Il trend

Riparte la corsa delle start up La Campania sorpassa il Veneto

Dopo la gelata di marzo e aprile i numeri delle nuove iniziative in numerose regioni e per l'intero Mezzogiorno hanno già superato i valori realizzati nel 2019. Sprint di Napoli e Bari

di Luca Orlando

Sistemi di manifattura additiva prodotti da Roboze di Bari

4' di lettura

«Nuovi contratti? Caspita, certo che sì». Per Flavio Farroni, fondatore di Megaride, il 2020 è stato un anno in progresso. Non scontato, per una start-up nata nel 2016 che ha l’ambizione di vendere i propri software alle multinazionali delle due e quattro ruote, scontrandosi con gruppi di dimensioni maggiori e con il congelamento di molti budget a causa della pandemia. Anno che in realtà è stato positivo per il mondo delle start-up anche in senso lato, perché con la fine del lockdown e la progressiva ripresa delle attività, anche i mattoni di base dell'innovazione imprenditoriale hanno ripreso il percorso avviato nel periodo pre-Covid. E il Sud non fa eccezione, allineandosi e in qualche caso superando il trend nazionale, che vede una ripresa decisa delle nuove iscrizioni al registro delle start-up, già arrivate nei primi 11 mesi del 2020 oltre i livelli del 2019.

Nei numeri di fine novembre le nuove start-up iscritte nel corso dell’anno in tutta Italia superano le 3mila unità: nell’intero 2019 erano state invece 2823.

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Crescita che coinvolge il Mezzogiorno, in particolare Campania e Puglia. In Campania le neo-iscritte 2020 sono infatti 254, già oltre le 214 registrate l’anno precedente; in Puglia siamo a quota 128, già a ridosso dei livelli del periodo gennaio-dicembre 2019. Già oltre i numeri del 2019 anche Sicilia e Sardegna, mentre in controtendenza rispetto alla media sono solo Basilicata e Calabria, in entrambi i casi con numeri di iscrizioni in calo.

Spinta evidente ad esempio a Napoli, l’accelerazione 2020 che consente alla Campania di salire al terzo posto tra le regioni, alle spalle di Lombardia e Lazio ma davanti al Veneto, meno brillante nel corso del 2020 in termini di avvio di nuove iniziative imprenditoriali. In Campania le start-up sono ora nel complesso 1.042, scatto di oltre 100 unità rispetto alle 852 presenti nel terzo trimestre 2019. Percorso non replicato in Veneto, che da 918 si è portato a quota 965.

Decisivo per il sorpasso è proprio il contributo del comune di Napoli: sono 365 le start-up iscritte nel registro dedicato, 72 i nuovi ingressi registrati nell’intero 2019, 103 il dato dei primi 11 mesi dell’anno.

Situazione analoga per la provincia di Bari, altro hub di innovazione del Mezzogiorno: dalle 53 iscritte nel 2019 si è passati infatti ad un quasi raddoppio (97) nei primi 11 mesi del 2020.

Se la spinta dal basso è rilevante, non mancano al Sud casi di successo di realtà più mature, già sul mercato o in procinto di arrivarci.

Interessante ad esempio è il percorso della napoletana Megaride (software di ottimizzazione nel dialogo pneumatico-strada), che conferma pur nel disastrato 2020 i ricavi dell’anno precedente (un milione di euro), con prospettive di crescita non banali. «Il lockdown - spiega il fondatore Flavio Farroni - in un certo senso ha livellato al ribasso il sistema aiutando i “piccoli”. I nostri webinar, in passato seguiti da una platea limitata, hanno trovato un’audience ben superiore. Così, nel 2020 abbiamo avuto moltissimi contatti e richieste di offerta, anche da team di Formula 1. Il nostro organico è già salito di quattro unità ma altre 2-4 posizioni dovranno aggiungersi entro giugno: il lavoro da fare per fortuna sta crescendo e abbiamo nuovi ordini importanti da gestire».

Progressi anche per Etesias, altra realtà campana nata a inizio 2019 con l’idea di innovare nel campo dell’edilizia, impiegando la stampa 3D per la realizzazione di elementi costruttivi portanti di peso inferiore grazie alla creazione di una serie di “vuoti” funzionali. Tecnologia che ha già suscitato l’interesse di alcuni big del settore. «Collaboriamo con Italcementi e Basf - spiega il fondatore e Chief Technology Officer Costantino Menna - ma devo dire che il 2020 è un anno importante in termini di contatti, di richieste da parte del mercato». Grazie anche a nuovi fondi erogati da Invitalia, il percorso di sviluppo prosegue, con la previsione di tre ingressi nel 2021, anno in cui verranno realizzati nuovi dimostratori per evidenziare i vantaggi concreti della tecnologia.

A Bari svetta invece la storia di Roboze, nata nel 2011 e ormai non più classificabile come start-up. Avviata da Alessio Lorusso in un garage, come nei racconti “eroici” della Silicon Valley, l’azienda è cresciuta negli anni grazie all’intuizione del fondatore, l’applicazione di movimenti meccanici di precisione in grado di raggiungere per piccole produzioni di serie la standardizzazione necessaria ai settori più sfidanti. E, infatti, oggi le stampanti di Roboze sono acquistate dai gruppi dell’aerospazio, dai colossi dell’Oil&Gas, persino da scuderie di Formula 1. Che in questo modo realizzano ai box di ogni circuito pezzi ad hoc in grado di modificare l’aerodinamica del veicolo. La piccola multinazionale punta a superare nel 2020 quota 5 milioni di ricavi, vanta un organico di 80 unità, ha aperto di recente sedi a Monaco e Houston. «Bari non è mai stato un limite al nostro sviluppo - spiega Lorusso - e anzi devo dire che i giovani in uscita dal nostro Politecnico sono di un livello di eccellenza assoluta. Il percorso di crescita per noi continua: nel 2020 i ricavi crescono nell’ordine del 70% e l’anno prossimo puntiamo ad avere in organico di cinquanta persone in più». Un rapido sguardo al sito conferma la visione: sono 23 le posizioni aperte, suddivise tra il quartier generale di Bari e la nuova sede in Texas.

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