Interventi

Ripresa Ue lenta e asimmetrica (e l’Italia rischia di fare peggio)

Dobbiamo preoccuparci dei chiari di luna per il 2021 che si profilano per il nostro Paese, soprattutto in termini di finanza pubblica

di Mario Baldassarri

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(AFP)

Dobbiamo preoccuparci dei chiari di luna per il 2021 che si profilano per il nostro Paese, soprattutto in termini di finanza pubblica


3' di lettura

Tutte le economie andranno quest’anno in recessione con una crescita sottozero, escludendo forse la Cina. Sta di fatto però che le previsioni a oggi indicano nel 2020 un Pil che sarà al -3% negli Stati Uniti, al -5% in Europa (Italia esclusa) e al -10/12% in Italia. Pertanto l’impatto della crisi non è “simmetrico” come molti sostengono.

È certo comunque che la ripresa sarà fortemente “asimmetrica”: a V per alcuni, a W per altri e ad U o L per altri ancora. Dipenderà dalle risposte che i singoli stati o aree stanno dando in termini di quantità delle risorse (effettive, non annunciate), qualità degli interventi (mirati, non a pioggia) e di tempi (rapidi o lunghi) per far arrivare capitali all’economia reale.

Qui si pongono due “buchi” nelle politiche economiche finora varate.

Il primo buco riguarda l’Europa che, tra Mes-Bei e Sure, ha fatto molto. Sono 540 miliardi, sperando che siano disponibili tutti a giugno. Ma non basta.

La sfida vera è il Recovery fund. Un passo decisivo è la proposta Merkel-Macron di inserirlo nel Bilancio europeo rafforzato e dotarlo di 500 miliardi (per ora) di sostegni a fondo perduto da assegnare ai vari Paesi secondo il bisogno e non secondo le quote di partecipazione. Se partisse a giugno sarebbe un enorme inaspettato successo, ma se partisse il prossimo anno si perderebbe la sua efficacia di impatto sulla profonda crisi economica già in atto.

Ecco perché l’Europa rischia di avere una ripresa più lenta delle altre aree del mondo.

Il secondo “buco” riguarda l’Italia.

Per ora, abbiamo operativo (e non completamente) il solo decreto cura Italia dei primi di marzo. Vale 20 miliardi come dice anche il Def. Di questi non tutti sono arrivati... in tasca, vedi Cig e bonus lavoratori autonomi. Comunque rappresenta l’1,1% del Pil e nello stesso Def si stima un impulso pari allo 0,5% del Pil.

Il decreto liquidità è in alto mare in attesa delle istruttorie bancarie. Sbandierato per 400 miliardi di crediti alle imprese, se tutto va bene ne arriveranno 20 o 30 e non prima di giugno.

Il decreto Rilancio è uscito in Gazzetta soltanto ieri e comunque serviranno 98 decreti di attuazione per renderlo operativo. Il governo ha anticipato i contenuti la settimana scorsa, annunciando in diretta tv che la manovra avrebbe attivato 155 miliardi di euro: 100 non incidono sul deficit, ma in parte sul debito e 55 aumentano il deficit secondo quanto autorizzato dal Parlamento.

È vero che 100 miliardi non aumentano il deficit. Infatti, dentro quei 100 miliardi ci sono 12 miliardi di pagamenti che la pubblica amministrazione deve alle imprese. Questi sono già stati contabilizzati nei deficit degli anni scorsi. Quando si pagano le fatture aumenta il debito pubblico. Il totale da pagare alle imprese è però attorno a 60 miliardi. Se 12 miliardi saranno pagati, quando saranno pagati i restanti 48?

Poi ci sono 3 miliardi all’Alitalia. Restano circa 85 miliardi che dovrebbero confluire in un Fondo pubblico che potrà acquisire partecipazioni nel capitale di rischio delle imprese private. Quando verranno fatte, aumenterà il debito.

Vediamo allora la manovra da 55 miliardi che aumenta il deficit.

Per i lavoratori si proroga la Cassa integrazione ai dipendenti per 10 miliardi e il bonus a quelli autonomi per 4,5. In realtà le prime 4 settimane di Cig sono una proroga mentre per le altre 5 settimane occorrerà cominciare una nuova procedura.

Per le imprese c’è il fatto vero dell’Irap. Il saldo del 2019 e l’acconto del 2020, dovuti a giugno per 4 miliardi, sono cancellati. Bene, però è una tantum e resta in vigore l’Irap che alle imprese costa 20 miliardi all’anno.

Visto che finalmente molti hanno capito la differenza tra indennizzi a fondo perduto per il mancato fatturato e prestiti bancari, il governo “stanzia” 6 miliardi per tali indennizzi per le imprese fino a 5 milioni di fatturato, con un tetto massimo di indennizzo pari a 40mila euro. Da qui si andrà verso il basso fino a qualche briciola. Si conferma nei fatti che il vero “buco” degli indennizzi a fondo perduto resta pressoché intonso. Infine, in oltre 400 pagine non c’è nulla sugli investimenti pubblici, né sulla politica industriale.

Basta allora confrontarci con i 1.000 miliardi della Germania e i 350 della Francia.

Per questo l’Italia rischia di avere una ripresa più modesta e più lenta rispetto all’Europa, che a sua volta avrà una ripresa più lenta e più modesta rispetto al resto del mondo.

In realtà, visti gli andamenti storici degli ultimi venti anni, niente di nuovo sotto il sole.

Certamente però dobbiamo preoccuparci dei chiari di luna per il 2021 che si profilano per l’Italia, soprattutto in termini di finanza pubblica.

Non è che stiamo costruendo ora le condizioni di una crisi perfetta per l’anno prossimo?

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