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Rischio delisting per i big cinesi dopo il sì alla legge americana sull’audit

Sarà l’ultima zampata del presidente Donald Trump, ma Pechino continua a investire all’estero e mette a disposizione 10 miliardi di dollari

di Rita Fatiguso

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Sarà l’ultima zampata del presidente Donald Trump, ma Pechino continua a investire all’estero e mette a disposizione 10 miliardi di dollari


2' di lettura

Si concretizza il pericolo di delisting per le grandi società cinesi quotate negli Stati Uniti non in linea con la legge sull'audit: il Congresso americano ha approvato una legislazione che costringe le società cinesi a delisting forzati dalle piazze americane in caso di mancato rispetto delle regole contabili statunitensi.

La mossa del Congresso

L’ultima parola spetta al presidente uscente Donald Trump che ha fortemente voluto questa mossa restrittiva nell’ambito della battaglia con Pechino che ha caratterizzato il suo mandato. Aziende del calibro di Alibaba, China Telecom & co sono ben consapevoli della difficoltà di sottoporre i bilanci agli organi di vigilanza statunitensi, in primis la SEC. Per questa ragione di recente era stato proposto un meccanismo di controlli crossborder da realizzare di comune accordo proprio per evitare cancellazioni a raffica in una fase particolarmente difficile per l’economia e i mercati mondiali.

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Ma l’ipotesi di un regolamento comune è franata davanti al voto del Congresso che ha approvato con un consenso bipartizan un testo che Donald Trump dovrebbe firmare e che conferma la linea dura americana nei confronti di Pechino anche con la nuova presidenza di Joe Biden.

I nuovi fondi in arrivo

Nonostante ciò, riparte il Go Global cinese, e a muoversi da apripista sono proprio i capitali, non le aziende, grazie a nuovi schemi di investimento finanziati dallo Stato.

Già Pixelworks, Black Sesame Technologies e LightIC Technologies, aziende americane importanti nel sensibile settore dei semiconduttori, hanno ricevuto il sostegno di questi fondi cinesi, ora Pechino si sta muovendo in maniera coordinata per incoraggiare gli investitori istituzionali nazionali a versare ancora più denaro sui mercati dei capitali esteri, visto che lo yuan continua ad apprezzarsi nei confronti del dollaro.

L'Autorità di regolamentazione dei cambi inizierà a emettere circa 10 miliardi di dollari di nuove quote di Investitori Istituzionali Domestici Qualificati (QDII) in diversi lotti, come ha confermato l’Amministrazione statale dei cambi (SAFE).

Il totale annuale rappresenterebbe un'espansione del 10% del programma. La SAFE ha emesso 3,36 miliardi di dollari di nuove quote il mese scorso, la prima in un anno e mezzo.

Lo yuan viene scambiato ai massimi livelli da più di due anni, alimentando le aspettative che Pechino prima o poi si muova per frenare l'impennata. La valuta è cresciuta dello 0,55% al massimo da luglio 2018. Lo yuan ha guadagnato quasi il 5% negli ultimi tre mesi.

I programmi pilota

La Cina sta anche per espandere i programmi pilota per gli investimenti in uscita dando maggiori opportunità per incoraggiare maggiori investimenti nazionali all'estero, sempre sulla scia dell’apprezzamento dello yuan rispetto al dollaro.

La Cina amplierà la portata di due programmi pilota che consentono agli investitori nazionali di acquistare attività all'estero: i programmi Qualified Domestic Limited Partner (QDLP) e Qualified Domestic Investment Enterprise (QDIE) sempre gestiti dalla SAFE.

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