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Riscoprire il Teatro in un Eden di danze

Il progetto speciale messo al posto della trentaseiesima edizione di Bolzano Danza con i tre brevi “soli” originali dei coreografi Carolyn Carlson, Michele Di Stefano, Rachid Ouramdane

di Silvia Poletti

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Il progetto speciale messo al posto della trentaseiesima edizione di Bolzano Danza con i tre brevi “soli” originali dei coreografi Carolyn Carlson, Michele Di Stefano, Rachid Ouramdane


2' di lettura

All'apertura della porta, dopo un breve percorso tra anonimi corridoi, il tuffo al cuore è davvero profondo. Perduta la consuetudine della frequentazione abituale, quell'interminabile schiera di poltrone rosse della platea teatrale (nel caso la sala grande del Teatro Comunale di Bolzano) appare, nella sua immobile austerità, inviolata e sacra. A te, “primo spettatore” dopo la sospensione del tempo imposta dal lock-down, la possibilità di assaporare, come fosse la prima volta, l'emozione vibrante dell'oscurità che ti avvolge in un attimo, il fruscio metallico del sipario che si apre nel silenzio assoluto, l'apparizione di qualcuno che dal palcoscenico offrirà il suo sapere artistico.

Bolzano Danza

Basterebbero questi pochi minuti per affermare che Eden, il progetto speciale messo al posto della trentaseiesima edizione di Bolzano Danza - festival di punta per i cultori della materia- e appena concluso ha avuto la sua ragione d'essere, ben oltre l'ovvia necessità di rimediare alle coercizioni ministeriali con una ”programmazione” open air. Qui è prevalsa la volontà di ribadire, facendola riassaporare nei suoi valori primari, la filosofia del teatro sia come spazio (con le sue leggi architettoniche, dalla prospettiva al punto di vista che unisce spettatore ad artista) sia come azione di condivisione. Uno spazio che riappare vergine e ricco di promesse pronte a svelarsi a chi vi penetra con occhi tornati innocenti.

Il direttore artistico della manifestazione Emanuele Masi ha chiesto a tre coreografi di età, estrazione e cultura diversi (Carolyn Carlson, Michele Di Stefano, Rachid Ouramdane) tre brevi “soli” originali, ispirati sia dalle condizioni di cattività in cui ci siamo trovati, sia alla violenza derivata dalla privazione della vita scenica. Dieci minuti ciascuno, affidati a dieci interpreti in totale, per loop di cinque performances giornaliere per ogni autore -e un totale di 450 effettive alzate di sipario per altrettanti spettatori: di fatto, nei numeri, anche un piccolo ma autentico atto politico a sostegno degli artisti e di chi lavora dietro le quinte.

Emozioni diverse

Viste le differenze estetiche, linguistiche e poetiche dei tre autori, gli incontri con la loro danza (e i loro interpreti) hanno inevitabilmente suscitato emozioni diverse e ha poco senso entrare in dettagli critici, salvo nell'evidenziare la vibratile emotività del pezzo di Ouramdane, la lucente nitidezza compositiva di quello della Carlson, la deflagrante energia fisica del solo di Di Stefano.

Certo è che anche gli artisti apparivano disorientati e smarriti al termine della loro danza, quando ringraziavano quell'unico spettatore che cercava di far risuonare il più possibile il suo applauso. Ma questo senso di straniamento, e di riconquista di uno spazio che prima o poi si ripopolerà, lo si porta con sé a lungo, anche quando -sorpresa! - usciti dalla platea ci si ritrovava davvero in un piccolo giardino terrestre, tra palmizi e cinguettii. Il teatro forse può ripartire proprio da qui.

EDEN -Danza per uno spettatore – Bolzano Danza Teatro Comunale di Bolzano


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