ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùCrisi societarie

Riparazione integrale ed effettiva per escludere il reato di bancarotta

I criteri dettati dai giudici per evitare abusi e tutelare i creditori. La fattispecie è stata ripresa nelle proposte per la riforma penale fallimentare

di Guido Camera

(AdobeStock)

3' di lettura

La bancarotta riparata è una causa di esclusione della rilevanza penale della bancarotta patrimoniale, creata dalla giurisprudenza per evitare che vengano perseguite condotte in concreto prive di offensività per i creditori dell’impresa fallita. Si tratta di una fattispecie ripresa e rilanciata dalla relazione della Commissione ministeriale per la riforma del diritto penale fallimentare. Consegnate a inizio luglio alla ministra Marta Cartabia, le proposte sono ora in stand-by, visto lo scioglimento delle Camere.

In cosa consiste

Alla base della bancarotta riparata elaborata dalla giurisprudenza vi sono la valorizzazione del bene giuridico protetto dalla norma penale – l’interesse dei creditori a soddisfare i propri diritti – e della situazione oggettiva del patrimonio aziendale che si presenta all’inizio della procedura fallimentare. Non può dirsi infatti verificato alcun pregiudizio per la massa creditoria – anche potenziale – se il patrimonio dell’impresa viene integralmente ricostituito da chi si è reso in precedenza responsabile di atti distrattivi. Con la condotta riparatoria viene meno lo squilibrio patrimoniale precedentemente determinato, e la bancarotta è oggi un reato di pericolo concreto, non astratto: ciò significa che l’attività di depauperamento deve risultare idonea a creare quantomeno un rischio per le ragioni creditorie, anche in ragione della situazione finanziaria della società, incidendo negativamente sulla consistenza del patrimonio aziendale.

Loading...

Per evitare strumentalizzazioni, agevolando zone di impunità che danneggino il buon funzionamento del sistema economico, oltre che i diritti dei creditori, la giurisprudenza ha delineato dei criteri rigorosi per il riconoscimento della bancarotta riparata, stabilendo che la reintegrazione del patrimonio sociale deve essere integrale, effettiva e precedente alla dichiarazione di fallimento. Perciò, gli effetti premianti della bancarotta riparata – ovvero l’irrilevanza penale di un atto distrattivo altrimenti punito fino a dieci anni di carcere – non valorizzano tanto la resipiscenza dell’autore degli atti distrattivi, quanto l’annullamento della situazione pericolosa, o dannosa, verificatasi.

Di conseguenza, per invocare la bancarotta riparata, la reintegrazione delle condotte distrattive non può mai essere parziale; né basta dimostrare che l’impossibilità di estinguere l’intero debito verso l’impresa non dipenda dalla volontà del reo, ma da una situazione di carenza di disponibilità finanziarie e patrimoniali.

La casistica

Applicando questi principi, la Cassazione ha spiegato che l’attività di riparazione può consistere nella rinuncia a crediti certi ed esigibili e che non rilevano i versamenti fatti dall’amministratore della fallita a titolo diverso dell’integrale riparazione degli atti distrattivi (sentenza 34290/2020), anche perché ha una posizione di garanzia rispetto al patrimonio sociale (sentenza 25214/2020).

Nello stesso senso, è stato stabilito che non integra la bancarotta riparata la restituzione dell’importo ricevuto o sottratto mediante operazioni finanziarie e contabili tra società del medesimo gruppo (sentenza 13382/2021), oppure il comportamento del socio e amministratore che, dopo avere realizzato condotte distrattive, ceda prima del fallimento le proprie quote, ottenendo dall’acquirente manleva per i debiti pregressi nei confronti della società, compresi quelle derivanti dalle sottrazioni illecite (sentenza 28514/2013).

Quanto allo sbarramento temporale entro cui deve essere realizzata l’attività riparatoria, la Suprema corte ha optato per una soluzione di favore per l’autore della distrazione, visto che l’ultimo momento utile per l’esclusione della rilevanza penale della condotta non è stato collocato nell’epoca in cui l’atto distrattivo è stato compiuto, oppure quando si è iniziato a manifestare lo stato di dissesto, ma nella successiva fase della dichiarazione del fallimento.

È chiaro che una diversa opzione avrebbe significativamente ridotto l’area di operatività della bancarotta riparata, soprattutto in relazione ad atti distrattivi risalenti nel tempo rispetto all’insorgere dell’insolvenza, magari compiuti quando l’impresa era economicamente e finanziariamente solida.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti