decreto crescita

Risparmiatori, rimborsi a doppio binario

di M. Mobili e G. Trovati


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(Ansa)

3' di lettura

Due binari, ma entrambi «diretti». Si gioca sul filo delle parole la soluzione al lungo stallo sul fondo risparmiatori che sarà portata dal secondo passaggio del decreto crescita in consiglio dei ministri atteso martedì 23 al via libera finale. Una soluzione che nonostante i tentativi ripetuti di superare le obiezioni delle due associazioni contrarie non riesce a trovare il via libera corale chiesta soprattutto dal vicepremier Di Maio. Ma la strada è segnata, hanno ribadito i tecnici di Palazzo Chigi, blindata da un accordo con la commissione Ue che permette di far partire i rimborsi senza rischi successivi. Anche perché è stato lo stesso premier Conte a sobbarcarsi il ruolo della mediazione finale; e ora non può tollerare altri stop. «Il Governo è al lavoro per chiudere rapidamente questa partita in maniera ampiamente condivisa», ribadisce Palazzo Chigi in una nota nella quale la condivisione ampia sostituisce l’unanimità che si sperava prima.

Le norme pronte, di cui Il Sole 24 Ore è entrato in possesso, disegnano nei dettagli modalità e caratteristiche del doppio binario. Doppio binario, ed è un’altra novità dei correttivi, che porterà a rimborsare la quota (30% per le azioni e 95% per le obbligazioni) del costo d’acquisto «inclusi gli oneri fiscali», risolvendo in questo modo il problema di chi ha pagato l’affrancamento. Il primo binario è quello riservato alle persone fisiche e agli imprenditori individuali (anche agricoli) che dichiarano per il 2018 un reddito Irpef fino a 35mila euro , oppure non arriva a 100mila euro di patrimonio mobiliare (depositi e titoli) in un calcolo che esclude le azioni e le obbligazioni azzerate dai crack bancari.

Per questi risparmiatori, il passaggio dalla commissione tecnica di nove membri che gestirà le pratiche sarà più veloce. I commissari dovranno solo verificare la presenza dei requisiti che danno diritto all’indennizzo automatico: quelli soggettivi, vale a dire il fatto di essere persone fisiche o imprenditori individuali, e quelli oggettivi, cioè il reddito e il patrimonio. Superato questo esame, arriverà il via libera.

Più articolata la strada del secondo binario, che in base ai calcoli del ministero dell’Economia (contestati dalle due associazioni del «no») riguarderebbe circa 20mila risparmiatori su 200mila. Nel loro caso, i criteri concordati con l’Antitrust europeo non permettono di presupporre in automatico il diritto all’indennizzo per «motivi sociali» perché il reddito o il patrimonio investito disegnano un profilo di risparmiatore più “robusto”. A loro la commissione riserverà un giudizio di merito che, come spiegano i correttivi alla manovra pronti per l’approvazione, dovrà concentrarsi su una doppia verifica. Non solo il fatto che le banche abbiano messo in atto «violazioni massive» degli obblighi di trasparenza e correttezza imposti dalle regole bancarie europee (Mifid) e italiane (Tuf) nella vendita dei titoli; ma anche il «nesso di causalità» fra queste violazioni e «il danno subito». Messa così, è la fotografia della vendita fraudolenta (misselling) che le norme Ue pongono come pre-condizione al rimborso degli azionisti con fondi pubblici. Ma sarà compito del decreto attuativo appianare anche questa seconda strada: nel provvedimento saranno «tipizzate» le «violazioni massive» e «gli elementi oggettivi e/o soggettivi in presenza dei quali l’indennizzo può essere direttamente erogato». In pratica, le tipologie nel decreto indicheranno i soggetti, per esempio per carichi famigliari, o le situazioni, come quelle delle banche accusate di violazioni o falso in prospetto, in cui il diritto all’indennizzo scatta sicuramente. E la commissione dovrà verificare che il risparmiatore risponda a questi profili. Le tipologie non saranno comunque «vincolanti», nel senso che dopo l’esame di merito il rimborso potrebbe arrivare anche a chi non rientra nella casistica pre-definita per decreto.

Le norme in arrivo con il decreto crescita correggono anche le regole sulla commissione, prevedendo per i suoi componenti anche il requisito dell’«indipendenza» oltre a quelli di «competenza, onorabilità e probità» già previsti dalla legge di bilancio e dandole gli strumenti per partire (1,2 milioni all’anno per i compensi e l’affidamento alla Consap dei servizi di supporto). Con la norma approvata, dovrebbe partire a stretto giro il decreto attuativo che definisce modalità e tempi per la presentazione delle istanze. Sempre con decreto sarà fissata la data di apertura della finestra di 180 giorni per presentare le domande tramite portale telematico.

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