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Risparmiatori truffati, c’è il decreto rimborsi. Ecco il testo

di Gianni Trovati


Passa linea Tria su rimborsi ma flat tax nel Def

3' di lettura

Si muove la macchina attuativa del fondo risparmiatori. Ieri è arrivata la firma del ministro dell’Economia Tria al primo decreto attuativo del meccanismo degli indennizzi. Ad annunciarlo è stato il sottosegretario all'Economia Alessio Villarosa (M5S). Il provvedimento - che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare - serve a regolare il doppio binario, che apre all’indennizzo automatico per i risparmiatori che hanno dichiarato nel 2018 un reddito Irpef fino a 35mila euro o hanno un patrimonio mobiliare fino a 100mila.

IL DOCUMENTO / Il testo del decreto

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Ma per il via libera effettivo alle richieste di rimborso c’è da aspettare ancora. Le modalità di presentazione delle istanze saranno definite dalla commissione tecnica di nove membri, che sarà nominata nei prossimi giorni dal Mef; e dovrà essere la Consap, entro 20 giorni dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale, ad aprire il portale telematico attraverso cui fare richiesta. Ma «i pagamenti saranno celeri», assicura Villarosa.

Nei suoi passaggi sostanziali, il meccanismo attuativo del fondo da 1,5 miliardi stanziati con l’ultima legge di bilancio definisce le «violazioni massive» che in base alle normative europee danno diritto al rimborso. Si tratta delle violazioni degli obblighi di informazione, diligenza, correttezza e buona fede che il Testo unico della finanza impone nella vendita di titoli. Tra le violazioni, specifica Villarosa testo alla mano, «ci saranno anche la vendita o il collocamento di azioni o altri titoli senza l’osservanza dei presidi informativi o valutativi idonei ad assicurare la consapevolezza e l’adeguatezza dell’acquirente al profilo di rischio». Tra i casi che danno diritto al rimborso ci sono anche le operazioni baciate, in cui ai risparmiatori è stato di fatto imposto di comprare azioni o bond subordinati della banca per ottenere un finanziamento.

Nel caso dei risparmiatori «sotto soglia», a patto che siano persone fisiche, imprenditori individuali (anche imprenditori agricoli e coltivatori diretti) oppure Onlus, il requisito della violazione massiva è «automatico» perché si presuppone che la vendita dei titoli non abbia rispettato i profili di rischio dell’investitore. Il decreto crescita, con un ultimo correttivo approvato direttamente in consiglio dei ministri, ha previsto la possibilità di alzare da 100mila a 200mila euro il tetto di patrimonio mobiliare, ma solo se l’Antitrust europeo darà il via libera. Difficile per ora ipotizzare l’esito del nuovo confronto, ma intanto il meccanismo può partire. Per chi supera le soglie, e in tutti i casi per le microimprese ammesse ai rimborsi, l’esame delle violazioni sarà condotto dalla commissione dei nove. Fra loro ci saranno anche ex Avvocati dello Stato ed ex arbitri bancari e finanziari.

I rimborsi saranno parametrati al costo d’acquisto: il meccanismo prevede un ristoro del 30% nel caso delle azioni, e del 95% quando si tratta di obbligazioni subordinate. In entrambi i casi, il tetto è fissato a 100mila euro per ogni indennizzato, a cui vanno detratti gli eventuali indennizzi già ricevuti in passato a forfait o tramite giudizio o arbitrato. Nel caso delle obbligazioni, andrà detratta l’eventuale differenza positiva far il rendimento del bond e quello di un Btp della stessa durata.

I correttivi del decreto crescita hanno anche precisato i confini della platea, per evitare il fiorire di un «mercato dei diritti» all’indennizzo. Oltre al risparmiatore e agli eredi potranno chiedere il rimborso i famigliari, i conviventi o i parenti entro il secondo grado a cui sono stati ceduti i titoli.

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