Intervista A Lorenzo Tagliavanti

«Rischio desertificazione, investire su green e digitale»

Il presidente riconfermato della Camera di Commercio di Roma: «La città ha retto alla prima ondata del Covid, ma ora temo per le attività del centro e l'indotto della cultura»

di Andrea Marini

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Tempio di Adriano, fiore all'occhiello della Camera di Commercio di Roma, al suo interno sono ospitati convegni e workshop

Il presidente riconfermato della Camera di Commercio di Roma: «La città ha retto alla prima ondata del Covid, ma ora temo per le attività del centro e l'indotto della cultura»


3' di lettura

«La capitale ha retto all’impatto economico della prima ondata del Covid meglio di altre parti d’Italia. Questo grazie al comportamento delle imprese e dei romani. Tuttavia sono molto preoccupato dalle nuove restrizioni: non so se il sistema reggerà. Penso soprattutto alle vie dello shopping o i grandi alberghi del centro. C’è poi tutto l’indotto del cinema e della cultura che rischia di essere distrutto». Lorenzo Tagliavanti è stato riconfermato il 1° ottobre all’unanimità presidente della Camera di Commercio di Roma per il prossimo quinquennio. Un periodo che si annuncia difficilissimo per il territorio romano, con l’economia che rischia di collassare sotto i colpi della crisi dovuta al Covid (lo stesso Tagliavanti è stato contagiato, anche se non ha avuto sintomi).

Le imprese romane hanno reagito meglio o peggio al Covid rispetto al resto d’Italia?Nel periodo pre Covid l’economia romana si è trovata in grande difficoltà. Con la crisi del 2008-2012 ha perso 12 miliardi di capacità di produrre ricchezza. Alla vigilia del Covid non era riuscita ancora a recuperare: era ancora 4 miliardi sotto il livello pre crisi. Altre aree del paese erano già tornate a quei livelli.

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Poi è arrivato il Covid...Le analisi prevedono nel territorio romano una contrazione del Pil del 7,7% contro un -9% a livello nazionale. Meglio anche di aree del Nord. Anche la differenza tra imprese nate e cessate è tra le migliori a livello nazionale. L’export è calato, ma meno che in altre aree.

Come è stato possibile?Il sistema scientifico romano si è fatto trovare pronto, penso allo Spallanzani, che è anche un grande polo di ricerca, o alle imprese farmaceutiche di Castel Romano.

Ma non può essere solo questo...Anche i romani sono stati più disciplinati rispetto ad altre capitali. E hanno contribuito ad evitare che il contagio dilagasse, evitando un pesante impatto anche sull’economia. Guardiamo la situazione di altri capitali come Londra, Parigi, Madrid...

E le imprese?Anche loro sono state disciplinate: non hanno fatto pressioni sulle autorità per tenere aperto a tutti i costi. Sono state collaborative nel contrastare i pericoli del Covid. C’è stato un forte elemento di solidarietà. E chi ha vissuto meglio la fase della pandemia ha migliori possibilità di ripartire.

Eppure adesso si parla di seconda ondata, con nuove restrizioni...Sono molto preoccupato dalle nuove restrizioni, non so se il sistema reggerà, visto che c’è stato un logoramento delle strutture. Condivido l’impostazione di evitare chiusure generalizzate e aggredire solo i settori più critici. Ma questi comparti andrebbero indennizzati, visto che in qualche modo fanno sanità pubblica, si fanno carico della salute generale.

Quali settori rischiano di più?Direi due settori. Il primo è la cosiddetta “Roma degli stranieri”, quei comparti che vivevano sul turismo. Penso alle vie dello shopping, agli alberghi del centro. Qui si rischia di perdere professionalità la cui costruzione ha richiesto decenni. Roma ripartirà quando si riaprirà al mondo.

Il secondo settore?Quello degli spettacoli e del cinema. Qui si rischia di distruggere un intero indotto. Anche la ristorazione sta soffrendo, ma almeno abbiamo una situazione differente: in periferia va meglio, mentre il centro storico rischia la desertificazione.

Come andrebbero usate a Roma le risorse del Recovery Fund?Prima di tutto andrebbero finanziati progetti in grado di aumentare la capacità di produrre ricchezza, realizzabili in 3-4 anni. Non possiamo permetterci infrastrutture che dopo 10 anni ancora non sono pronte.

In concreto?Prima di tutto bisogna investire sul digitale. Siamo in ritardo, dobbiamo agire in tempi rapidissimi.

Poi?Bisogna modificare il sistema produttivo per renderlo sostenibile in termini ambientali. Penso alla mobilità, al ciclo dei rifiuti.

Proprio in tema di rifiuti: Roma ha bisogno di un termovalorizzatore?I termovalorizzatori di 20 anni fa non li voglio neanche io. Ma uno di ultima generazione a Roma serve, lo farei anche domani.

Nel 2021 a Roma si vota. Cosa chiedono le imprese al nuovo sindaco?Nessun sindaco da solo sarà in grado di risolvere i problemi di Roma. Sono i romani che devono fare un passo in avanti. Solo insieme si risolvono i problemi. Penso ai giovani: qui ci sono 200mila studenti universitari e 1.200 start up, ma ancora non sono diventati protagonisti della città.

È vero che si candiderà a sindaco di Roma?Nessuno me lo ha chiesto e non è mia intenzione. Si può servire Roma in tanti modi e io lo farò da presidente della Camera di Commercio.

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