internazionalizzazione

Riparte il dialogo tra Italia e India

di Gianluca Di Donfrancesco


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(Marka)

3' di lettura

Un mercato con 1,3 miliardi di abitanti, per due terzi sotto i 30 anni di età, con un Pil in crescita a tassi superiori al 7%, i più alti tra le grandi economie, e con un Governo deciso a liberare l’enorme potenziale del Paese, attraverso programmi di riforme che investono in profondità il sistema economico e sociale del Paese. Questa è la grande “torta” delle opportunità che oggi l’India ha da offrire. Anche all’Italia e alle sue imprese, che con il Subcontinente cercano «un nuovo inizio», come l’ha definito il viceministro allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto, durante i lavori della missione imprenditoriale a New Delhi e Mumbai, organizzata da Agenzia Ice, Confindustria, Abi, Unioncamere e Rete imprese Italia e promossa dai ministeri dello Sviluppo economico e degli Affari esteri.

L’INTERSCAMBIO ITALIA INDIA

Dati in miliardi di euro. (Fonte: Istat e Sace)

L’INTERSCAMBIO ITALIA INDIA

La missione è la prima dal 2011 e segna la definitiva normalizzazione dei rapporti diplomatici tra i due Paesi, rimasti a lungo ostaggio della vicenda dei due marò, arrestati dalle autorità indiane per l’incidente della Enrica Lexie del 2012 (con l’accusa di aver ucciso due pescatori al largo delle coste del Kerala), e ora in Italia in attesa della pronuncia del Tribunale arbitrale internazionale. Ieri, Scalfarotto ha avuto un bilaterale con il ministro per l’Industria e il commercio Nirmala Sitharaman, attesa a Roma il 12 maggio per la commissione mista Italia-India.

Al seguito del viceministro Scalfarotto, a New Delhi sono arrivati il 26 aprile circa 150 rappresentanti di 80 tra aziende, agenzie governative e università. Alla fine della missione, domani sera, le imprese italiane avranno tenuto quasi 850 incontri con aziende indiane. Tra gli altri, sono presenti Michele Scannavini, presidente dell’Agenzia Ice, Licia Mattioli, vicepresidente di Confindustria per l’internazionalizzazione e Guido Rosa, vicepresidente Abi per l’internazionalizzazione.

Certo, non è facile partecipare all’ambizioso progetto di sviluppo del primo ministro Narendra Modi, incarnato in primo luogo nel programma Make in India: bisogna vedersela con la complessità del Subcontinente, con la determinazione del Governo a sviluppare la produzione locale e con la concorrenza degli investitori globali. «Nell’80% dei Paesi – spiega Scalfarotto – la competizioni non è tra imprese, ma tra sistemi Paese. La missione in India serve appunto ad aiutare le nostre aziende, che già fanno un lavoro fantastico, ad affrontare questo mercato non da sole, ma con un sistema alle spalle, come da anni fanno Germania e Francia».

Per le imprese italiane, afferma Mattioli, ci sono «moltissime opportunità, soprattutto nel settore delle infrastrutture e del food processing, in particolare nella catena del freddo per la conservazione dei cibi», dove l’India è ancora molto indietro. «Tuttavia – aggiunge Mattioli - ci sono ancora ostacoli nelle procedure e grandi barriere tariffarie, che mettono il made in Italy, totalmente fuori mercato: abbiamo chiesto al Governo indiano e stiamo lavorando con loro per ridurre questi dazi, ovviamente a livello europeo». Anche per Mattioli la missione deve servire ad nei rapporti con un Paese che.

Appena qualche giorno fa, il ministro dell’Economia, Arun Jaitley, ha affermato che il Pil indiano crescerà del 7,5% quest’anno, dal 7,1 del 2016. «Il programma di riforme e sviluppo varato dal Governo Modi – sottolinea l’ambasciatore in India, Lorenzo Angeloni – sembra andare nella direzione giusta. Le liberalizzazioni intraprese sono uno dei “pro” di questo Paese, insieme all’espansione della classe media».

I numeri che fotografano i rapporti tra Italia e India, sottolinea il presidente di Agenzia Ice, Scannavini, sono sotto il potenziale: «C’è un grade gap». In termini di export, l’Italia è il 26° fornitore dell’India con una quota dell’1,1%, mentre per investimenti diretti esteri è al 13° posto (nel periodo tra il 2000 e il 2016), con una quota dello 0,7%: «Ma dove c’è un gap – conclude Scannavini – c’è un’opportunità».

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