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Ripresa addio, l’Europa rimanda l’Italia a ottobre

Prima ancora di essere giudicati sulle conseguenze economiche del coronavirus, l’Europa ci ha già rimandato ad ottobre per via degli squilibri che hanno relegato l'Italia in fondo alla lista assieme a Cipro e Grecia

di Giancarlo Mazzuca

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(studio v-zwoelf - stock.adobe.com)

Prima ancora di essere giudicati sulle conseguenze economiche del coronavirus, l’Europa ci ha già rimandato ad ottobre per via degli squilibri che hanno relegato l'Italia in fondo alla lista assieme a Cipro e Grecia


2' di lettura

Ripresa, addio. Prima ancora di essere giudicati sulle conseguenze economiche del coronavirus, l’Europa ci ha già rimandato ad ottobre per via degli squilibri che hanno relegato l'Italia in fondo alla lista assieme a Cipro e Grecia.
Con un rapporto debito/Pil che è continuato a salire, meglio non illudersi troppo: nonostante le aperture di Bruxelles, che ha appena promesso a tutti i partner maggiore flessibilità di bilancio, Gentiloni non potrà fare miracoli.
Nessuno sconto dalla Ue
Se, in passato, la Commissione aveva chiuso un occhio sui nostri conti, oggi non possiamo illuderci che la Ue ne chiuda addirittura due anche se, dalla nostra, abbiamo l'alibi dei contraccolpi dell'epidemia che si preannunciano gravi.
È chiaro perché molti addetti ai lavori sono, al riguardo, scettici: in tempi che oggi potremmo definire normali - senza, cioè, l'emergenza del coronavirus -, non avevamo fatto proprio nulla per ridurre drasticamente il nostro debito pubblico e per favorire la crescita.
Gli ultimi governi hanno, in effetti, insistito troppo su provvedimenti tipo “quota 100” o reddito di cittadinanza ma, sull'altro piatto della bilancia, non hanno cercato di farci guarire dai nostri atavici mali, a cominciare proprio dai conti pubblici: è il caso delle privatizzazioni promesse dal precedente esecutivo gialloverde e rimaste nel cassetto dei sogni.

Le conseguenze del contagio
Già adesso, prima ancora di poter quantificare con precisione le conseguenze economiche del contagio, si stima che il rapporto deficit/Pil superi, quest'anno, il 2,5 per cento mentre quello tra debito e Pil vada oltre quota 135.
A questo punto, con tutti i provvedimenti di carattere assistenziale che si rendono oggi necessari per fronteggiare l'emergenza, sarebbe utopistico pensare di poterci in qualche modo avvicinare alle richieste di Bruxelles. Siamo un cavallo pazzo che continua a sperare nella benevolenza della Commissione giustificata, questa volta, dagli effetti economici del coronavirus che ha colpito l'Italia più di qualsiasi altro partner comunitario. Ma non possiamo illuderci troppo e, toccando ferro, è quasi preferibile cominciare a convivere con una recessione che, date le premesse, rischia di avere effetti davvero imprevedibili.

Per approfondire
Coronavirus, che tipo di recessione sarà?

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