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Visco: nelle famiglie italiane conoscenze finanziarie inadeguate

Il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, nel corso di una lectio magistralis per l'apertura dell'anno accademico dell'ateneo di Cagliari, ha spiegato che l’intero edificio finanziario si poggia sulla fiducia dei risparmiatori e non può quindi prescindere dall’etica dei comportamenti

di Rossella Bocciarelli


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(ANSA)

3' di lettura

Tanti anni fa, nel 1991, il premio Nobel per l'economia Amartya Sen si chiedeva a proposito della finanza: «Come è possibile che un'attività tanto utile sia giudicata così dubbia sotto il profilo etico?». È questo un interrogativo che si debbono porre in primis gli operatori del settore, ha affermato il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, nel corso di una lectio magistralis per l'apertura dell'anno accademico dell'ateneo di Cagliari. E ha spiegato che lo scetticismo del pubblico mina alla radice stessa l’attività del sistema finanziario e può potenzialmente comprometterne l’efficacia, dato che l’intero edificio finanziario si poggia sulla fiducia dei risparmiatori e non può quindi prescindere dall’etica dei comportamenti.

La necessità di regole cogenti
Serve dunque una condotta moralmente corretta nei comportamenti da parte di chi fa parte del mondo della finanza; e servono le regole, che oggi dovrebbero essere estese e rese più cogenti verso l'intermediazione finanziaria non bancaria, in molti casi assai poco vigilata nel mondo. Ma serve anche la bussola della conoscenza, uno strumento essenziale per proteggersi dal rischio di raggiri, ma un mezzo del quale, finora, i risparmiatori italiani si servono assai poco.

Conoscenze finanziarie inadeguate
Come mostrano i dati dell'ultimo rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, il 21% degli italiani non conosce nessuna delle nozioni di base (inflazione, relazione rischio/rendimento, diversificazione, caratteristiche dei mutui, interesse composto) e delle nozioni avanzate riferite ai titoli obbligazionari; solo il 12% mostra padronanza dei concetti presentati; appena il 2% definisce correttamente tutte le nozioni. Non basta: oltre il 30% del campione intervistato dalla Consob «non conosce nessuno tra i seguenti prodotti: conto corrente, azioni, obbligazioni, fondi comuni, Bitcoin».

Il confronto internazionale
Se poi si vuole fare un confronto con altri paesi, basta ricordare che, secondo l'indagine condotta dalla Banca d'Italia nel 2017, sulla base della metodologia definita dall'OCSE, il punteggio medio complessivo degli italiani è di 3,5 (su un massimo di 7), contro una media di 4,3 per i paesi del G20. E' un livello modesto, che non si riesce a spiegare solo con il minore grado di istruzione o con altre caratteristiche socio-demografiche sfavorevoli.

Il ruolo fondamentale della finanza
Un bagaglio maggiore di conoscenze economiche sarebbe invece essenziale proprio per non privarsi dei tanti vantaggi che la finanza offre alle persone, oltre che ai sistemi economici. Agli studenti di Cagliari, Visco ha spiegato che la finanza svolge un ruolo fondamentale per l'attività economica, perché permette di spostare risorse finanziarie nel tempo e nello spazio. E questo consente a chi ha un eccesso di risparmio (tipicamente le famiglie) di investirlo con profitto beneficiando al contempo chi necessita di liquidità (come le imprese e lo Stato); facilita la diversificazione dei rischi; soprattutto, costituisce un fattore importante per lo sviluppo economico. Nella storia, poi, non mancano gli esempi di “buone” innovazioni finanziarie: le “lettere di cambio” sono state introdotte dai mercanti italiani nel Medioevo per permettere il movimento di capitali da una piazza all'altra evitando il trasporto delle monete, solo per citare un esempio made in Italy.

Bassa propensione assicurativa
L’arretratezza culturale, invece, può produrre effetti negativi: alcuni dati dell'Ania mostrano che la propensione italiani a proteggersi dai rischi assicurandosi è assai bassa. Se si esclude il settore dell'auto per il quale l'assicurazione è obbligatoria, l'incidenza dei premi assicurativi arriva appena all'uno per cento del Pil contro una media europea del 2,6 per cento. La cosa più rara da noi, è poi la copertura dai rischi catastrofali: un fatto davvero singolare, per un paese costretto ogni anno ad affrontare alluvioni e terremoti.

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