ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa città che ospita il Festival dell’Economia

Riscoprire Trento, la città del Concilio e dei principi vescovi

Crocevia tra il mondo latino (cattolico) e quello tedesco (in buona parte protestante), fu scelta dal papa Paolo III per il Concilio quale «sito commodo, libero, e a tutte le Nazioni opportuno». Oggi può essere la degna cornice per discutere di economia non più globale e della nuova geopolitica Est-Ovest

di Piero Fornara

(saiko3p - stock.adobe.com)

6' di lettura

Un contesto urbano prezioso e ricco di storia accoglie a Trento il Festival dell'Economia, giunto quest'anno alla XVII edizione: palazzi, monumenti, chiese, musei raccontano il passato della città, divenuta famosa per il Concilio e governata per settecento anni dai principi vescovi. Per la posizione strategica tra Nord e Sud dell'Europa, già nell'XI secolo i vescovi di Trento e di Bressanone vennero investiti del potere temporale come “principi del Sacro Romano Impero”. Quando i re germanici scendevano a Roma per farsi incoronare dal Papa la via più seguita era attraverso il Brennero e quindi lungo le valli dell'Isarco e dell'Adige.

Il potere temporale dei vescovi di Trento e di Bressanone finirà con l'epoca napoleonica, ma nonostante il trascorrere dei secoli, è ancora visibile una linea di demarcazione, che univa le creste del Latemar e il bosco di Costalunga con la cima del Pesmeda, attraversando la Val di Fassa tra Moena e Soraga. Il confine fra i due antichi principati fu precisato e definito nel 1551, mentre in un successivo sopralluogo furono sistemati i cippi: oggi ne rimangono pochi, ma quei blocchi di pietra nei boschi che furono un tempo pascoli e alpeggi, scolpiti con l'aquila di Trento e l'agnello di Bressanone, su alcuni anche il crocifisso, rappresentano una suggestiva memoria storica.

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Trento fu scelta da papa Paolo III come sede del famoso Concilio (1545-1563) essendo una città rinascimentale, politicamente autonoma, ma anche imperiale, crocevia tra il mondo latino (cattolico) e quello tedesco (già in buona parte protestante). Nella bolla di convocazione il Papa definì Trento «sito commodo, libero, e a tutte le Nazioni opportuno»: merito soprattutto di Bernardo Cles, principe vescovo dal 1514 al 1539 (morì quindi pochi anni prima del Concilio), cultore delle arti e generoso mecenate, segretario particolare dell’imperatore Carlo V d’Asburgo e cancelliere del re Ferdinando I d’Asburgo.

Congregazione generale del Concilio di Trento in Santa Maria Maggiore (Museo diocesano tridentino)

Il cardinale Morone: da eretico a salvatore del Concilio

Citato spesso nei libri di storia come il Concilio della Controriforma, in opposizione alla Riforma di Lutero, l'assise conciliare era stata indetta da papa Paolo III con i seguenti obiettivi: condanna degli errori nel campo della fede e rientro dei luterani nell'unità della Chiesa, moralizzazione dei costumi a cominciare dagli abusi del clero, preparazione di una crociata contro i turchi. I lavori conciliari, con alterne vicende e più volte sospesi, si protrassero per ben diciotto anni.

Per la positiva conclusione del Concilio c'è un riconosciuto protagonista, il cardinale milanese Giovanni Morone: le sue doti diplomatiche lo posero fin da giovane ai vertici della Curia romana, ma la sua disponibilità al dialogo e al confronto con i luterani lo rese sospetto ai conservatori, fino a subire dall'Inquisizione un processo per eresia, che culminò nell'arresto e nella prigionia in Castel Sant'Angelo per volontà di Paolo IV (al secolo Gian Pietro Carafa). Solo con la morte di questi, ma dopo più di due anni di carcere, il cardinale Morone (con l'appoggio del re di Spagna Filippo II) poté recuperare la sua libertà. Il prestigio di cui ancora godeva indusse il nuovo papa Pio IV ad affidargli la missione della chiusura del Concilio.

Il 4 dicembre 1563, nella cattedrale di San Vigilio a Trento, si approvarono gli ultimi decreti, il cardinale Morone intonò il Te Deum e congedò i padri conciliari e i procuratori dei prelati legittimamente assenti (225 persone) con il saluto «Ite in pace». Papa Pio IV nel gennaio 1564 approvò i decreti con la bolla «Benedictus Deus» senza eccezioni o modifiche. E nell'arco di ben quattro secoli, dal Concilio tridentino al Vaticano II - voluto da papa Giovanni XXIII e aperto nell'ottobre 1962 – ci fu solo il Vaticano I, sospeso nel 1870 con la presa di Roma e la fine dello Stato Pontificio.

Con il senno di poi, ovviamente, non si può cambiare la storia, ma c'è chi ritiene che se il cardinale Morone avesse portato in capo la tiara, forse sarebbe perfino riuscito far rientrare la protesta luterana. La sua candidatura al papato fu in effetti sostenuta – senza successo - nei due conclavi del 1555 dall'imperatore Carlo V, come si legge nell'ampia e documentata biografia che Massimo Firpo (collaboratore autorevole del Sole 24 Ore Domenica) e Germano Maifreda hanno dedicato qualche anno fa al Morone (L'eretico che salvò la Chiesa, Einaudi editore).

Nella scenografica piazza Duomo, da sempre teatro della vita civile e religiosa di Trento, il Museo diocesano tridentino ospita opere che vanno dall'XI al XX secolo. Una sezione è interamente dedicata al Concilio. Da non perdere anche la sala che ospita il ciclo di arazzi fiamminghi, realizzati a Bruxelles tra il 1511 e il 1528, con le Storie della Passione di Cristo. In cantiere per il pubblico quest'anno c'è poi una singolare iniziativa: la rievocazione di un banchetto del Concilio, con pietanze cucinate secondo ricette dell'epoca.

Principe vescovo Bernardo Cles (Castello del Buonconsiglio, ufficio stampa)

Bernardo Cles e il Rinascimento nelle Alpi

Monumento simbolo della città e residenza dei principi vescovi è il castello del Buonconsiglio. Il nucleo più antico è il Castelvecchio, eretto a partire dal XIII secolo intorno alla massiccia torre d'Augusto; nel corso del tempo l'edificio è stato trasformato in elegante residenza signorile. Di particolare rilievo sono gli affreschi del “ciclo dei mesi” nella torre dell'Aquila, uno dei più significativi esempi di pittura cavalleresca di stile gotico internazionale, commissionato dal principe-vescovo Giorgio di Liechtenstein al suo pittore di corte, probabilmente boemo, agli inizi del XV secolo.

Il paesaggio cambia con il susseguirsi delle stagioni: dalla neve di gennaio ai fiori primaverili, dall'abbondanza delle messi in estate ai grappoli d'uva dell'autunno, ai primi freddi dell'inverno che ritorna. Ci sono i giuochi e i passatempi degli aristocratici e delle dame e i lavori dei contadini, che in terra trentina comprendono la fienagione e il taglio dei boschi. Del secolo successivo è invece il Magno Palazzo, fatto erigere tra il 1528 e il 1536 dal principe vescovo Bernardo Cles, con l'ampia loggia affacciata sul cortile dei Leoni, affrescata da Girolamo Romanino: i medaglioni raffigurano i regnanti della casa asburgica.

Gennaio, affresco del “ciclo dei mesi” nella Torre Aquila (Castello del Buonconsiglio, ufficio stampa).

Durante la Grande guerra il castello del Buonconsiglio fu anche carcere e luogo di morte degli irredentisti italiani Damiano Chiesa, Cesare Battisti e Fabio Filzi, condannati e giustiziati nel 1916 (il 19 maggio il primo, il 12 luglio gli altri due). Da allora è passato più un secolo ed è un lontano ricordo il conflitto contro l'Austria per liberare Trento e Trieste dal dominio asburgico (mentre a Vienna l’attacco italiano fu visto come il tradimento di un inaffidabile alleato). La XVII edizione del Festival dell'Economia, che per la prima volta si svolge con uno scenario di guerra in Europa dopo l'invasione russa dell'Ucraina, può essere degna cornice per discutere della globalizzazione spezzata e della nuova geopolitica Est-Ovest.

L’antica «Tridentum» e il Muse di Renzo Piano

Ancora qualche notizia su Trento: a Cesare Battisti è dedicata la piazza adiacente al restaurato Teatro Sociale. L’ambiente ha un fascino particolare, a volte difficilmente riscontrato dagli stessi trentini, per le sue mutazioni urbanistiche e architettoniche recenti e meno recenti. Un tempo, al posto della piazza, l’antico quartiere del “Sas” ospitava le botteghe artigiane di falegnami, conciapelli e fabbri: l’acqua delle rogge usata da questi ultimi per i loro magli, confluiva poi nell’allora vicinissimo fiume Adige (che scorreva - fino alla seconda metà dell’Ottocento - nell’attuale via Torre Vanga e Torre Verde, fra i giardini di piazza Dante e la via Lunga, ora via Manci). Il corso dell’Adige venne spostato dal Governo austriaco per far posto alla linea ferroviaria e per le frequenti esondazioni.

Piazza Cesare Battisti conserva, sotto la pavimentazione, anche le tracce della civitas romana (l’antica Tridentum), uno spazio archeologico adesso visitabile e che ospita anche incontri pubblici e iniziative culturali. Le opportunità di conoscere da vicino la storia della città, frequentando i luoghi del Festival, non mancano: ricordiamo ancora palazzo Geremia, sede comunale, che ospita l’ufficio del Sindaco e la sala della Giunta (sulla facciata scene della visita a Trento dell’imperatore Massimiliano I, a fine ‘400); la Sala Depero, dove si riunisce il consiglio della Provincia autonoma di Trento, decorata dal pittore futurista Fortunato Depero.

In riva all'Adige c'è il nuovo quartiere delle Albere, disegnato da Renzo Piano, dove si trova il Muse, il Museo delle Scienze (inaugurato nel luglio 2013), che si caratterizza per la struttura architettonica di vetro e acciaio e propone un percorso espositivo metafora delle Alpi e della vita sul nostro pianeta. Dal centro cittadino si può raggiungere il Muse anche a piedi con il sottopasso pedonale da via Madruzzo. E qui chiudiamo il cerchio della nostra storia con un altro nome illustre per Trento: quando si concluse il Concilio, il Principato era nelle mani del cardinale Cristoforo Madruzzo, capostipite di una serie di illustri vescovi della stessa famiglia, che governarono per oltre un secolo (al casato dei Madruzzo si deve, fra l’altro, la costruzione del signorile Palazzo delle Albere).

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