Industria

Riparte la manifattura a Genova ma soffrono i servizi e crolla il turismo

L’analisi di Confindustria Genova fotografa il secondo semestre 2020 e prevede il segno più per il 2021. Mondini: «Il nuovo governo tolga selettivamente il blocco ai licenziamenti»

di Raoul de Forcade

Giovanni Mondini presidente Confindustria Genova (Imagoeconomica)

3' di lettura

Nel secondo semestre 2020 è ripartito il comparto manufatturiero a Genova. Non così i servizi, che mostrano ancora segni di sofferenza. A fare il punto sulla situazione nell’anno del Covid è Confindustria Genova, nella consueta analisi degli indicatori economici del territorio.

«L’industria manifatturiera - afferma il presidente degli imprenditori genovesi, Giovanni Mondini - ha tenuto, quasi sopra le attese. Il settore dei servizi invece è problematico». Con il quadro della pandemia, ha proseguito, è difficile fare previsioni sui primi sei mesi di quest’anno «ma la sensazione è che siamo ancora in tempo per avere un anno non disastroso. È però necessario che, tra fine aprile e maggio, ci sia la liberalizzazione di gran parte delle attività: il turismo e i servizi devono poter ripartire a fianco dell’industria manifatturiera».

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Stop al blocco licenziamenti

Sul fronte politico, Mondini ritiene che avere «fiducia in Draghi», sia «giusto, la sua storia dice quello che ha fatto. Credo che il governo nuovo lavorerà per togliere il blocco dei licenziamenti che scade il 31 marzo, mantenendolo per qualche settore, come il mondo dello spettacolo, il turismo congressuale e gran parte del turismo».

Per il resto, prosegue Mondini, «crediamo sia giusto che non ci sia più il blocco dei licenziamenti, perché alcune aziende devono riorganizzarsi, è inevitabile. Ma se la liberalizzazione sarà esclusivamente per i settori in mano all’industria manifatturiera ci saranno riorganizzazioni ma non quella che qualcuno definisce una “macelleria sociale”».

Secondo Mondini, «la riorganizzazione potrà comportare cambiamenti del personale, magari ci sarà una fase di turning dove, fra un licenziamento e un’assunzione di nuove figure professionali, potrà non esserci contemporaneità; ma sono convinto che si tratterà di pochi mesi. Se ci saranno riorganizzazioni, porteranno poi assunzioni di nuove professionalità più consone a percorsi che alcuni tipi di imprese oggi devono seguire».

La congiuntura

Venendo ai dati su Genova, il report di Confindustria testimonia che la seconda metà del 2020 si è chiusa, sommando industria e servizi, con un fatturato Italia stabile (+0,3%) ed estero negativo (-3,3%), +0,9 gli ordini Italia e -2,1% quelli esteri. Gli occupati segnano -0.5%.

Maglia nera per il turismo che, a causa delle norme anticovid, ha chiuso il secondo semestre 2020 con un calo del fatturato Italia del 37,6% e di quello estero del 23,2% con un calo del 10,9% degli occupati. Positivo, viceversa, il settore della sanità, con +15,6% di fatturato e occupati +0,5%.

L'industria manifatturiera, da sola, come si è accennato, ha indicatori migliori: +1,1% la produzione, +8,6% il fatturato interno, -2,5% quello estero, +1,6% gli ordini Italia, -4,4% gli ordini estero il dato che preoccupa di più, +0,5% gli occupati in organico. A trainare sono le commesse delle grandi aziende dell’impiantistica metalmeccanica, mentre cala il fatturato delle aziende hi-tech e della cantieristica navale. L’industria alimentare ha aumentato la produzione del 2,7%. La logistica ha visto ridursi il fatturato del 14,7% in Italia e con l'estero del 4,5%.

Le previsioni 2021

«Il 2021 avrà segno positivo - dice il direttore di Confindustria Genova, Guido Conforti - ma di quanto e da quando è difficile prevederlo». Le stime per il primo semestre parlano di fatturato complessivo in crescita dell'1,8%, ordini +1,5%, esportazioni +0,6% e occupati +0,4%.

Il sindacato

Rispetto alla posizione di Mondini in merito allo stop al blocco dei licenziamenti, Luca Maestripieri, segretario generale della Cisl Liguria, replica: «Noi diciamo che non è ancora il momento e che lo sblocco selettivo darebbe un segnale contraddittorio e ambiguo al Paese, ancora in piena pandemia, e senza che se ne possano traguardare gli sviluppi né prevedere la fine».

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