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Ripensare le aste, dopo il Nobel per l’Economia

di Gérard Pogorel

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(AFP)


3' di lettura

L'assegnazione del Premio Nobel per l'Economia 2020 a Paul R. Milgrom e Robert B. Wilson è l'occasione di una riflessione sul ruolo del economia academica standard nelle nostre istituzioni e nelle nostre società, e la sua influenza sulle politiche publiche. I due distinti scienziati, secondo l'Accademia reale svedese delle scienze, “sono stati riconosciuti per scoperte teoriche che hanno migliorato il funzionamento delle aste e hanno anche progettato formati di aste per beni e servizi difficili da vendere in modo tradizionale, come le frequenze radio.” Ha dichiarato Peter Fredriksson, presidente del comitato del premio: “I laureati di quest'anno in scienze economiche hanno iniziato con la teoria fondamentale e successivamente hanno utilizzato i loro risultati in applicazioni pratiche, che si sono diffuse a livello globale. Le loro scoperte sono di grande beneficio per la società”.
Se consideriamo l'area delle frequenze radio, « benefici per la società », effetti positivi, ce ne sono certamente stati. Le aste negli anni 90 e 2000 hanno avuto un ruolo determinante nell'apertura dei mercati di telecomunicazioni. Hanno consentito il sorpasso dell'era monopolista e la diffusione competitiva di servizi di comunicazione di altissimo valore.

Ma occorre interrogarsi, nel 2020, anche sulle conseguenze negative, sul lato oscuro della forza. Qual è il bilancio complessivo di due decenni di aste, in particolare in Europa?

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Come procedere oggi alla luce di più di vent'anni di esperienze per mettere il « beneficio per la società » al cuore degli obiettivi e delle pratiche nelle politiche pubbliche? In questa prospettiva, è importante escludere l'argomento secondo cui è dovere dello Stato massimizzare il ritorno su beni di dominio pubblico. E di impronta ideologica l'argomento secondo cui è dovere dello Stato massimizzare il ritorno su beni di dominio pubblico.

I mezzi non devono soppiantare gli obiettivi e un'asta di frequenza “di successo” non deve essere annunciata come quella che ottiene commissioni elevate, lasciando ritorni sociali positivi ai margini. Lo Stato non ha da comportarsi come un attore privato che massimizza attraverso aste il proprio profitto, ma come un potere pubblico che pone in primo piano nelle decisioni pubbliche gli obiettivi di sviluppo sociale ed economico. E non esiste un alchimia magica che trasforma il piombo in oro, e renda la massimizzazione del gettito fiscale lo strumento del bene comune per la società.

Recenti studi di accademici, consulenti internazionali e organismi di settore, e la semplice osservazione di buon senso della realtà, contraddicono i presupposti analitici della fede cieca del manuale Econ 101. Dimostrano che la progettazione prevalente delle aste dello spettro, il suo focus principale sulle commissioni da pagare alle casse del governo, non solo non riesce a stimolare gli investimenti di rete, ma li ostacola. L'amara verità è che, dopo avere avuto un ruolo molto positivo 20 anni fa, le aste dello spettro hanno esaurito questo loro ruolo e non raggiungono più ciò a cui erano destinate, ovvero promuovere lo sviluppo del settore, la concorrenza, e contribuire alla crescita economica e sociale. Gli oligopoli « forti » sono oggi rafforzati in tutta l'Europa, con effetti perversi.

Si osserva proprio il fenomeno evidenziato da Wilson, la « maledizione del vincitore » nelle aste, che succede quando della “black box” dei giochi di poker delle aste, escono impegni eccessivi, danneggianti per lo sviluppo dell'industria e del sistema paese.Ironia della sorte, in un classico esempio in cui la mano destra ignora ciò che viene fatto dalla mano sinistra, i rami del governo o le agenzie responsabili delle licenze, mentre tassano pesantemente gli operatori di telecomunicazioni, si sono lamentati vocalmente delle loro carenze nell'investire nella distribuzione della rete e copertura della popolazione. Osservazione critica in un momento di pandemia in cui lavoro e educazione a distanza ricchiedono in maniera urgente un offerta di connettività allagarta e potente. Per tornare all'argomento Nobel, anche i risultati dei cervelli migliori delle scienze economiche mondiali devono essere relativizzati alla luce delle realtà sociali osservabili.La marea in questo secolo, sta cambiando e la visione di buon senso delle realtà prevale in molti paesi. Lo spettro radio è una risorsa pubblica da gestire nell'interesse pubblico. Il valore dello spettro non risulta di una “black box” incontrollabile, ma risiede nel suo utilizzo da parte dell'economia e della società. La priorità riconosciuta è allineare l'uso dello spettro, in particolare per il 5G, con gli obiettivi economici e sociali. Se l'offerta finanziaria è stata ancora un fattore determinante nella concessione delle licenze in molti paesi, occore oggi puntare in maniera urgente al futuro digitale includendo strategie complessive di copertura e programmi di implementazione coordinati definiti dalle politiche pubbliche.

Professor of Economics-Emeritus
Institut Polytechnique de Paris-Telecom Paris
CNRS Interdisciplinary Innovation Institute I3


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