INTERVISTA A LUCA SEVERINI

«Ripresa bene avviata ma gli investimenti sono frenati dalla mancanza di fiducia»

Direttore regionale Toscana e Umbria di Intesa Sanpaolo

di Silvia Pieraccini

Crediti erogati. La sede della Banca Cr Firenze (Gruppo Intesa Sanpaolo), a Novoli

3' di lettura

«I finanziamenti con la garanzia statale che abbiamo erogato alle aziende toscane e umbre per l’emergenza Covid? In larghissima parte sono ancora nei conti correnti, in attesa di essere utilizzati». Luca Severini, 61 anni, senese, da un lustro direttore regionale Toscana e Umbria di Intesa Sanpaolo, guarda all’economia delle due regioni dal podio di banca leader del territorio (con una quota di mercato del 23,9% sulla raccolta totale e del 23% sugli impieghi), che conta 35mila imprese-clienti. E vede una ripresa ben avviata, trainata dall’export (39 miliardi nei primi nove mesi 2021 in Toscana e Umbria, +9,5% sul 2019), che ora, per consolidarsi, ha bisogno di un tassello fondamentale.

Direttore Severini, cosa serve alla Toscana e all’Umbria per non rimanere indietro nel recupero post-Covid?

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Servono gli investimenti, pubblici e privati. Dal marzo 2020, inizio della pandemia, fino a dicembre 2021 la nostra direzione regionale ha erogato 44mila finanziamenti assistiti da garanzia statale del 60, 80 o 100%, per un totale di 4,6 miliardi di euro. Trentamila operazioni hanno interessato le società, 14mila le ditte individuali. Ma nella stragrande maggioranza dei casi i soldi che abbiamo dato sono ancora sui conti correnti delle imprese.

Perché non sono stati investiti?

Comprendo chi non l’ha ancora fatto. È una questione di fiducia. Per investire, ristrutturare un capannone o comprare un macchinario serve stabilità, e a fine 2021 sembrava essere vicina. Poi è arrivata la quarta ondata della pandemia che ha rimesso le imprese in una condizione di attesa, e ora dovremo capire che effetti avrà. Io resto ottimista.

Però si parla già di proroga di aiuti, e l’Associazione bancaria italiana ha chiesto al Governo di confermare le misure a supporto della liquidità delle imprese…

Cerchiamo di capire l’evoluzione del virus. Non vorrei fossero prese decisioni affrettate o sulla base di uno scenario incompleto. Ci sono settori che stanno avendo performance migliori del 2019, e ci sono aziende che stanno progettando acquisizioni per rafforzarsi.

Chi va meglio?

In Toscana la farmaceutica, l’agroalimentare e il vivaismo, la metallurgia e l’oreficeria; in Umbria la chimica, la metallurgia e l’automotive.

I soldi sui conti correnti non li hanno solo le aziende, ma anche i privati.

C’è un eccesso di liquidità che deve trasformarsi in consumi, per dare la spinta verso l’obiettivo primario che resta la crescita. Una forte ripresa dei consumi è indispensabile.

Sul fronte pubblico basteranno gli investimenti del Pnrr?

Sono una grande opportunità per modernizzare il Paese attraverso le infrastrutture. Sul Pnrr ci troviamo in una fase delicata perché stiamo rispettando la programmazione Ue, ma molto presto dovremo passare alla fase realizzativa, e in passato l’Italia non sempre ha brillato nella gestione dei fondi europei.

Toscana e Umbria rischiano grosso?

Toscana e Umbria dovranno essere brave nel realizzare tutti i progetti del Pnrr attraverso investimenti pubblici e privati, se vogliono rimanere agganciate alla ripresa. Noi abbiamo già stanziato plafond per supportare questi investimenti, come i 150 miliardi dell’accordo firmato l’ottobre scorso con Confindustria nazionale.

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Quali sono le altre direzioni di finanziamento?

Digitalizzazione e innovazione, rafforzamento della struttura patrimoniale delle aziende, sviluppo delle filiere, sostenibilità. L’evoluzione verso modelli di business sostenibili è determinante per garantire alle imprese lo sviluppo. Finora abbiamo concluso 12 contratti di finanziamento agganciati a obiettivi di sostenibilità.

Sviluppare le filiere è un antidoto alle piccole dimensioni?

Il tema oggi è aggregarsi, e si può fare tramite contratti di filiera, joint venture, partecipazioni. Il Centro Italia, per non rimanere schiacciato tra il dinamismo del Nord e il ritardo del Sud, deve sfruttare più e meglio lo strumento delle filiere. Noi dal 2015 abbiamo perfezionato 62 contratti di filiera con altrettante aziende capo-filiera e col coinvolgimento di mille piccole e medie imprese fornitrici di prima fascia, che hanno ottenuto credito a condizioni vantaggiose sfruttando proprio il rating delle aziende capo-filiera.

Oltre ai finanziamenti Covid, quanto avete erogato nel 2021?

Come direzione regionale abbiamo erogato oltre 4 miliardi a medio-lungo termine, di cui 2,2 a imprese e 1,8 a privati. Da alcuni mesi Banca Intesa ha lanciato il programma nazionale Motore Italia con uno stanziamento di 50 miliardi, di cui cinque a disposizione della nostra area, per dare sostegno finanziario alle imprese.

Il peggio è alle spalle?

Sì, anche se restano i problemi di approvvigionamento e il rialzo dei costi dell’energia che spero possano riassorbirsi nei prossimi mesi.

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