intervista a Pasquale Natuzzi Jr

«Ripartiamo dalla Cina, qui troppe incertezze»

Chief creative & marketing officer del gruppo produttore
di divani e salotti con quartier generale a Santeramo in Colle (Bari)

di Vincenzo Rutigliano

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 Modelli delle collezioni dell'azienda Natuzzi

Chief creative & marketing officer del gruppo produttore
di divani e salotti con quartier generale a Santeramo in Colle (Bari)


3' di lettura

Natuzzi ha il suo “recovery plan” contro la pandemia e riparte proprio dalla Cina, dal mercato che presidia da anni con stabilimenti a Shanghai, 250 negozi e molti dei quasi 2.500 lavoratori che occupa all’estero, compresi Brasile e Romania. «In Cina c’è l’energia e la voglia di riprendere le vendite che non vedo qui in Italia, dove non sappiamo quando e come riapriremo tra tanti Dpcm che non aiutano a programmare anche sul breve periodo», dice Pasquale Natuzzi jr, chief creative & marketing officer del gruppo, sorto nel 1959 e quotato a New York dal 1993. Per questo, dal 20 aprile, lo stabilimento di Santeramo ha riaperto proprio per realizzare 600 prototipi di divani e salotti da inviare a Shanghai dove, a metà giugno, in due locations, Natuzzi presenterà ai cinesi la sua nuova collezione 2020. Grazie all’intesa con prefetture e organizzazioni sindacali, quasi 130 operai lavorano, da oltre 2 settimane, ai prototipi nei quali condensare, sul piano stilistico e funzionale, quelle che Natuzzi jr. definisce le due diverse «ere», pre e post Covid, con le quali misurare gli effetti sul fatturato 2020, dopo che il 2018 ha chiuso a 428,5 milioni, ultimo dato disponibile, mentre per il 2019 occorrerà attendere l’assemblea di bilancio rinviata, causa pandemia, a metà giugno.

Il gruppo si è quindi dato una sorta di recovery plan?
«Esatto - dice il figlio del fondatore del gruppo (4.500 occupati, 550 negozi monomarca e 90% di export in 5 continenti –.Dopo l’annullamento del salone del Mobile di Milano abbiamo dovuto reinventarci e sfruttare la nostra forza sul mercato cinese organizzando un evento nel quale tutta quella comunità del mobile legata a noi, conoscerà le nostre novità al Salone di Shanghai. Faremo questa sorta di congresso che rientra tra quelle attività inserite nel recovery plan che abbiamo iniziato a strutturare, non appena ci siamo resi conti che la pandemia non sarebbe stata una passeggiata».

Quale filosofia muove i nuovi modelli per la Cina?
Con il Covid cambia il concetto stesso di salotto, del divano?

La nostra offerta non è più relegata o circoscritta al perimetro del divano o della poltrona, il nostro è un concetto di lifestyle coerente con la nostra terra, di total home. Dividiamo le ere:fino al Salone del Mobile stavamo dando seguito ad un percorso di riposizionamento della marca Natuzzi Italia per acquisire una posizione di leadership nella design community di architetti, decoratori di interni, una comunità sofisticata nella quale ci siamo affacciati negli ultimi 4-5 anni. Ora invece la casa deve adattarsi a fenomeni come lo smart working: siamo connessi da casa con il mondo, con prodotti che abbiamo in casa e che devono poter adempiere a diverse funzionalità.

Che mercato si sta delineando in Cina dopo la riapertura?
C’è grande energia,c’è grande voglia di ripartenza e molta poca pazienza ad attendere, per esempio, i ritmi dell’Italia. Gli uomini e le donne di questo Oriente non aspettano, hanno voglia di riprendere il retail, continuare a servire i consumatori cinesi con le novità, le innovazioni, le nuove strategie di marketing e noi non ci siamo fermati. Siamo multitasking proprio dal punto di vista del pensiero, dello spazio, e quindi la Cina (Natuzzi ha una joint venture con Kuka per la commercializzazione-ndr) continueremo a servirla al meglio.

Segnali dal Nord e Sud America?
Negli Usa le vendite vanno malissimo, è lo stallo completo, c’è grande confusione: Trump è volubile e comunica in modo non chiaro.Siamo molto preoccupati. In Brasile invece siamo presenti da oltre 20 anni con fabbriche a Salvador de Bahia, negozi, uffici. Ci abbiamo creduto e investito tante e oggi è una country profittevole.

La pandemia sta modificando anche le vendite on line.Vi state attrezzando?
Cambia anche questo:on line non puoi spendere 15.000 euro per un divani senza vederlo, toccarlo. Lo scontrino medio nell’on line nel nostro settore è tra 1.500 e 2.500. Dobbiamo quindi ripensare alla nostra offerta e-commerce con collezioni smart, tattiche, che possono essere facilmente spedite, consegnate e assemblate (modello Ikea insomma). Una bella sfida.

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