codice della strada e norme europee

Rischio sospensione patente anche con le e-bike. Ecco perché

di Maurizio Caprino


Copenaghen a zero emissioni grazie a bici

2' di lettura

Per “dribblare” le sanzioni che toccano la patente, non basta più essere alla guida di una bici elettrica: in caso di infrazione o incidente, si deve andare a guardare anche la potenza della bicicletta. Infatti, sopra un certo limite scatta l’obbligo di patente e il guidatore può subire la sospensione o la revoca della sua licenza di guida (le sanzioni accessorie sulla patente si applicano solo a chi guida un mezzo che la richieda). Così, se l’interessato presenta un ricorso o finisce sotto processo, il giudice deve verificare che tipo di bici guidasse esattamente.

Corte di cassazione, sentenza 22 maggio 2019, n. 22228

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Se il giudice non lo fa, ogni sua decisione che riguardi la patente va annullata. Lo ha stabilito la Quarta sezione penale della Cassazione, con la sentenza 22228/2019, affrontando per la prima volta il delicato tema del regolamento europeo 168/2013. Come anticipato sul Sole 24 Ore il 4 dicembre 2018, questa norma ha creato un buco nell’ordinamento giuridico italiano.

Il Codice della strada, introducendo nel 2003 la categoria delle biciclette (velocipedi) a pedalata assistita, aveva posto alla potenza un limite più basso: 250 watt (oltre a una velocità massima di 25 km/h, oltre la quale il motore elettrico si deve disattivare del tutto, lasciando che la spinta venga dalle sole gambe del ciclista).

Dunque, oltre i 250 watt la bici elettrica veniva automaticamente considerata come un ciclomotore e quindi diventava guidabile solo con patente e da assicurare per la Rc auto. Ma ora il regolamento europeo 168/2013 prevede tali requisiti solo per la nuova categoria dei cicli a propulsione, che sono sì bici elettriche, ma hanno un motore che può legittimamente funzionare anche se il conducente non pedala e avere una potenza fino a 1.000 watt.

Né il Codice della strada né il regolamento europeo stabiliscono se nella fascia tra i 251 e i 1.000 watt occorrano patente e assicurazione. I corpi di polizia, che con il boom della mobilità elettrica low cost in città si stanno trovando sempre più spesso di fronte a questi mezzi, speravano in un chiarimento dalla Cassazione.

Ma il primo caso su cui la Corte ha deciso non è stato l’occasione giusta: la sentenza impugnata dal conducente (condannato anche alla revoca della patente perché guidava in stato di ebbrezza grave e aveva causato un incidente) ha genericamente affermato che il mezzo condotto dall’imputato era una «bicicletta a pedalata assistita».

Stando a questa definizione, che rispecchia quella contenuta nell’articolo 50 del Codice, si sarebbe forse anche potuto dedurre che la patente non fosse richiesta nel caso dell’imputato. Ma la Cassazione si è limitata a constatare che «la sentenza impugnata non conduce alcuna analisi su tipologia e caratteristiche del mezzo», per cui l’ha annullata nella parte relativa alla patente rinviandola al Tribunale perché decida alla luce di quale tipo di veicolo stesse effettivamente guidando l’imputato.

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