ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLibri

Rischiare la vita per non perderla senza accorgersene

Il rischio come evento che può cambiare (e cambiarci) la vita, nella riflessione della filosofa e psicanalista francese Anne Dufourmantelle

di Massimo Donaddio

3' di lettura

“Il rischio è bello”, diceva l'immortale filosofo Platone. Eppure la società in cui siamo immersi cerca di fare di tutto per minimizzare, prevedere e – se possibile – azzerare ogni rischio, attraverso calcoli delle probabilità, sondaggi di qualsiasi genere, previsioni finanziarie e borsistiche, analisi e valutazioni psicologiche degli individui, modelli matematici previsionali, sistemi di controllo di vario tipo (chip nascosti, telecamere, applicazioni negli smartphone e via dicendo). Il principio di precauzione sembra diventata la stella polare che guida il nostro tempo.

Eppure la pandemia in corso, un evento da pochissimi previsto e messo a tema in anticipo, ci ha fatto fare i conti – tutti – con quel qualcosa di imponderabile e im-prevedibile che mette in scacco le nostre certezze e i tentativi di porre sotto controllo la totalità del reale, di “addomesticare” gli eventi, di essere – e considerarci – veri padroni del mondo e della vita.

Loading...

Lo shock provocato da questa situazione imprevista è lì a testimoniare quanto a fatica, nella nostra civiltà della scienza e della tecnica, siamo disposti a tollerare qualcosa che si metta di traverso alle conquiste e alle sicurezze che per ciascuno di noi sono patrimonio ormai intangibile e inalienabile.

Allora, forse, una riflessione profonda, matura sul rischio come evento che può cambiare (cambiarci) la vita potrebbe essere salutare. Ci viene offerta dal libro, appena pubblicato dall'editrice Vita e Pensiero, dal titolo Elogio del rischio, ad opera della filosofa e psicanalista francese Anne Dufourmantelle.

Il libro è stato pubblicato in Francia nel 2011, ristampato nel 2014, prima della scomparsa dell'autrice nel 2017, all'età di soli 53 anni. Non è figlio della pandemia, quindi, bensì di una riflessione corroborata dalla sua attività di analista, in continuo contatto con le nevrosi, le fratture interiori, le ferite psichiche dei suoi pazienti. In esso si parla di dipendenze, di passioni, di infanzia, di famiglie, di infedeltà, di tristezze, di paure, di perdite, di angoscia, di ignoto, di desiderio, dei tormenti e delle speranze che agitano i sonni inquieti di uomini e donne alle prese con le proprie ossessioni più recondite.

Dufourmantelle identifica proprio nel rischio il contrario della nevrosi, “il cui marchio di fabbrica è prendere al laccio l'avvenire in modo tale da plasmare il nostro presente secondo la matrice delle esperienze passate, non lasciando alcun posto all'effrazione dell'inedito, allo spostamento, anche infimo, che apre una linea di orizzonte”. Come non interrogarsi, allora – riflette l'autrice – su una cultura che non riesce più a pensare il rischio senza farne un atto eroico, o – ancor peggio – una pura follia o una condotta deviante?

Certo, il rischio apre al caso, ma è anche un kairos, nel senso greco dell'istante decisivo, quello che può rivelare una riserva di insospettata (e benedetta) libertà. Quando lo si abbraccia, afferma la filosofa francese, “provoca una sorta di intelligenza segreta che da sola, forse, è in grado di disarmare la ripetizione”, rianimando il passato, volgendosi verso la luce, come accade al prigioniero del mito platonico della caverna.

Il rischio, nell'analisi di Dufourmantelle, è quindi la principale occasione per rimettere in moto la libertà di decidere, per riattivare relazioni non più imbrigliate nella logica del controllo e della dipendenza, per porci di fronte alla notte oscura dell'ignoto, quella che alleva il desiderio, che ci consente di riconquistare la nostra vita vera, anche guardando in faccia alle paure che ci paralizzano e solitamente ci fanno indietreggiare, facendoci perdere spazi di libertà e di vita autentica.

Attraverso una scrittura profonda e poetica anche se non sempre facile, debitrice appunto alla psicanalisi, Dufourmantelle ci conduce così ad assaporare la vita come un dono quotidiano e aperto all’ignoto.

“Rischiare la propria vita”, è la riflessione che apre il volume e che fa da cornice e da sfondo a tutta l'opera, quasi un manifesto: “Rischiare la propria vita, nei momenti decisivi della nostra esistenza, è un atto che ci precede a partire da un sapere ancora ignoto da noi, come una profezia intima; il momento di una conversione”. E che l'autrice abbia assunto questo motto su di sé fino alle estreme conseguenze è testimoniato anche dalla sua prematura morte, occorsa nelle acque agitate del mare di Pampelonne, vicino a Saint-Tropez, nel tentativo di aiutare due bambini che rischiavano l'annegamento (poi tratti in salvo). Un gesto, un dono, seppur dall’esito tragico, che dà ancora più valore a ciò che è stato pensato, creduto, affermato e scritto in questo libro.

Anne Dufourmantelle
Elogio del rischio
Vita e Pensiero, 216 pagg, 16 euro

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti