LE REAZIONI ALLA MANOVRA

Rischio Italia, perché i mercati temono più il rating che la Ue

di Andrea Franceschi


Deficit/Pil al 2,4%: cosa rischia l'Italia

3' di lettura

La decisione del governo di indicare un rapporto deficit/Pil al 2,4 per cento (ben al di sopra dell'1,8, 1,9% attese, per non dire dell'1,6% auspicato dal ministro del Tesoro Giovanni Tria…) rischia di mettere l'Italia in rotta di collisione con l'Unione europea, come dimostrano lo spread che torna a salire e le cronache che giungono dall’Eurogruppo. La commissione sta infatti cominciando a sollevare rilievi alla manovra dell'esecutivo giallo-verde che dovrà essere presentata a Bruxelles entro il prossimo 15 ottobre.

Tuttavia se il rischio di scontro sui conti tra la Commissione e il governo italiano resta elevato, il suo impatto sui mercati potrebbe essere limitato. Soprattutto per una questione di tempi: l'eventuale avvio di una procedura di infrazione non è immediato, per non parlare dell'eventuale imposizione di sanzioni.

Ci sono poi considerazioni di ordine politico che potrebbero spingere Bruxelles ad adottare un atteggiamento prudente nei confronti dell'Italia: una su tutte il fatto che nessuno, dalle parti della Commissione Ue, ha interesse ad aprire un secondo fronte di confronto oltre a quello con il Regno Unito con cui ci sarà da negoziare la Brexit.

La vera spada di Damocle: il rating
Discorso diverso riguarda l'altra spada di Damocle che pende sull'Italia: quella del rating. A fine ottobre si pronunceranno sul merito di credito dell'Italia sia Moody's sia Standard & Poor's e le probabilità di una bocciatura sono molto elevate. Moody's, che a maggio ha rivisto in negativo le prospettive (outlook) sull'Italia, potrebbe tagliare il rating, attualmente a Baa2, portandolo a Baa3. A un passo dal livello “junk” (spazzatura) con cui vengono classificati i titoli speculativi. S&P, che a ottobre 2017 aveva promosso l'Italia portando il rating a BBB, potrebbe decidere di rivedere l'outlook da stabile a negativo.

Questo è lo scenario dato per scontato dagli investitori già da prima che il governo comunicasse le sue stime sul deficit. Anche con un prudente 1,8% (la stima più accreditata fino a una settimana fa) ad esempio la banca francese Soc Gen dava per scontata la bocciatura. Con un 2,4% il rischio è che le agenzie possano essere più severe del previsto. Oltre a tagliare il rating Moody's potrebbe decidere di tagliare l'outlook da stabile a negativo. S&P, da parte sua, potrebbe non limitarsi a rivedere l'outlook da stabile a negativo, ma riportare l'asticella a quota BBB-.

Ovviamente prima di formulare il loro giudizio le agenzie dovranno leggere nel dettaglio i contenuti della legge di bilancio per capire in che misura il maggior deficit messo in conto per il prossimo anno potrà tradursi in maggior crescita economica. Tra gli investitori c'è tuttavia molto scetticismo a riguardo dato che una fetta importante del deficit sarà, con ogni probabilità, destinata a voci di spesa corrente improduttiva come il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni. A meno di sorprese quindi si prospetta una bocciatura per l'Italia e le quotazioni dei nostri titoli di Stato, sebbene in parte abbiano già scontato questa eventualità, rischiano di risentirne. Soprattutto per via del fatto che molti fondi obbligazionari, per mandato sono costretti a detenere solo titoli oltre una determinata soglia di rating nel portafoglio, potrebbero decidere di ridurre la loro esposizione in BTp.

L’effetto-domino di una (eventuale) bocciatura di Moody’s
La decisione di Moody's di tagliare il rating dell'Italia potrebbe innescare un'ondata di vendite sui BTp ma è anche vero che l'Italia manterrebbe la classificazione «investment grade» (Ig in gergo) che in genere viene assegnata ai titoli a basso rischio. Ben altre implicazioni ci potrebbero essere in caso l'Italia fosse classificata come «spazzatura». Cioè sotto la soglia Baa3 di Moody's e di BBB- nella classificazione di Moody's e Fitch. In quel caso i titoli italiani potrebbero uscire dagli indici obbligazionari «Ig» e i fondi passivi (Etf) che ne replicano l'andamento sarebbero costretti a liquidare forzatamente le loro posizioni. Uno scenario estremamente grave che, secondo Goldman Sachs, significherebbe per l'Italia una chiusura di fatto dei canali di rifinanziamento del debito dall'estero. Difficile che si concretizzi nell'immediato. «È chiaro che una mossa del genere da parte delle agenzie avrebbe implicazioni politiche non da poco e mi auguro che vogliano muoversi con i piedi di piombo – commenta Domenico Rizzuto di Dr Finance Consulting – e soprattutto non senza una copertura politica di rilievo».

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