EDILIZIA

Riparte (in ordine sparso) il business delle piscine private

di Ilaria Vesentini


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3' di lettura

«Siamo alla nona edizione di ForumPiscine e forse non si è mai respirato prima il fermento che circola in fiera in questi tre giorni». È il primo commento a caldo di Federico Maestrami, al termine del più importante evento professionale in Italia per il settore delle piscine e delle spa, da lui organizzato in contemporanea con ForumClub (salone giunto invece alla 18esima edizione) nel padiglione 19 del distretto fieristico bolognese.

«Una fiera-congresso sul modello delle convention americane - spiega Maestrami, editore di riviste tecniche specializzate in fitness & wellness prima che organizzatore fieristico di settore - perché l’intento è fare cultura e rafforzare la specializzazione di un mercato che in Italia ha ancora molto da esprimere, considerando che oggi una piscina privata ha il costo di un’automobile di media cilindrata (20mila euro per una vasca media di 4x8 metri) e che i volumi di costruito si sono dimezzati dal 2008 a oggi».

I dati di Cnel e Assopiscine (l’Associazione italiana costruttori piscine, 200 imprese specializzate che rappresentano però meno del 15% del settore in Italia) rilevano la presenza di circa 156mila piscine private lungo lo Stivale, ovvero un impianto ogni 850 abitanti, contro un rapporto in Francia di 1 a 105 e in Spagna di 1 a 116. Eppure in Italia il 70% delle famiglie vive in un’abitazione di proprietà e quasi in un caso ogni dieci si tratta di un immobile di prestigio circondato da un giardino di almeno 400 mq, dove installare facilmente un’ampia piscina privata. Percentuali che non migliorano se si guarda il dato delle piscine pubbliche: una ogni 19mila abitanti in Italia, contro il rapporto 1 a 5mila in Portogallo e e 1 a 5.460 in Germania. «A penalizzarci è innanzitutto il quadro normativo - spiega il presidente di Assopiscine, Antonio Fedon - e non solo o non tanto per la moltitudine di norme locali diversissime che rendono ogni cantiere un interrogativo, ma per l’assenza di un chiaro profilo professionale del costruttore di piscine che qualifichi gli operatori e quindi garantisca alle famiglie un lavoro a regola d’arte».

In Italia è stata finalmente recepita a fine 2016 la norma UNI 10637 sulle piscine domestiche «e questo ha finalmente portato un po’ di ordine e chiarezza nel settore, ma per quanto riguarda le acque termali, ad esempio, la legge di riferimento è del 1927 – continua il presidente di Assopiscine, reduce da un convegno con Federterme in fiera a Bologna - e sono gli stessi uffici ministeriali a chiederci oggi una mano per stilare assieme le nuove linee guida. Perché anche nel nostro settore tecnologie ad alta efficienza e sostenibilità hanno fatto passi da gigante, ma mancano scuole di formazione e aggiornamento. La nostra priorità è arrivare a definire la figura del costruttore professionale di piscine, un’azienda ha bisogno di almeno cinque profili tecnici diversi per poter consegnare una vasca con una polizza assicurativa decennale, come quella che rilasciamo tutti noi aderenti ad Assopiscine».

A fare da benchmark è la Francia, seconda solo agli Stati Uniti per diffusione del fenomeno “piscina privata o commerciale” e specializzazione delle aziende. A ForumPiscine e ForumClub espongono circa 150 imprese da 12 Paesi tra Europa, Cina, Usa, Israele. E tra stand, convegni e incontri B2B sono 7mila gli operatori e i buyer in giro nel quartiere bolognese. Dove è palpabile la ripartenza del settore, dopo oltre otto anni di crisi dell’edilizia. «Gli italiani tornano a investire nelle piscine per incrementarne il valore della casa, che sale di circa il 10% se c’è una vasca professionale», spiega Assopiscine. E con 15mila euro oggi si realizza una piscina di circa 30 metri quadrati con sistemi di ricircolo e filtrazione dell’acqua a norma di legge.

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