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Riscoprire Salerno tra antichità e architetture contemporanee

Dalla bellezza del Golfo per il quale Gabriele D'Annunzio usò l'aggettivo lunato alle opere realizzate da Zaha Hadid a Portoghesi e Chipperfield

di Luca Bergamin

Una delle ambientazioni luminose di Luci d'artista

3' di lettura

Quel golfo di Salerno per il quale Gabriele D'Annunzio usò l'aggettivo lunato gode di una luce vergine e pura in questi giorni di inizio anno. Sia di giorno quando il sole fa capolino tra gli archi normanni dell'acquedotto romano, cari anch'essi al Vate, per poi distendersi dopo lo sforzo sull'azzurro mare, sia di notte quando si ammanta di colori: la manifestazione Luci d'artista, in programma in questo periodo, illumina con le sue composizioni al led gli angoli più suggestivi della città campana.

I mosaici della Cattedrale di San Matteo

Nella Villa Comunale sono state collocate proprio le interpretazioni luminose a tema mitologico che rappresentano la Fenice, l'Unicorno e il cavallo alato Pegaso, in Piazza Flavio Gioia incanta l'Albero Fiorito, mentre in Piazza Gian Camillo Gloriosi si ammira l'installazione la Scarpa (lucidiartistasalerno.com). Nulla, comunque, può rivaleggiare in bellezza con il momento in cui sempre il sole bussa alla porta della Cattedrale di San Matteo, quella che sempre D'Annunzio definì “tutta bronzo e argento”, fusa a Costantinopoli nel 1099 e successivamente donata alla città dai coniugi Landolfo e Guisana Butrumile. Da lì si accede al quadriportico romanico di cui alcune colonne provengono dal sito di Paestum, mentre i sepolcri derivano da preesistenti sarcofagi romani. Invece il campanile sfoggia una forma arabo normanna che svetta in cielo con le sue bibliche simbologie. I mosaici, il coro, il pulpito sono davvero di pregevole fattura, anche se il vero capolavoro è la cripta ospitante le spoglie di San Matteo per la superba decorazione del soffitto, opera del pittore tardo-manierista Belisario Corenzio che ha raffigurato scene tratte dal Vangelo di San Matteo insieme a vicende tratte dalla storia cittadina locale.

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Al Castello di Arechi per una cena speciale

Per acchiappare la luce e le vedute migliori, comunque, bisogna salire su sino al Castello di Arechi, il principe longobardo che spostò la capitale del ducato da Benevento appunto a Salerno e rinsaldò la fortezza sulla cima del monte Bonadies, a trecento metri sopra il mare, al punto da renderla, in virtù del suo sistema di torri, praticamente inespugnabile: oltre a visitare il museo, adesso si può cenare nel ristorante ricavato all'interno dei saloni medioevali. Attraversare Via dei Mercanti è un po' come ripercorrere il passato della città, in particolare entrando al civico 74, si viene edotti sull'avventura scientifica senza eguali della Scuola Medica Salernitana: il museo virtuale allestito nell'ex chiesa longobarda di San Gregorio consente di carpire quale fu la grandezza di questo movimento sperimentale che attraverso lo studio e la conoscenza delle erbe, poco dopo il Mille, determinò il rinascimento scientifico dell'Occidente.

La vista con gli agrumeti della città dal Giardino della Minerva

Giardino della Minerva dove iniziò la medicina occidentale

Così come antesignano degli orti dei semplici fu quel Giardino della Minerva, creato agli inizi del 1300 dal maestro e medico Matteo Silvatico - si arriva percorrendo in salita la storica Via Porta Catena - in cui erano coltivate e piante da cui si ricavavano i principi attivi impiegati a scopo terapeutico: oggi rivive con le specie presenti al tempo della Scuola Medica, e descritte proprio nell’Opus Pandectarum Medicinae di Silvatico. Ecco arrivato il momento di una pausa golosa all'Antica Dolceria Pantaleone che sorse nel 1868 in quella che era la Cappella delle Anime del Purgatorio, sconsacrata da Gioacchino Murat all'inizio dell'Ottocento: da allora qui si viene per gustare prima con gli occhi e poi col gusto la scazzetta, una torta dalla glassa rossa alla fragola, il soffice cuore di pan di spagna e la crema arricchita dalle fragoline e dal fondo di rhum.

La Stazione marittima di Zaha Hadid

Le architetture contemporanee

Dalla Stazione di Zaha Hadid a Portoghesi e Chipperfield è un suggeguirsi di architetture contemporanee. Salerno è una città salpata da tempo verso l'arte contemporanea. La dimostrazione più provocante di questa sua vocazione è la Stazione Marittima firmata da Zaha Hadid sul molo Manfredi del porto come un'avveniristica prosecuzione del Lungomare Trieste: l'architetta la pensò come un'ostrica dal guscio compatto, quasi guerriero all'esterno, mentre più docili e sinuosi si sviluppano i suoi interni. A Paolo Portoghesi si deve, invece, quella chiesa della Sacra Famiglia che rappresenta il primo edificio di culto completamente in cemento armato dopo il Concilio Vaticano II: i cerchi concentrici sotto le navate sembrano sviluppare un vortice continuo.

La Cittadella della giustizia di David Chipperfield

David Chipperfield disegnò a sua volta la Cittadella Giudiziaria composta da costruzioni di diversa altezza, forma e colore alternando il verde, il rosso, l'ocra, e unendole poi con una serie di porticati e di cortili su di una piastra di pietra nera. Quando viene illuminata, trasporta in atmosfere e spazi nord americani. Lo spettacolo più incantevole rimane, comunque, quello del golfo amato da Gabriele D'Annunzio e della città vista dall'alto, magari da una stanza del Lloyd’s Baia Hotel che si trova proprio sulla punta della costa tra Salerno e Vietri sul Mare: lì, infatti, funziona ancora un'ascensore verticale che fa scendere sino alla spiaggia.

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