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Risiko delle borse: in tre per rilevare Mts, in pole la cordata Cdp-Euronext

Il London Stock Exchange vuole vendere Piazza Affari. Fari puntati sulla piattaforma di scambio all’ingrosso dei titoli di Stato Mts

di Antonella Olivieri

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3' di lettura

Tre offerte per Mts, di cui una in pole position perchè ha l’appoggio del Tesoro. Per la quota pari a circa il 63% che oggi fa capo a Borsa italiana si sarebbero fatte avanti Euronext con Cdp, Deutsche Börse e, a sorpresa, anche Six, la Borsa di Zurigo che è già in pista per comprarsi la Borsa di Madrid. Il London Stock Exchange che detiene il 100% di Borsa italiana non ha voluto commentare, né confermare di avere ricevuto le tre offerte, comunque non vincolanti. Strana procedura perché tra meno di un mese - entro l’11 settembre - si sonderà l’interesse per l’intero gruppo Borsa italiana, che oltre alla partecipazione di controllo del mercato all’ingrosso dei titoli di Stato, comprende l’intera filiera della negoziazione di strumenti finanziari con Cassa di compensazione e garanzia e Montetitoli.

Euronext in prima fila

In prima fila, anche per il blocco, c’è ancora Euronext, la «federazione» delle Borse di Parigi, Amsterdam, Bruxelles, Lisbona, Oslo e Dublino, sempre con Cdp che potrebbe però, secondo alcune ipotesi, entrare in partita a transazione conclusa per riequilibrare l’azionariato del mercato italiano.

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Visto che lo scenario sembra proprio essere quello di una cessione in blocco degli asset italiani da parte dell’Lseg, non si capisce il motivo di questo percorso a tappe che inizialmente riguarda appunto il solo Mts. Mts gestisce le negoziazioni all’ingrosso, con le banche «specialiste», su 17 debiti sovrani, di cui il più rilevante è quello italiano. Il mercato, che ha ricavi annui dell’ordine di una settantina di milioni con una ventina di milioni di utili, è sottoposto alla vigilanza di tre autorità italiane: Tesoro, Banca d’Italia e Consob. Benché abbia un indiscusso valore strategico per un Paese indebitato come l’Italia, ha un valore economico relativo se confrontato a quello del gruppo a cui fa capo. Le stime per l’intero Mts si aggirano infatti tra i 500 e i 600 milioni (Bofa Merrill Lynch sta sulla parte alta del range), mentre l’intero gruppo Borsa italiana è valutato dai 3 ai 4 miliardi.

Alla Borsa di Londra fa gioco vendere in blocco

Alla Borsa di Londra - impegnata a mandare in porto la fusione con Refinitiv - farebbe gioco vendere in blocco, se volesse farsi aiutare a finanziare l’impegnativa operazione da 27 miliardi di dollari con l’ex unità dati di Thomson Reuters. In questa direzione sembravano andare anche le dichiarazioni del ceo dell’Lseg David Schwimmer, anche perché - a questo punto - si sgombrerebbe del tutto il campo da problemi antitrust con le autorità europee, visto che di attività nella Ue l’Lseg non ne avrebbe più, avvicinandosi invece all’altra sponda dell’Atlantico, dove ha già ottenuto il benestare alla fusione.

Lseg, dunque, non ha comunicato alcunché in relazione alle offerte ricevute per Mts, sebbene la partecipazione sulla quale si è raccolto l’interesse faccia capo a una società italiana vigilata dalle autorità italiane e sebbene lo stesso listino della City sia quotato. Euronext e Cdp avrebbero presentato un’offerta congiunta, sostanzialmente «paritetica». Voci che non è stato possibile verificare ipotizzano che in realtà il partner industriale - cioè la società-mercato oggi centrata su Parigi - abbia concorso per il 51%, in linea con quello che potrebbe risultare in conclusione l’azionariato di Borsa italiana.

L’interesse di Francoforte e Zurigo

In questo scenario Francoforte e Zurigo si sarebbero affacciate al tavolo con un implicito interesse per tutto il blocco, in particolare per il mercato azionario. Tra l’altro nel caso di Deutsche Börse, che gestisce un mercato del reddito fisso (Eurex bond), qualche problema di sovrapposizione con Mts - e di conseguenza di antitrust - si porrebbe.

Per approfondire

Cosa cambierà dopo Brexit per Borsa Italiana

Leggi l’inchiesta

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    Antonella Olivieriinviato

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco, olandese (familiare), comprensione di testi scritti in francese, spagnolo e portoghese

    Argomenti: finanza corporate, M&A

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