Revisionismo letterario

Risparmiateci la favola del nazista buono

di Elisabetta Fiorito (Radio24)

Festa del Cinema di Roma. 1938: quando scoprimmo di non essere più italiani


2' di lettura

C'è una cosa che comincia a dare fastidio, soprattutto oggi, il 16 ottobre, il giorno della deportazione del ghetto di Roma. È l'iterazione del revisionismo letterario che purtroppo nasce da un errore pagato con la vita, quello di Irene Nemirovsky con il suo capolavoro “Suite Francese”. Durante l'occupazione della Francia, la grande scrittrice è nascosta in provincia, a Issy-l'Eveque e, nell'albergo des Voyageurs, vive sotto lo stesso tetto dei soldati della Wehrmacht, ragazzi lontani da casa che devono partire per il fronte russo. La fantasia di Irene spazia oltre l'angusta provincia francese, immagina l'eroina del suo romanzo, Lucile, sposata ad un uomo che non ha mai amato, ora disperso, che incontra Bruno, ufficiale tedesco di cui si innamora. La realtà è diversa, Irene, che scrive il suo romanzo in calligrafia minutissima per carenza di carta in minuscoli foglietti, non verrà risparmiata dai nazisti, perché, malgrado la conversione al cattolicesimo nel 1939, è nata ebrea e per i carnefici poco importa. Viene internata ad Auschwitz il 17 luglio 1942 dove muore esattamente un mese dopo di tifo.

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Irene Nemirovksy paga con la vita il suo errore letterario. Ma sempre alla ricerca di spunti “originali” l'errore persegue. Arrivano le “Benevole” nel 2006 dove l'ufficiale nazista delle “SS” si è arruolato a forza dopo essere stato sorpreso al parco in un incontro omosessuale, poi esce nel 2016 “L'amore oltre la guerra”, film sul Kaiser Guglielmo II, basato sul romanzo “L'ultimo bacio del Kaiser” dove l'ufficiale nazista si innamora della domestica ebrea che salva all'ultimo momento.

Siamo nel 2018, il premio Campiello viene assegnato a “Le assaggiatrici”. Anche qui la protagonista, berlinese e “ariana”, ma critica nei confronti del regime, in attesa del marito disperso sul fronte russo e relegata in campagna, viene scelta per assaggiare i cibi del Fuehrer, una storia in parte vera che l'autrice Rosella Pastorino romanza mettendoci un flirt con l'ennesimo ufficiale nazista “SS” che non potrà salvare “con rammarico” un'infiltrata ebrea nel gruppo delle assaggiatrici, anche se lui ha preferito ritirarsi dallo sterminio con un mancato avanzamento di carriera, si fa per dire visto che è l'ufficiale che controlla il cibo di Hitler. A questo punto sono necessarie delle precisazioni: le SS erano un corpo volontario, anche quelle che il 16 ottobre 1943 rastrellarono il ghetto di Roma e deportarono più di mille persone spendendole ad Auschwitz nelle camere a gas. Tornarono in 16, 15 uomini e una donna. Non esiste una SS che non sia colpevole. E per favore non chiamiamoli campi di concentramento, erano campi di sterminio. Grazie

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