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Riscatto della laurea: la pensione comincia dagli anni di studio

di Mauro Meazza


2' di lettura

La possibilità di riscattare gli anni di corso di laurea a un valore prestabilito e notevolmente più basso rispetto alle richieste ordinarie sta suscitando in queste settimane molte aspettative. In effetti, quanto viene ora consentito dal Dl 4/2019 (che in questi giorni dovrebbe trovare, con la conversione in legge, la sua fisionomia definitiva) appare conveniente: un costo fisso di 5.240 euro per ogni anno di corso, con l’effetto di incrementare sia gli anni di contribuzione sia l’assegno, anche se - comprensibilmente, poiché si versa meno - in misura minore rispetto al riscatto standard.

In questa Guida illustriamo le modalità di calcolo e gli effetti per i tre tipi di riscatto oggi possibili, tutti da attivare o dal sito Inps (www.inps.it) oppure attraverso i patronati. I percorsi possibili sono quello standard, quello light riservato alle gestioni Inps e introdotto dal Dl 4/19, quello riservato agli «inoccupati», cioé laureati che non hanno mai versato alcun contributo e per i quali il riscatto può essere effettuato da chi li ha fiscalmente a carico (un genitore, nei casi più abituali).

Le risposte degli esperti e le indicazioni operative sono aggiornate alla recentissima circolare 36/2019 diffusa due settimane fa dall’Istituto di previdenza e nella quale sono anche state introdotte interpretazioni di favore per gli interessati: ad esempio, la possibilità di usufruire del riscatto light anche se si hanno contributi anteriori al 1996, purché - regola generale sempre valida - non siano coperti da contributi gli anni per i quali si chiede il riscatto.

Una scelta da ponderare
Naturalmente, la convenienza della scelta tra riscattare e non riscattare va valutata individualmente, perché le somme da destinare, ancorché a rate, per la futura e magari lontanissima pensione non sono in ogni caso trascurabili, specialmente per chi è agli inizi della vita lavorativa e quindi con introiti ridotti e magari tutt’altre urgenze (acquisto o affitto di una casa, vita di coppia, nascita di un figlio...).

Per certi versi, con il riscatto degli anni di studio si tratta di scommettere sull’utilità ventura dell’operazione, sapendo inoltre che la materia pensionistica, nell’Inps come nelle Casse dei professionisti, è soggetta spesso a cambi di regole e introduzione di inasprimenti o deroghe, come avviene ora con la quota 100 consentita proprio dallo stesso decreto legge 4. La «dote contributiva» degli anni di corso sarà, insomma, utile anche tra dieci, venti o trenta anni? E quanto, monetariamente parlando, potrà essere d’aiuto?

Sono interrogativi senza risposte certe, tranne la banale considerazione che è meglio provvedere per tempo a crearsi un «tesoretto» contributivo. E tenendo comunque presente che, in materia di pensioni, è noto che in ogni caso l’anticipo paga: piccoli accantonamenti alla previdenza complementare (ne parliamo nella pagina 4 di questa Guida) sono in grado di garantire, sui lunghi periodi, rendimenti soddisfacenti.

Tanto più utili quanto più si considera che la popolazione italiana invecchia più a lungo e di conseguenza la spesa pensionistica complessiva sale. Il che potrà facilmente provocare ulteriori revisioni di regole e assegni nei decenni a venire.

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