SALE IN ZUCCA

Risanamento di Alitalia: sarà davvero la volta buona?

Considerando i precedenti, e la pandemia ancora in corso, è difficile essere ottimisti. Riuscirà il nuovo vertice a compiere il miracolo?

di Giancarlo Mazzuca

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(ANSA )

Considerando i precedenti, e la pandemia ancora in corso, è difficile essere ottimisti. Riuscirà il nuovo vertice a compiere il miracolo?


2' di lettura

Miracolo da “coronavirus”. Obiettivo risanamento dell'Alitalia: quello che non sono stati capaci di fare gli ultimi governi, con fiumi di denaro pubblico versati sugli scali aeroportuali dopo il “forfait” di Colaninno & C., sta ora cercando di portare a termine il premier Giuseppe Conte in questo periodo d'emergenza post-contagio. Sarà davvero la volta buona?

Considerando i precedenti, non credo proprio: spero di sbagliarmi e tocco pure ferro, ma è difficile essere ottimisti. Come si può - dopo l'ennesimo valzer al vertice della compagnia (Francesco Caio presidente e Fabio Lazzerini amministratore delegato) e l'ennesima iniezione di denaro fresco - sperare davvero di risollevare una società in ginocchio? Tanto più che il lunghissimo lockdown ha completamente bloccato il traffico aereo negli ultimi mesi. Se andiamo a rivedere le cronache dall'inizio del nuovo secolo (in tempi normali senza quarantene), il decollo della nuova Alitalia sembra proprio una chimera.


Il fallimento degli ultimi progetti

Senza soffermarsi più di tanto sulle “fumate nere” che, nei quattro lustri, hanno coinvolto governi di destra, di centro e di sinistra (e con il senno di poi, sarebbe stato meglio, a suo tempo, cedere Alitalia ad Air France), basta solo ricordare cosa successe alla fine del Conte-uno: nel 2019 l'allora ministro dei Trasporti, Luigi Di Maio, aveva partorito l'ennesimo scenario per l'ex-compagnia di bandiera tricolore con un nuovo asset che prevedeva l'ingresso, nel suo capitale azionario, di Ferrovie, Air Delta ed Atlantia anche se, quest'ultima, era già allora in conflitto con lo Stato dopo essere stata messa sotto accusa per il crollo del Ponte Morandi. Ebbene, anche quel progetto si rivelò un fallimento su tutta la linea e non decollò mai.

Come fa, quindi, Conte, ad essere, oggi, così fiducioso sul futuro di Alitalia? Crede sul serio nelle doti taumaturgiche del nuovo vertice? Al di là delle capacità dei due nuovi top-manager, come potrà risollevarsi in un periodo che è ancora d'emergenza? Se gli altri hanno già fallito in situazioni che potremmo definire “normali”, per la compagnia ci vorrebbe un miracolo. Mi sembra che il premier ostenti il classico ottimismo della disperazione: un po' come è successo proprio con il Ponte Morandi.

Il Ponte Morandi

Mi spiego meglio: ricordiamo tutti che, all'indomani del disastro ligure, l'allora governo gialloverde venne subissato dalle critiche. Sembrava quasi, in quell'estate del 2018, che anche il Conte-uno stesse crollando assieme al ponte. E, invece, la ricostruzione in tempi record del Morandi è oggi una specie di fiore all'occhiello per l'esecutivo giallorosso che è sempre guidato da “Giuseppi”. Con Alitalia, il presidente del Consiglio potrebbe, dunque, sperare di fare il bis di Genova. Riusciranno Caio e Lazzerini a compiere un miracolo simile a quello del ponte?

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