riforme e manovra

Riparte la riforma del catasto

di Marco Mobili

3' di lettura

La riforma del catasto torna nel nuovo piano nazionale delle riforme (Pnr) che accompagnerà il Documento di economia e finanza in arrivo per il prossimo 10 aprile. È più di un’idea quella che sarebbe maturata nelle ultime settimane tra i tecnici di via Venti Settembre: ripescare i principi della legge delega approvata due anni fa all’unanimità dal Parlamento e portare alle Camere lo schema di decreto attuativo messo a punto e poi bloccato all’ultimo da Palazzo Chigi. E nel pacchetto fiscale del Pnr troverebbero posto anche un rilancio della fatturazione elettronica, nonché il consueto rinvio alla riduzione del numero e della portata delle agevolazioni fiscali.

Ma non ci sarà solo il Pnr. Nel ripescare quella parte della delega fiscale rimasta inattuata, il Governo punterebbe anche a riproporre, in una versione rivista e corretta rispetto alla bozza di due anni fa, il decreto attuativo della riforma dei giochi pubblici. Riforma che dovrà comunque viaggiare in parallelo con la definizione delle regole sul gioco tra Stato ed enti territoriali. Nel cantiere del Fisco ci sarebbe posto anche per la giustizia e il processo tributario. A questo si aggiungono i due disegni di legge che la commissione Finanze della Camera si appresta a presentare la prossima settimana: uno sui nuovi indicatori sintetici di affidabilità economica, chiamati a sostituire gli studi di settore, e uno sulla riforma delle agenzie fiscali.

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Il ritorno sulla scena della riforma del catasto, così come un potenziamento della fatturazione elettronica, trovano una loro giustificazione nelle ultime raccomandazioni formulate all’Italia dalla Commissione europea dopo la pubblicazione delle previsioni macroeconomiche invernali. Bruxelles ha sottolineato, infatti, che in Italia sono stati compiuti «progressi limitati» sia nel ridurre le tax expenditures sia «nel completare la riforma del catasto». Riforma che in realtà era stata messa a punto e definita in quasi tutti i suoi dettagli, tanto che il Governo Renzi allora era pronto a inviarla alle Camere per i relativi pareri. A fermare l’Esecutivo furono soprattutto i dubbi sul rispetto della clausola di invarianza del gettito con la definizione delle nuove regole di tassazione degli immobili (si veda il servizio a lato). Il principio di fondo resterebbe lo stesso: garantire l’invarianza per le casse dello Stato senza aumentare la tassazione ma ridistribuendo il carico fiscale tra periferia e centro.

Per rispondere all’altra raccomandazione di Bruxelles sulla possibilità di implementare il ricorso sia alla fatturazione che al pagamento elettronico il Governo punterebbe a lavorare su due fronti. Uno comunitario, chiedendo una deroga, anche temporanea, alle regole Ue che vietano ai Paesi Ue di introdurre l’obbligo della fatturazione elettronica. L’altro – tutto interno – incentivando, con la riduzione di adempimenti e l’eliminazione delle nuove comunicazioni Iva, il ricorso all’e-fattura.

Tra le novità in arrivo anche un possibile intervento sul contenzioso. Intervento che punterebbe a ridurre i tempi delle liti: sia introducendo una rottamazione di quelle pendenti sulla falsa riga della definizione agevolata delle cartelle di Equitalia; sia elevando da 20mila a 50mila il limite della mediazione tributaria. Mediazione che potrebbe anche essere affidata alle commissioni tributarie (oggi la mediazione è gestita dalle Entrate, che comunque è parte in causa) dopo che in quelli che dovranno diventare i tribunali del fisco i giudici saranno due togati e uno laico. Allo stesso tempo il Governo potrebbe accogliere l’invito del Csm a creare una task force (una cinquantina di giudici) per smaltire l’arretrato.

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