I danni delle frane

Rischio stop per Italiana Coke che rifornisce le fonderie

Crollati quattro piloni della funivia che porta carbone all’azienda di Cairo

di Raoul de Forcade


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I vagonetti che portano il carbone da Savona a Cairo Montenotte

3' di lettura

I problemi di viabilità della Liguria, uniti ai danni causati dal maltempo, rischiano di minare la continuità produttiva e colpire i livelli occupazionali del sistema di produzione di Italiana Coke, unica azienda italiana a rifornire di carbon coke le fonderie del Paese. Un settore, questo, che conta 1.038 aziende e 28mila occupati.

A lanciare l’allarme è Paolo Cervetti, ad di Italiana Coke, il gruppo che controlla anche il terminal Alti fondali del porto di Savona e Funivie spa, la società che trasporta il carbone, con vagoni movimentati via funivia, dalla banchina alla fabbrica, che si trova a Cairo Montenotte. «Siamo – spiega - un impianto di gestione rinfuse con un sistema di trasporto che tutela l’ambiente, occupiamo, tra dipendenti diretti (330, ndr) e indotto, circa 600 persone e siamo tra le prime 50 imprese della Liguria. Realizziamo un prodotto tecnologico che non brucia Co2 ma trasforma il carbone in blocchi di coke, indispensabili per fornire energia alla produzione di ghisa, in primis, e poi di lana di vetro e di zucchero». Cervetti guida un gruppo che funziona grazie al lavoro in simbiosi di tre società. Al terminal portuale arrivano navi rinfusiere cariche di carbone: oltre 600mila tonnellate l’anno che sono trasportate dalle banchine fino a Cairo col sistema di Funivie, cioè facendolo transitare prima su un nastro in un tunnel sottomarino e poi sui cavi ( per 17 chilometri) con vagonetti da una tonnellata di carico ciascuno. Le giornate di maltempo che hanno colpito la Liguria alla fine di novembre hanno provocato l’abbattimento di quattro dei 380 piloni che reggono i cavi della funivia. La catena di approvvigionamento della cokeria, che lavora a ciclo continuo e non si può fermare, pena il suo danneggiamento, si è dunque interrotta. A farla funzionare ci sono le scorte nei parchi di carbone, mentre il trasporto di carbone dal porto alla fabbrica sta avvenendo ora via camion.

«Allo stato attuale – dice Cervetti – l'impianto di Funivie è fermo. Dobbiamo metterlo in sicurezza, capire come si può riparare e con quali strumenti e tempi». Italiana Coke è appena uscita da un periodo di crisi ed è in concordato di continuità dal 2017. Nel 2019, dice Cervetto, «abbiamo migliorato gli indicatori economici e finanziari e raggiumto un piccolo utile».

Ora però la situazione è critica. «Oggi - afferma l’ad - Italiana Coke deve assicurarsi l’approvvigionamento del carbone, sennò si ferma. Per ridurre il problema abbiamo rallentatoil lavoro della cokeria e stiamo utilizzando camion per i trasporti. Le strade per arrivare a Cairo, però sono due: il colle di Cadibona e la A6. Quest’ultima è aperta solo su un carreggiata con due sensi di marcia, ma è gravata dall’ipotesi di chiusura temporanea ogni volta che ci sia allerta arancione o rossa. Cadibona, interessata da numerose frane, ora è stata riaperta ma è solo una provinciale e noi movimentiamo 65 camion al giorno». In ballo ci sono i posti di lavoro dei 100 dipendenti di Funivie, che appartengono al settore dei trasporti pubblici. «Ora – dice Cervetti – sono tutti in ferie. Ma una volta che queste saranno esaurite, poiché il fondo di solidarietà del comparto ha capienza limitata potremo usufruirne per un periodo molto breve. Abbiamo quindi chiesto alla Regione di attivare uno strumento di sostegno al reddito dei lavoratori. Sul fronte portuale, invece, il rischio è che i clienti, temendo che il carbone scaricato resti in banchina a Savona, mandino le navi in altri scali».

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