare un ulteriore 10%».

Al dibattito ha preso parte anche Confindustria Piemonte, con il presidente Marco Gay che, schierandosi a fianco di chi chiede l’abolizione delle due imposte, ha ricordato come «solo nella nostra regione le imprese imbottigliano oltre 2,8 miliardi di litri di acqua minerale l’anno, grazie a ventisette concessioni attive che rappresentano un terzo dell’intero mercato italiano. L’acqua serve anche a produrre bibite zuccherate e succhi di frutta, un settore importante per la nostra economia che vale oltre 500 milioni di euro con un giro d’affari altrettanto considerevole per l’indotto, occupando infatti oltre 1.400 lavoratori».

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti