Lavoro

Ripresa dell’industria alimentare a rischio: non si trovano i tecnici di produzione

L’allarme di Legacoop: mancano i montatori di macchinari industriali, gli operai addetti alla panificazione e alla produzione di pasta e gli artigiani del formaggio

di Micaela Cappellini

(zhang yongxin - stock.adobe.com)

2' di lettura

Il settore alimentare è tra i pochi, durante la pandemia, ad aver retto. Ora, con la ripresa, si prepara a correre sul mercato nazionale e su quelli esteri. Ma la ripartenza potrebbe essere di quelle senza l’acceleratore: all’appello mancano diversi tecnici chiave per garantire il funzionamento delle linee produttive. L’allarme arriva da Legacoop, che ha commissionato un’indagine a Randstad Research, ed è la prima volta che il comparto lancia un segnale di questo genere. Mancano i tecnici dei processi produttivi (75% di difficoltà a reperirli), seguiti dai meccanici e montatori di macchinari industriali (47%), dai tecnici della produzione e preparazione alimentare (46%), dagli operai specializzati addetti alla panificazione e alla produzione di pasta (43%) e dagli artigiani specializzati nelle lavorazioni casearie (36%).

Perché non si trovano queste figure? Secondo gli esperti di Randstad, tra le principali cause c’è una diffusa sottoqualificazione dei lavoratori disponibili sul mercato, seguita da una scarsa capacità di aggiornarsi e tenersi al passo con i cambiamenti tecnologici. Un ruolo importante, per colmare questi gap, può essere svolto dagli Istituti tecnici superiori (Its): quelli attivi in ambito agroalimentare sono 18, collocati in 12 regioni, ognuno dei quali ha la possibilità di caratterizzare i percorsi formativi adattandoli alle esigenze del mercato di riferimento.

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La via da perseguire è dunque quella di ampliare e rafforzare la capacità formativa degli Its, in linea con i fabbisogni professionali espressi dalle imprese. Un passo in questa direzione può essere rappresentato dalla riforma del sistema Its inserita nel Pnrr, che prevede l’incremento degli iscritti da 5.097 a 18.750 e dei diplomati da 3.761 a 5.250, il potenziamento dei laboratori con tecnologie 4.0, la formazione dei docenti e lo sviluppo di una piattaforma digitale per le offerte di lavoro rivolte agli studenti in possesso di qualifiche professionali.

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