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L’incognita voto Ue fa tornare il pessimismo su Borse e spread

di Corrado Poggi


(Sergio Oliverio Imagoeconomica)

3' di lettura

Aumenta il pessimismo degli operatori finanziari nel mese di aprile. E’ quanto rileva il sondaggio di aprile condotto da Assiom Forex tra i suoi associati in collaborazione con il Sole 24 Ore Radiocor: se un mese fa l’87% degli operatori vedeva gli indici azionari in crescita nel corso dei prossimi sei mesi o quantomeno stabili, ora questa percentuale combinata cala di ben 13 punti al 74%. A questo totale contribuiscono per il 45% quanti prevedono mercati stabili (un mese fa erano al 46%), per il 27% quanti attendono rialzi (da 41%) e per il 2% i super-ottimisti, che scommettono su guadagni superiori al 10% (da 1%). Tornano a salire di converso i pessimisti: quanti prevedono ribassi nei prossimi mesi sono ora il 26% (dal 13%), di cui il 2% prevede scivoloni superiori al 10%. “Gli intervistati sembrano meno inclini a vedere il bicchiere mezzo pieno – ha commentato il presidente di Assiom Forex Massimo Mocio - e i guadagni messi a segno finora dagli indici borsistici mondiali, insieme all’incertezza legata all’esito delle votazioni per il rinnovo del Parlamento europeo alla fine del mese nonché quella relativa alla possibilità di sanzioni commerciali sui beni comunitari da parte dell’Amministrazione Trump, sono elementi in grado di far scattare implicitamente dubbi e timori prima sopiti. Se poi si aggiunge che, da parte delle banche, occorre capire come funzionerà il nuovo Tltro lanciato dalla Bce e quali saranno le condizioni che verranno praticate dal Presidente Draghi, ben si comprende il perché di tanto scetticismo”.

Cambi: 53% operatori vede euro stabile in prossimi mesi
Il mercato dei cambi dovrebbe registrare una sostanziale stabilità dell’euro nei confronti del dollaro. Il 53% degli operatori (da 48%) ritiene infatti che il rapporto di parità rimarrà stabile mentre per il 22% si avrà un rafforzamento della divisa unica, uno scenario che un mese fa era atteso dal 34% di quanti hanno preso parte al sondaggio. Risale di conseguenza dal 18% al 25% il campione di quanti attendono un indebolimento della divisa comune, indebolimento che per il 2% degli intervistati sarà molto sensibile. Molto dipenderà ovviamente dalle misure che verranno messe in campo dalle rispettive banche centrali. Mentre la Bce ha lanciato una serie di misure per ridare slancio all’economia (e a giugno a Vilnius sono attese maggiori indicazioni su come verranno strutturate le nuove aste Tltro) negli Usa il presidente della Fed Jerome Powell sembra per il momento aver chiuso la porta a possibili ribassi dei tassi di interesse.

Spread: maggioranza lo vede sopra i 250 punti
Torna a restringersi lo spazio di manovra che gli operatori dei mercati finanziari vedono sul fronte dello spread. Secondo il 52% degli operatori infatti il differenziale fra Btp a 10 anni e Bund di analoga durata è destinato a rimanere sopra i 250 punti con un 2% di operatori che vede nelle carte un nuovo sforamento di quota 300 punti. Un mese fa nessun operatore vedeva un ritorno sopra la soglia fatidica e solo il 28% prevedeva un differenziale stabile fra i 250 e i 300 punti. Tornando ai dati di aprile, il 34% degli operatori ritiene probabile che lo spread scenderà fra i 200 e i 250 punti e un ulteriore 14% è fiducioso che scenderà fra i 150 e i 200 punti. Oggi lo spread oscilla attorno ai 252 punti.

Banche: per 52% operatori eventuali misure Bce su tassi negativi non decisive
La Bce ha aperto alla possibilità di mettere in campo misure per attenuare l’impatto dei tassi di interesse negativi sui depositi overnight ma secondo il 52% degli operatori Assiom Forex queste non riusciranno ad aiutare in misura significativa il settore. “Secondo questa maggioranza – ha commentato Mocio - questi strumenti difficilmente mitigheranno i problemi degli istituti di credito, che vedono in prima linea ancora lo smaltimento degli Npl in portafoglio e la ricerca di nuovi modelli di business”. Secondo il rimanente 48% invece, considerato che i tassi negativi pesano in misura sensibile sui bilanci delle banche, queste misure potrebbero contribuire a rilanciare la redditività degli istituti di credito.

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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