L’indicatore dei flussi di capitale

Rischio Italia, su Piazza Affari investitori «mordi e fuggi»

di Andrea Franceschi

(© paolo bona)

3' di lettura

All’indomani di una seduta in forte ribasso, segnata dal ritorno del rischio politico legata all’ipotesi di ritorno al voto, è tornato il sereno sulla Borsa Italiana, che ieri ha recuperato mezzo punto percentuale mentre ancora qualche incertezza si è vista sui titoli di Stato: lo spread tra i Bund e i BTp si è allargato fino a 133 punti. Tra gli investitori non pare tuttavia esserci una posizione univoca sul tema del rischio Italia. Un aspetto curioso, segnalato da Epfr Global nel suo ultimo rapporto, riguarda la divergenza tra i flussi di capitale nei fondi azionari che investono nel nostro Paese e la performance della Borsa.

Come si può vedere dal grafico in basso da inizio 2017 c’è stato un deflusso netto di capitali dai fondi equity Italia per oltre due miliardi di dollari. Un’ondata di riscatti intensificatasi quest’anno, di pari passo con l’aumentata incertezza del quadro politico, che stranamente non ha avuto ripercussioni sulla performance della Borsa italiana. Nonostante il deflusso di capitali l’indice Ftse Mib ha guadagnato oltre il 25% da inizio 2017. Parigi, nello stesso lasso di tempo, ha guadagnato 10 punti percentuali in meno anche se i flussi di capitale sui fondi equity francesi sono stati positivi (nonostante le difficoltà interne di Macron).

Loading...
FLUSSI DI CAPITALE, IL CONFRONTO ITALIA-FRANCIA

Raccolta settimanale netta dei fondi azionari di Italia e Francia e performance degli indici di Borsa (Fonte: Epfr Global)

FLUSSI DI CAPITALE, IL CONFRONTO ITALIA-FRANCIA

Siamo di fronte a un fenomeno anomalo perché in genere flussi di capitale e indici tendono ad andare nella stessa direzione. Secondo il capo analista di Epfr Global Cameron Brandt i deflussi si devono alle «prese di profitto degli investitori che vogliono monetizzare i buoni rialzi messe a segno dalla Borsa italiana finora prima che il vento possa cambiare». Ad esempio con la formazione di un nuovo esecutivo di stampo euro-scettico. Oppure, in prospettiva, con la fine del Quantitative easing della Bce che ci vede tra i Paesi più vulnerabili visto il nostro alto debito pubblico.

Nell’ottica di un investimento a lungo termine l’Italia non è attraente e questo spiega i riscatti. Se si guarda però alla fotografia dello stato attuale il discorso cambia. I fondamentali delle aziende quotate sono buoni. Nel 2017 le società del Ftse Mib hanno fatto il pieno di utili (oltre 42 miliardi di euro, ai massimi da 10 anni) e quest’anno distribuiranno oltre 17 miliardi di dividendi. È soprattutto per questo che, nonostante i riscatti dai fondi, da inizio anno Piazza Affari ha guadagnato il 10% mentre le altre Borse europee sono rimaste piatte. Nonostante la prospettiva della fine del Quantitative easing non sia favorevole per i titoli di Stato italiani non si è registrata finora alcuna tensione anomala.

«Agli attuali livelli di spread i BTp continuano a garantire un ritorno di investimento decente. Specie in un contesto di mercato caratterizzato da magri rendimenti sull’obbligazionario e alte valutazioni sul fronte azionario» segnala Nicola Mai, responsabile della ricerca sul credito sovrano in Europa del fondo Pimco. Insomma anche se nel lungo termine ci sono delle incognite per il momento l’Italia è un buon investimento e c’è addirittura chi, come Richard McGuire di Rabobank, vede con favore l’ipotesi di un ritorno anticipato alle urne «perché allungherebbe di qualche mese lo stallo sulla la formazione del nuovo governo favorendo il mantenimento dello status quo». Insomma anche col pilota automatico l’Italia marcia senza intoppi e tanto basta all’investitore mordi e fuggi.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti