taglio delle tasse

Abolizione bollo auto, la proposta di Di Maio non funziona

di Dino Pesole


Bollo auto, le Regioni possono introdurre esenzioni fiscali

2' di lettura

Eliminare o ridurre il bollo auto si può, ma occorre individuare coperture certe. L’annuncio a “Uno mattina” del vice premier e ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio (utilizzare i risparmi indotti dal calo dello spread per abolire questa «tassa odiosa») va contestualizzato.

Intanto di quale cifra stiamo parlando? Il bollo auto assicura alle casse delle Regioni attorno ai 6,5 miliardi. Quindi qualora si decidesse di abolirlo occorrerebbe individuare nuove fonti di entrata a beneficio delle stesse Regioni di pari importo. Trattandosi di una tassa regionale, il mancato gettito dovrebbe comportare un pari trasferimento di risorse da parte dello Stato. Qualora la scelta cadesse su una abolizione parziale o ridotta l’eventuale compensazione dovrebbe essere garantita per lo stesso importo.

I risparmi da spread non utilizzabili come copertura
Dal punto di vista delle possibili coperture, difficile ipotizzare che il mancato gettito provocato dall’abolizione o riduzione del bollo auto possa essere finanziata tout court dal calo dello spread. La riduzione del differenziale tra i bund italiani e tedeschi è un’ottima notizia per i conti pubblici. Quota 190 punti base rispetto ai 300 dello scorso novembre e i 280 punti delle settimane che hanno preceduto la decisione della Commissione europea di non aprire la procedura d’infrazione è un livello ancora alto ma decisamente meno preoccupante.

Il calo dello spread si ripercuote sulla curva dei tassi, ma con un timing strettamente connesso al calendario delle emissioni e ai livelli di spesa ipotizzati nei documenti di Bilancio. In sostanza non è agevole determinare ex ante su quali risparmi di spesa sul versante degli interessi si può effettivamente contare. Un’approssimazione molto vicina al risultato finale la si può avere in settembre con la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Quindi quanto meno occorre attendere la prossima legge di Bilancio con alcuni problemi da chiarire.

Coprire un mancato gettito a carattere permanente con i risparmi attesi dal calo dello spread (per sua natura sottoposti a volatilità in base all’andamento dei mercati e al grado di fiducia del paese) rischia di essere operazione ad alto rischio, ammesso che sia possibile attuarla alla luce delle attuali norme di contabilità pubblica.

Il calo dello spread va usato a beneficio del deficit
Diverso è il ragionamento se si sposta l’attenzione sul miglioramento complessivo dei conti pubblici indotto dai risparmi sul versante di misure di spesa corrente quali il reddito di cittadinanza e quota 100 nonché dall’aumento delle entrate grazie al buon andamento della fatturazione elettronica.

Il calo dello spread, quando sarà possibile quantificarne con esattezza gli effetti, dovrebbe se mai essere utilizzato a beneficio del deficit. Meno spesa per interessi (magna pars del nostro disavanzo), meno deficit . Un atout importante da offrire al giudizio dei mercati, delle agenzie di rating e della nuova Commissione europea che da novembre sarà chiamata a esprimersi sul rispetto degli impegni assunti dal Governo agli inizi di luglio sul fronte della riduzione del debito e del deficit strutturale.

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