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Risarcimento per i guaiti dei cani tenuti dal vicino sul terrazzo

di Annarita D'Ambrosio

(AdobeStock)

2' di lettura

Città meno affollate d’agosto e le molestie in condominio spesso coincidono con i guaiti degli animali del vicino lasciati di notte sul terrazzo. Conferma il diritto al risarcimento l’ordinanza della Cassazione 23408/2022 depositata 27 luglio.

A rivolgersi alla Suprema corte il condomino condannato in primo e secondo grado a risarcire per danno alla salute il vicino disturbato da - si legge nel testo - «cupi ululati e continui e fastidiosi guaiti specie nelle ore notturne emessi dai cani dei vicini collocati sul terrazzo dell’abitazione e sul terreno comune del fabbricato».

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Per la Cassazione le cinque motivazioni addotte dal proprietario degli animali erano da respingere in primis per motivi procedurali perché prospettanti inammissibili profili di novità rispetto alle precedenti pronunce. Ma non solo. Per i giudici di merito era provato che il vicino avesse perso la capacità lavorativa tanto da essere stato licenziato e non poteva essere accolta la richiesta del vicino che chiedeva una rivalutazione integrale della vicenda che in sede di legittimità non è possibile.

Risarcimento quindi da corrispondere e vicenda che ci porta a ricordare che se da un lato l’articolo 16, lettera b) legge 220/2012 sulla riforma del condominio precisa che le delibere condominiali «…non possono vietare di possedere o detenere animali domestici», dall’altro per l’articolo 2052 Codice civile «Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito».

I casi di cui si è occupa la giurisprudenza in passato sono molteplici. A volte è bastato il buon senso di un amministratore per risolvere un dissidio. È successo a Roma, dove i guaiti di un cane disturbavano gli abitanti del condominio appena la padrona lasciava l’abitazione.

L’amministratore le ha suggerito di rivolgersi ad un veterinario per farsi indicare un corso di addestramento che potesse abituare il cane a stare da solo.

Bene, anche se talvolta “farsi giustizia da sé” può costare anche caro come è accaduto ad una condòmina di Bergamo che, affacciandosi di notte alla finestra urlando nell’intento di tacitare il cane del vicino che abbaiava, ha lei stessa disturbato la quiete degli altri condòmini ed è stata per questo condannata, dalla Cassazione con la sentenza 47719 del 2018, al pagamento di un’ammenda.

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